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Il Professore Giuseppe Parlato, Presidente della Fondazione Spirito De Felice e massimo storico della destra italiana, visita l'archivio della nostra Fondazione per studiare le carte dei fratelli Tatarella. ... See MoreSee Less

6 hours ago

🎥 Evento in diretta

“La Destre nell’Italia del secondo dopoguerra. Dal qualunquismo ad Alleanza nazionale”
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10 hours ago

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Volume

Il video è al contrario 🤔

Grande risalto sul Corriere del Mezzogiorno alla nostra iniziativa di oggi con una bella ed interessante intervista al Professore Giuseppe Parlato, storico e massimo studioso della storia della destra. ... See MoreSee Less

15 hours ago
Grande risalto sul Corriere del Mezzogiorno alla nostra iniziativa di oggi con una bella ed interessante intervista al Professore Giuseppe Parlato, storico e massimo studioso della storia della destra.

“Se la Destra coniuga qualità e quantità, ragione e consenso si costruisce la coalizione ariosa che vince”.
Il 17settembre di 86 anni fa a Cerignola nasceva Pinuccio Tatarella
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19 hours ago
“Se la Destra coniuga qualità e quantità, ragione e consenso si costruisce la coalizione ariosa che vince”. 
Il 17settembre di 86 anni fa a Cerignola nasceva Pinuccio Tatarella

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Oggi 17 settembre.. 100 anni di mio zio Michele. Grandi cose.. AUGURI BELLI Meraviglia di BELLEZZA. AFFETTO Stima. Saluti Pasquale Piemontese mattinata

Grandissimo uomo Pinuccio! Quandi bei ricordi 🙏🙏🙏

Grande Pinuccio Tatarella.

Grande PINUCCIO TATARELLA.

Ma che peccato 😕

🙏🌹

GRANDEEEEE persona

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Un bellissimo regalo inaspettato.
Grazie ad Angelo Lucarella per la donazione dei suoi ultimi libri che impreziosiscono la biblioteca della Fondazione Tatarella.

La Cultura è in movimento 🇮🇹
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2 days ago

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Grazie a voi. Onorato.

#PROSSIMOEVENTO

“La Destre nell’Italia del secondo dopoguerra. Dal qualunquismo ad Alleanza nazionale”
In Fondazione Tatarella il libro degli storici Parlato ed Ungari

“Le destre nell’Italia del secondo dopoguerra. Dal qualunquismo ad Alleanza nazionale” è il Convegno promosso dalla Fondazione Tatarella per venerdì 17 settembre 2021 alle ore 17.00, presso la biblioteca della Fondazione (Bari, Via Piccinni n.97).
realizzato grazie al contributo concesso dalla Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali del Ministero della cultura.
Nell’occasione sarà presentato il libro degli storici #GiuseppeParlato (Presidente della Fondazione Spirito De Felice) e #AndreaUngari (professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Lettere dell’Università Guglielmo Marconi). Con gli autori, moderati dal giornalista #MicheleDeFeudis, dialogheranno #FabrizioTatarella, Vice Presidente della Fondazione Tatarella e #MarcoOsnato, deputato di Fratelli d’Italia.

Il volume affronta analiticamente, nell’arco cronologico che va dal 1944 al 1994, le vicende di quei partiti, movimenti, politici e intellettuali che animarono l’azione politica della composita destra italiana. Partendo dall’esperienza dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini, gli autori, da sempre impegnati nell’analisi della destra politica italiana del secondo dopoguerra, hanno ripercorso l’attività del Movimento Sociale Italiano e del Partito Nazionale Monarchico, ricostruendone i tentativi di realizzare una Grande Destra nel corso degli anni Cinquanta. Non è mancata, poi, la riflessione sulle testate giornalistiche che animarono il dibattito in campo conservatore, il «Candido» di Giovanni Guareschi e «Il Borghese» di Mario Tedeschi, evidenziandone l’atteggiamento nei confronti della questione di Trieste e nella valutazione della stagione del centro-sinistra e del compromesso storico. Il volume si conclude con l’analisi del percorso che condusse il Msi a trasformarsi in Alleanza Nazionale e con una riflessione sul rapporto tra destra e neofascismo che costituisce uno degli elementi più caratterizzanti dell’esperienza della destra italiana nella Prima Repubblica.

L’ingresso è libero. Posti limitati ed accesso solo con Green pass.

• Breve biografia

Giuseppe Parlato è professore ordinario di Storia contemporanea alla Unint di Roma e presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice. Si è occupato di storia risorgimentale, di sindacalismo fascista, di dannunzianesimo, di nazionalismo, della destra italiana del secondo dopoguerra e delle vicende relative ai territori orientali italiani (Istria, Fiume e Dalmazia) nel Novecento. Nel suo percorso di storia della destra italiana ha pubblicato Fascisti senza Mussolini. Le origini del neofascismo italiano 1943-1948, La Fiamma dimezzata. Almirante e la scissione di Democrazia Nazionale, e diversi saggi sull’identità culturale e politica della destra.

Andrea Ungari è professore associato di Storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere dell’Università Guglielmo Marconi, dove insegna anche Storia delle relazioni internazionali. È professore a contratto di Teoria e Storia dei Partiti e dei Movimenti Politici presso l’Università Luiss Guido Carli, dove è stato Assegnista di ricerca e Assistant Professor e dove ha insegnato Storia comparata dei sistemi politici europei e Storia delle relazioni internazionali. È condirettore della rivista “Nuova Rivista Storica” e Direttore della collana di Studi militari e geopolitici “L’Armadillo”.
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1 week ago
#PROSSIMOEVENTO

“La Destre nell’Italia del secondo dopoguerra. Dal qualunquismo ad Alleanza nazionale”
In Fondazione Tatarella il libro degli storici Parlato ed Ungari
 
“Le destre nell’Italia del secondo dopoguerra. Dal qualunquismo ad Alleanza nazionale” è il Convegno promosso dalla Fondazione Tatarella per venerdì 17 settembre 2021 alle ore 17.00, presso la biblioteca della Fondazione (Bari, Via Piccinni n.97).
realizzato grazie al contributo concesso dalla Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali del Ministero della cultura.
Nell’occasione sarà presentato il libro degli storici #GiuseppeParlato (Presidente della Fondazione Spirito De Felice) e #AndreaUngari (professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Lettere dell’Università Guglielmo Marconi). Con gli autori, moderati dal giornalista #MicheleDeFeudis, dialogheranno #FabrizioTatarella, Vice Presidente della Fondazione Tatarella e #MarcoOsnato, deputato di Fratelli d’Italia. 

Il volume affronta analiticamente, nell’arco cronologico che va dal 1944 al 1994, le vicende di quei partiti, movimenti, politici e intellettuali che animarono l’azione politica della composita destra italiana. Partendo dall’esperienza dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini, gli autori, da sempre impegnati nell’analisi della destra politica italiana del secondo dopoguerra, hanno ripercorso l’attività del Movimento Sociale Italiano e del Partito Nazionale Monarchico, ricostruendone i tentativi di realizzare una Grande Destra nel corso degli anni Cinquanta. Non è mancata, poi, la riflessione sulle testate giornalistiche che animarono il dibattito in campo conservatore, il «Candido» di Giovanni Guareschi e «Il Borghese» di Mario Tedeschi, evidenziandone l’atteggiamento nei confronti della questione di Trieste e nella valutazione della stagione del centro-sinistra e del compromesso storico. Il volume si conclude con l’analisi del percorso che condusse il Msi a trasformarsi in Alleanza Nazionale e con una riflessione sul rapporto tra destra e neofascismo che costituisce uno degli elementi più caratterizzanti dell’esperienza della destra italiana nella Prima Repubblica.

L’ingresso è libero. Posti limitati ed accesso solo con Green pass.

• Breve biografia

Giuseppe Parlato è professore ordinario di Storia contemporanea alla Unint di Roma e presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice. Si è occupato di storia risorgimentale, di sindacalismo fascista, di dannunzianesimo, di nazionalismo, della destra italiana del secondo dopoguerra e delle vicende relative ai territori orientali italiani (Istria, Fiume e Dalmazia) nel Novecento. Nel suo percorso di storia della destra italiana ha pubblicato Fascisti senza Mussolini. Le origini del neofascismo italiano 1943-1948, La Fiamma dimezzata. Almirante e la scissione di Democrazia Nazionale, e diversi saggi sull’identità culturale e politica della destra.

Andrea Ungari è professore associato di Storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere dell’Università Guglielmo Marconi, dove insegna anche Storia delle relazioni internazionali. È professore a contratto di Teoria e Storia dei Partiti e dei Movimenti Politici presso l’Università Luiss Guido Carli, dove è stato Assegnista di ricerca e Assistant Professor e dove ha insegnato Storia comparata dei sistemi politici europei e Storia delle relazioni internazionali. È condirettore della rivista “Nuova Rivista Storica” e Direttore della collana di Studi militari e geopolitici “L’Armadillo”.

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In quella "grande destra degli anni 50", mio nonno fu consigliere comunale monarchico

Dove si compra questo volume?

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1 week ago

I 50 ANNI DEL FRONTE DELLA GIOVENTÙ
Il Fronte della Gioventù (FdG) è stata l'organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale. Nacque nel settembre 1971 dalla fusione dell'organizzazione studentesca Giovane Italia con il Raggruppamento giovanile studenti e lavoratori del MSI. Sebbene ufficialmente correlata con il MSI, il Fronte della Gioventù costituì un laboratorio politico autonomo con un dibattito interno sempre molto acceso; testimonianza di ciò furono le numerose volte in cui fu criticata la linea politica del Movimento Sociale Italiano.
I suoi iscritti inoltre non erano automaticamente iscritti anche al partito. All'indomani della nascita di Alleanza Nazionale con il congresso di Fiuggi del 1995, si trasformò poco dopo in Azione Giovani. Presso la Fondazione Tatarella diversi sono i documenti conservati in Archivio mentre tra i libri presenti nella nostra Biblioteca segnaliamo questo prezioso volume di Alessandro Amorese.
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2 weeks ago
I 50 ANNI DEL FRONTE DELLA GIOVENTÙ 
Il Fronte della Gioventù (FdG) è stata lorganizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale. Nacque nel settembre 1971 dalla fusione dellorganizzazione studentesca Giovane Italia con il Raggruppamento giovanile studenti e lavoratori del MSI. Sebbene ufficialmente correlata con il MSI, il Fronte della Gioventù costituì un laboratorio politico autonomo con un dibattito interno sempre molto acceso; testimonianza di ciò furono le numerose volte in cui fu criticata la linea politica del Movimento Sociale Italiano.
I suoi iscritti inoltre non erano automaticamente iscritti anche al partito. Allindomani della nascita di Alleanza Nazionale con il congresso di Fiuggi del 1995, si trasformò poco dopo in Azione Giovani. Presso la Fondazione Tatarella diversi sono i documenti conservati in Archivio mentre tra i libri presenti nella nostra Biblioteca segnaliamo questo prezioso volume di Alessandro Amorese.

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Azione Giovani sezione di Foggia ero nel direttivo

Il mio cuore

La mia gioventù

La mia Vita

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Da domani a domenica il presidente della Fondazione Tatarella Francesco Giubilei sarà in Puglia per una serie di eventi e presentazioni. ... See MoreSee Less

3 weeks ago
Da domani a domenica il presidente della Fondazione Tatarella Francesco Giubilei sarà in Puglia per una serie di eventi e presentazioni.

Nell'augurarvi buone e serene vacanze, vi comunichiamo che la sede della Fondazione Tatarella sarà chiusa fino al 23 agosto. ... See MoreSee Less

1 month ago
Nellaugurarvi buone e serene vacanze, vi comunichiamo che la sede della Fondazione Tatarella sarà chiusa fino al 23 agosto.

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Accio Benassi. Era da tempo che nella letteratura italiana non si vedeva un personaggio così. Incazzato, ribelle, attaccabrighe, goffo, innamorato, illuso, ingenuo, arrogante, disubbidiente, sentimentale. Il fasciocomunista è il libro che, nel 2003, ha imposto Pennacchi all’attenzione di pubblico e critica. La storia è quella di un ragazzo di Latina, il percorso è quello esemplare di una generazione e anche dei temi che quella generazione ha affrontato. Ma in realtà Accio è uno straordinario eroe pennacchiano (insieme agli altri personaggi di questo rutilante romanzo), che dà vita a una storia nuova perché veramente anomalo è il suo sguardo, il suo punto di vista: non più puramente, astrattamente intellettuale e ideologico, ma anche istintivo, concreto, picaresco.
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#AntonioPennacchi #FascioComunista #Benassi
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1 month ago
Accio Benassi. Era da tempo che nella letteratura italiana non si vedeva un personaggio così. Incazzato, ribelle, attaccabrighe, goffo, innamorato, illuso, ingenuo, arrogante, disubbidiente, sentimentale. Il fasciocomunista è il libro che, nel 2003, ha imposto Pennacchi all’attenzione di pubblico e critica. La storia è quella di un ragazzo di Latina, il percorso è quello esemplare di una generazione e anche dei temi che quella generazione ha affrontato. Ma in realtà Accio è uno straordinario eroe pennacchiano (insieme agli altri personaggi di questo rutilante romanzo), che dà vita a una storia nuova perché veramente anomalo è il suo sguardo, il suo punto di vista: non più puramente, astrattamente intellettuale e ideologico, ma anche istintivo, concreto, picaresco. 
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#AntonioPennacchi #FascioComunista #Benassi

Adalberto Baldoni ricostruisce il percorso della destra in Italia dalla nascita del Msi fondato dai postfascisti Romualdi, Michelini e Almirante nel 1946 fino al congresso del Popolo della libertà, passando per la svolta di Fiuggi del 1995 voluta da Fini con la nascita di Alleanza nazionale. L'autore non trascura nessuna tappa fondamentale: la politica dell'inserimento che naufraga nel 1960 a Genova, il '68, l'inizio della strategia della tensione che costringe il Msi in trincea, la Costituente di Destra, la scissione di Democrazia nazionale, la Nuova destra, i campi hobbit e la musica alternativa, la destra come forza di governo, la fusione con Forza Italia. Vengono anche ricordati personaggi, giornali, gruppi, case editrici che hanno animato la politica e la cultura per oltre sessant'anni di storia italiana.
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#LibroDiOggi #BIbliotecaTatarella #Baldoni #Destra
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1 month ago
Adalberto Baldoni ricostruisce il percorso della destra in Italia dalla nascita del Msi fondato dai postfascisti Romualdi, Michelini e Almirante nel 1946 fino al congresso del Popolo della libertà, passando per la svolta di Fiuggi del 1995 voluta da Fini con la nascita di Alleanza nazionale. Lautore non trascura nessuna tappa fondamentale: la politica dellinserimento che naufraga nel 1960 a Genova, il 68, linizio della strategia della tensione che costringe il Msi in trincea, la Costituente di Destra, la scissione di Democrazia nazionale, la Nuova destra, i campi hobbit e la musica alternativa, la destra come forza di governo, la fusione con Forza Italia. Vengono anche ricordati personaggi, giornali, gruppi, case editrici che hanno animato la politica e la cultura per oltre sessantanni di storia italiana.
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#LibroDiOggi #BIbliotecaTatarella #Baldoni #Destra

Da Il Sole 24 Ore.it

Giorgio Galli, il Frank Zappa della politologia
di Marco Fraquelli

Un allievo e amico del politologo milanese recentemente scomparso ripercorre la vita dello studioso analizzando e rileggendo le sue principali opere

30 dicembre 2020

Si definiva «un anziano neo-illuminista del XXI secolo» e riteneva suo dovere «opporsi alla pretesa di chi, in nome di un sistema di credenze senza basi logiche, vorrebbe imporre alla comunità tutta comportamenti, modi di vita, scelte politiche e sociali che non sono validi più di altri per il solo fatto di avere radici in antiche mitologie».

Giorgio Galli, decano dei politologi italiani, scomparso il 27 dicembre scorso a Camogli, per un malore improvviso, uno studioso che, con assoluta coerenza, complici una cultura sconfinata e una curiosità intellettuale (ma non solo) ben al di sopra di qualsiasi standard, ha perseguito con la sua opera – accademica e pubblicistica – proprio l’obiettivo di non accontentarsi mai delle spiegazioni o delle interpretazioni per così dire «ufficiali» o comunque «dominanti» dei fenomeni storici, politici, economici, sociali e culturali, per scandagliarne tutte le possibili variabili, anche le più recondite e apparentemente fuorvianti.

Filoni di indagine
Lo stesso percorso intellettuale di Galli è forse la rappresentazione più emblematica di questo approccio poliedrico e mai imbrigliato nell’ovvio né tantomeno nella partigianeria: i suoi studi e le sue riflessioni hanno spaziato in almeno sei grandi filoni (uso un limite numerico per semplificare) che in oltre cinquant’anni di produzione saggistica (oltre cento pubblicazioni e innumerevoli prefazioni ad altri autori) si sono a volte alternati, a volte incontrati e a volte riproposti in una sintesi illuminante: la storia dei partiti politici italiani, l’universo della destra radicale (uso la definizione a Galli molto cara coniata da Talcott Parsons), la gestione del potere in Italia (quello che lui definiva, usando l’emblematica biografia di Giulio Andreotti, «Il prezzo della democrazia» che introduceva, per la prima volta, un’analisi non conformista dei rapporti perversi tra potere politico e potere economico e persino mafioso), i rapporti tra esoterismo e politica (a cominciare dal nazionalsocialismo per arrivare ad altre esperienze politiche, compresa la liberaldemocrazia), il terrorismo italiano e internazionale e, da ultimo, una vigorosa – e coraggiosa – denuncia dello strapotere economico (delle multinazionali) a scapito di quello politico, tema che il politologo riteneva cruciale per l’evoluzione (o l’involuzione) del futuro della democrazia globale.

Quando Togliatti s’infuriò
Da uomo di sinistra (allora si definiva «socialista libertario») Giorgio Galli non poteva che iniziare la sua avventura di politologo (1953) da una storia del Pci, scritta con Fulvio Bellini (“Storia del Partito comunista italiano”, Schwarz), libro molto schietto e critico che, non a caso, fece imbufalire Togliatti e pressoché tutto il vertice del partito, poi aggiornato una prima volta nel 1976, in pieno clima da compromesso storico nel 1993 (“Storia del Pci”, Bompiani), per prendere in esame un secolo di storia del partito (“ Storia del Pci”. Livorno 1921, Rimini 1991”, Kaos).

Ma da pensatore libero e anticonformista, nel 1998, in piena sbornia da globalizzazione, Galli seppe anche scrivere un libro ”In difesa del comunismo nella storia del XX secolo” (Kaos, ripubblicato poi nel 2018), nonché (Dalai, 2009) una analisi del tutto anticonformista e provocatoria dello stalinismo – “Stalin e la sinistra: parlarne senza paura” – con il duplice scopo di offrire ai leader della sinistra riflessioni utili perché superassero il senso di vergogna e di colpa che li paralizzava (arrivando per esempio a sostenere, provocatoriamente, ma fino a un certo punto, che se pure non si potesse dubitare delle stragi e delle persecuzioni di massa del regime staliniano, pure bisognava riconoscere che Stalin è stato responsabile di nove milioni di vittime nel contesto storico delle due guerre mondiali del Novecento, non scatenate dal comunismo, che hanno provocato settantacinque milioni di morti. E che quindi il leader comunista sovietico dovesse considerarsi «un mostro solo per il 12%.») e si attrezzasse per rinvigorire l’attuale democrazia non richiamandosi al liberalismo dell’Ottocento ma inventando quello del XXI secolo, più equo e democratico.

Il bipartitismo imperfetto
Giorgio Galli dedicò saggi anche alla storia della Dc (1978) e a quella del Partito Socialista (1980) e quindi ai partiti europei (1979). Nel frattempo (1966) aveva scritto il volume che lo proietterà nell’olimpo della politologia italiana, ancora oggi citato nel dibattito scientifico e politico e non solo, “Il bipartitismo imperfetto” (il Mulino) in cui il politologo milanese offre un’analisi straordinariamente efficace del perché, in piena guerra fredda, i due partiti di maggioranza assoluta, il Pci e la Dc, contrapponendosi su posizioni massimaliste e velleitariamente rivoluzionarie (il Pci) e di retroguardia e miope conservatorismo (la Dc) rendessero impossibile un’alternanza nel governo delle istituzioni, bloccando, di fatto, il sistema della nostra democrazia.

La destra radicale
Sarebbe davvero lungo esaminare puntualmente le innumerevoli opere che Giorgio Galli ha dedicato alla destra (in primis al fascismo); vanno almeno però ricordati in sintesi alcuni di quelli che a mio avviso rappresentano i suoi contributi teorici, e non solo, più importanti, a cominciare dal saggio dedicato a “La crisi italiana e la destra internazionale”, Mondadori, 1974, ripubblicato e ampliato poi in “La Destra in Italia”, Gammalibri, 1983, in cui Galli, interrogandosi sul perché la destra, a oltre tre decenni dalla sua sconfitta più cocente (1945) e mentre nei sistemi politici democratici venisse perlopiù concepita come puramente fascista ed eversiva (concezione corroborata dal terrorismo nero italiano dell’epoca) sostiene che «La cultura della Destra e le sue proposte politiche non sono un’escrescenza anomala sul corpo socio-culturale dell’Occidente. Ne sono una componente da tre secoli minoritaria, che ciclicamente riaffiora come alternativa all’illuminismo riformista… ogni volta che questa forma culturale basilare all'Ovest dal XVII secolo a oggi incontra difficoltà di riflessione o di progetto.. La difficoltà dell’Occidente in questo scorcio di secolo consiste nel problema irrisolto del rapporto tra sviluppo e arretratezza…a livello mondiale…È nella famosa “misura in cui” l’illuminismo riformista…non trova a questo problema una “sua” soluzione, che la cultura e la proposta di una gerarchizzazione mondiale del radicalismo di destra potrebbe trovare spazio e consenso».

L’ eretico della sinistra
Parte forse da questa analisi un’altra posizione «eretica» di Galli, e cioè la rivalutazione, ancorché critica, di pensatori di destra, a cominciare da Julius Evola – inserito dal politologo, non senza reazioni polemiche, nel suo celebre “Manuale di storia delle dottrine politiche” del 1985 (il Saggiatore), come rappresentante del pensiero elitista (cioè antiliberale) con pari dignità dottrinale rispetto ai più accreditati De Maistre, Bonald, Pareto, Mosca e Maurras. Galli era convinto che – al di là di ogni facile demonizzazione – bisognasse fare lo sforzo di approcciare storicamente qualsiasi fenomeno, anche il più sgradevole. Di qui, per esempio, la splendida curatela al “Mein Kampf” di Hitler uscito nel 2016 con Kaos. Ultima citazione, o ultimo merito, se preferite, quello di aver sapientemente smontato la fortunata tesi revisionista sul fascismo di Ernst Nolte (che Galli accosta a Furet e De Felice nella “Trimurti del revisionismo storico”) secondo cui il fascismo sarebbe sorto – semplifico – come pura reazione europea, uguale e contraria, al comunismo che si apprestava a invadere l’Occidente.

Il prezzo della democrazia
Tutto inizia con “Il prezzo della democrazia. La carriera politica di Giulio Andreotti” (Kaos, 2003) testo che Galli dedica al politico democristiano travolto dalle inchieste per mafia, in cui sostiene che se pure ad Andreotti, e con lui all’intero ceto politico di cui il delfino di De Gasperi è stato forse l’emblema, si deve il merito di aver trasformato un’Italia distrutta dalla guerra nell’ottava potenza mondiale, è anche vero che questo sviluppo è stato tuttavia scandito da collusioni mafiose, delitti e stragi, “deviazioni” istituzionali, economia della corruzione. Per la verità Galli già diversi anni prima, con due volumi, “Il capitalismo assistenziale. Ascesa e declino del sistema economico italiano” 1960-1975 (SugarCo, 1976), scritto con Alessandra Nannei, e “La sfida perduta. Biografia politica di Enrico Mattei” (Bompiani, 1976), aveva analizzato i mali e le distorsioni sociali provocate dall’intreccio perverso tra politica ed economia (nel secondo saggio, per la prima volta, ipotizzava che la morte di Mattei – tema sul quale Galli tornerà negli anni seguenti – fosse dovuta a un attentato. La vicenda Mattei spalanca a Giorgio Galli un altro più complessivo filone di analisi, mirabilmente sintetizzato in “Affari di stato. L'Italia sotterranea 1943-1990” (Kaos, 1991) – che personalmente inserirei come libro di testo storico alle scuole superiori – in cui rilegge la storia dell’Italia repubblicana attraverso scandali, misteri, intrighi, corruttele, dal caso Montesi alla nascita del capitalismo assistenziale, dai misteri del Sifar allo scandalo Lockheed, dall’affaire Moro al crack del Banco Ambrosiano alla morte di Calvi, dall’Irpiniagate all’omicidio Ligato dalla P2 alla tragedia di Ustica.

Culture rimosse ed esoterismo
Partendo dallo studio della cultura di destra, e quindi della forte componente irrazionalista che la caratterizza, a partire dagli anni ’80, con la curiosità che lo contraddistingue, Galli avvia una riflessione – che continuerà fino alla sua morte – sulle culture alternative. Vanno segnalate almeno due opere capitali: “Occidente misterioso. Baccanti, gnostici, streghe: i vinti della storia e la loro eredità” (Rizzoli, 1987) e “Hitler e il nazismo magico” (Rizzoli, 1989). Nel primo, partendo dal classico meccanismo di sfida e risposta proposto dallo storico Arnold Toynbee (autore del celeberrimo “Storia comparata delle civiltà”, 1974), il politologo propone una tesi del tutto originale secondo la quale il progresso razionale – e democratico in senso compiuto – dell’Occidente sarebbe avvenuto affrontando, e sconfiggendo, fenomeni esoterici o comunque non conformi, misteriosi, diversi, alternativi. Così, la democrazia ateniese si sarebbe imposta con la repressione delle baccanti e del culto dionisiaco; il cristianesimo con la repressione degli gnostici, la democrazia anglosassone con la repressione delle streghe. Ma questo non significa che altri fenomeni di questo tipo non si ripresentino oggi in altre forme e possano esercitare influssi non secondari, tanto da non poter escludere il ripetersi di altre «risposte» di ordine logico e razionale.

Hitler e il nazismo magico
Con “Hitler e il nazismo magico” (proposto con un ulteriore approfondimento ancora due mesi prima della morte, nell'ottobre 2020, per l’editore OAKS in “Hitler e l'esoterismo”) Giorgio Galli apre un vero e proprio filone, quello delle connessioni tra cultura esoterica e cultura di destra. Partendo dal celeberrimo “Il mattino dei maghi” di Louis Pawels e Jacques Bergier (1960), il politologo indaga per la prima volta nella storia della Germania nazista alla ricerca delle influenze esoteriche che avrebbero influenzato Hitler e la sua più stretta cerchia di collaboratori. Ma è solo l'inizio, perché sviluppando la materia, Galli scrive molti testi su questi temi, estendendo il rapporto anche ad altre culture politiche e appassionandosi anche a temi contigui, compresa la new age e l’astrologia (terrà anche una rubrica sul magazine Astra), per esempio “Le coincidenze significative. Dalla politologia alla sincronicità” (Solfanelli, 1992), “La politica e i maghi. Da Richelieu a Clinton” (Rizzoli,1995), “Il ritorno del rimosso in politica” (Di Renzo, 1997).

L’ostracismo dell’establishment
Va poi detto che proprio grazie, o per colpa, di questo filone di indagine, buona parte dell’establishment culturale e soprattutto editoriale del Paese arriccia il naso, fino ad attuare per il politologo una sorta di ostracismo. Ostracismo del tutto ingiustificato, visto che l’analisi di Galli su questi temi non scade mai nell’approssimazione o, peggio, nella valorizzazione acritica: il politologo milanese, infatti, non avrà mai la pretesa di sostituire l’analisi razionale con quella irrazionale, ma si limiterà a segnalare come fenomeni di questa natura abbiano potuto avere – molto semplicemente – delle influenze sui fenomeni storici e sulle personalità di molti leader politici.

Terrorismi
Parallelamente a tutti gli altri filoni, Galli ha sviluppato, nel corso degli anni, una vasta e pregnante analisi del terrorismo politico, tema al quale il politologo ha dedicato opera capitali, in primis “Storia del partito armato. 1968-1982” (Rizzoli, 1986), aggiornata quindi con “”Piombo rosso. La storia completa della lotta armata in Italia dal 1970 a oggi” (Baldini & Castoldi, 2004). Galli ha analizzato il fenomeno del terrorismo collegandolo alle relazioni di potere, alla situazione sociale ed economica, agli scenari internazionali, alle istituzioni deviate e così via. Ne esce un quadro particolarmente inquietante (per esempio sul caso Moro) e per nulla scontato. Da questo punto di vista, rifiutando ogni semplificazione (per esempio quella del cosiddetto terrorismo di Stato, «concetto che è nato quasi come risposta nell’ambito della cultura della sinistra di fronte alla tendenza da parte di altre culture, quella di destra ma anche quella liberal-conservatrice, soprattutto negli ultimi anni, di definire terrorismo quasi tutte le iniziative volte ad unificare la situazione esistente, o a promuovere movimenti di ribellione per fini specifici di indipendenza nazionale ed altro»), Giorgio Galli ha invece proposto una lettura molto articolata, sostenendo, peraltro, che la lotta armata, in Italia, a differenza di tutti gli altri Paesi, ha avuto vita lunga in Italia per due ragioni concomitanti: un certo consenso, nei primi anni Sessanta, poi estintosi col mutare delle condizioni del Paese, e la «lentezza» dell'azione repressiva dei servizi di sicurezza.

Le critica alle multinazionali
Non siamo ovviamente a livello di lotta armata e di terrorismo, eppure, la nostra società da diversi anni sta subendo una minaccia altrettanto dirompente: quella del potere economico delle multinazionali. È questo l’ultimo, in ordine tempo, filone di indagine del politologo che Galli analizza in una sorta di tetralogia, scritta con Francesco Bochicchio, “Scacco alla superclass. La nuova oligarchia che governa il mondo e il metodo per limitarne lo strapotere” (Mimesis, 2016), “Arricchirsi impoverendo. Multinazionali e capitale finanziario nella crisi infinita” (Mimesis, 2018), e con Mario Caligiuri: “Come si comanda il mondo. Teorie, volti, intrecci” (Rubbettino, 2017), “Il potere che sta conquistando il mondo. Le multinazionali dei Paesi senza democrazia” (Rubbettino, 2020). Legato a questo filone ve n’é poi uno del tutto parallelo che ha impegnato Galli fino agli ultimi giorni della sua vita: quello dell'anticapitalismo di destra. Galli ne ha parlato esplicitamente, forse la prima volta, nella prefazione al mio “Altri duci” (Mursia, 2014), per poi sistematizzarlo diffusamente in alcuni testi dedicati, per esempio “L’anticapitalismo di destra” (Oaks, 2019), scritto con Luca Gallesi, che a propria volta ha dedicato alcuni testi a importanti anticapitalisti di destra o comunque anticonformisti (Ezra Pound, Silvio Gesel, Alfred Orage, Clifford H. Douglas e altri). E proprio la categoria dell’anticapitalismo di destra è servita a Galli per scrivere pagine illuminanti sul montante fenomeno dei populismi e dei sovranismi. Mentre all’anticapitalismo di sinistra è dedicata l’ultima opera, pubblicata lo scorso novembre: “L’anticapitalismo imperfetto” (Kaos).

Il Frank Zappa della politologia
Vorrei chiudere con un aneddoto personale. Qualche anno fa, dopo una cena a casa mia, Giorgio Galli, come dicevo uomo di curiosità ineguagliabile, vide la mia teca dedicata a Frank Zappa (centinaia tra vinili, cd, dvd, libri, ecc.) e, appunto incuriosito, mi chiese di ascoltare qualcosa. Misi allora un Cd che gli piacque molto e così, al termine gli dissi: «Vedi Giorgio, ora ho capito, tu sei il Frank Zappa della politologia, sei un virtuoso della divulgazione storica, ami esplorare tutti i generi e potresti interessarti e scrivere magistralmente di qualsiasi cosa, e sei sempre una spanna sopra e davanti a tutti gli altri».
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2 months ago
Da Il Sole 24 Ore.it

Giorgio Galli, il Frank Zappa della politologia
di Marco Fraquelli

Un allievo e amico del politologo milanese recentemente scomparso ripercorre la vita dello studioso analizzando e rileggendo le sue principali opere

30 dicembre 2020

Si definiva «un anziano neo-illuminista del XXI secolo» e riteneva suo dovere «opporsi alla pretesa di chi, in nome di un sistema di credenze senza basi logiche, vorrebbe imporre alla comunità tutta comportamenti, modi di vita, scelte politiche e sociali che non sono validi più di altri per il solo fatto di avere radici in antiche mitologie».

Giorgio Galli, decano dei politologi italiani, scomparso il 27 dicembre scorso a Camogli, per un malore improvviso, uno studioso che, con assoluta coerenza, complici una cultura sconfinata e una curiosità intellettuale (ma non solo) ben al di sopra di qualsiasi standard, ha perseguito con la sua opera – accademica e pubblicistica – proprio l’obiettivo di non accontentarsi mai delle spiegazioni o delle interpretazioni per così dire «ufficiali» o comunque «dominanti» dei fenomeni storici, politici, economici, sociali e culturali, per scandagliarne tutte le possibili variabili, anche le più recondite e apparentemente fuorvianti.

Filoni di indagine
Lo stesso percorso intellettuale di Galli è forse la rappresentazione più emblematica di questo approccio poliedrico e mai imbrigliato nell’ovvio né tantomeno nella partigianeria: i suoi studi e le sue riflessioni hanno spaziato in almeno sei grandi filoni (uso un limite numerico per semplificare) che in oltre cinquant’anni di produzione saggistica (oltre cento pubblicazioni e innumerevoli prefazioni ad altri autori) si sono a volte alternati, a volte incontrati e a volte riproposti in una sintesi illuminante: la storia dei partiti politici italiani, l’universo della destra radicale (uso la definizione a Galli molto cara coniata da Talcott Parsons), la gestione del potere in Italia (quello che lui definiva, usando l’emblematica biografia di Giulio Andreotti, «Il prezzo della democrazia» che introduceva, per la prima volta, un’analisi non conformista dei rapporti perversi tra potere politico e potere economico e persino mafioso), i rapporti tra esoterismo e politica (a cominciare dal nazionalsocialismo per arrivare ad altre esperienze politiche, compresa la liberaldemocrazia), il terrorismo italiano e internazionale e, da ultimo, una vigorosa – e coraggiosa – denuncia dello strapotere economico (delle multinazionali) a scapito di quello politico, tema che il politologo riteneva cruciale per l’evoluzione (o l’involuzione) del futuro della democrazia globale.

Quando Togliatti s’infuriò
Da uomo di sinistra (allora si definiva «socialista libertario») Giorgio Galli non poteva che iniziare la sua avventura di politologo (1953) da una storia del Pci, scritta con Fulvio Bellini (“Storia del Partito comunista italiano”, Schwarz), libro molto schietto e critico che, non a caso, fece imbufalire Togliatti e pressoché tutto il vertice del partito, poi aggiornato una prima volta nel 1976, in pieno clima da compromesso storico nel 1993 (“Storia del Pci”, Bompiani), per prendere in esame un secolo di storia del partito (“ Storia del Pci”. Livorno 1921, Rimini 1991”, Kaos).

Ma da pensatore libero e anticonformista, nel 1998, in piena sbornia da globalizzazione, Galli seppe anche scrivere un libro ”In difesa del comunismo nella storia del XX secolo” (Kaos, ripubblicato poi nel 2018), nonché (Dalai, 2009) una analisi del tutto anticonformista e provocatoria dello stalinismo – “Stalin e la sinistra: parlarne senza paura” – con il duplice scopo di offrire ai leader della sinistra riflessioni utili perché superassero il senso di vergogna e di colpa che li paralizzava (arrivando per esempio a sostenere, provocatoriamente, ma fino a un certo punto, che se pure non si potesse dubitare delle stragi e delle persecuzioni di massa del regime staliniano, pure bisognava riconoscere che Stalin è stato responsabile di nove milioni di vittime nel contesto storico delle due guerre mondiali del Novecento, non scatenate dal comunismo, che hanno provocato settantacinque milioni di morti. E che quindi il leader comunista sovietico dovesse considerarsi «un mostro solo per il 12%.») e si attrezzasse per rinvigorire l’attuale democrazia non richiamandosi al liberalismo dell’Ottocento ma inventando quello del XXI secolo, più equo e democratico.

Il bipartitismo imperfetto
Giorgio Galli dedicò saggi anche alla storia della Dc (1978) e a quella del Partito Socialista (1980) e quindi ai partiti europei (1979). Nel frattempo (1966) aveva scritto il volume che lo proietterà nell’olimpo della politologia italiana, ancora oggi citato nel dibattito scientifico e politico e non solo, “Il bipartitismo imperfetto” (il Mulino) in cui il politologo milanese offre un’analisi straordinariamente efficace del perché, in piena guerra fredda, i due partiti di maggioranza assoluta, il Pci e la Dc, contrapponendosi su posizioni massimaliste e velleitariamente rivoluzionarie (il Pci) e di retroguardia e miope conservatorismo (la Dc) rendessero impossibile un’alternanza nel governo delle istituzioni, bloccando, di fatto, il sistema della nostra democrazia.

La destra radicale
Sarebbe davvero lungo esaminare puntualmente le innumerevoli opere che Giorgio Galli ha dedicato alla destra (in primis al fascismo); vanno almeno però ricordati in sintesi alcuni di quelli che a mio avviso rappresentano i suoi contributi teorici, e non solo, più importanti, a cominciare dal saggio dedicato a “La crisi italiana e la destra internazionale”, Mondadori, 1974, ripubblicato e ampliato poi in “La Destra in Italia”, Gammalibri, 1983, in cui Galli, interrogandosi sul perché la destra, a oltre tre decenni dalla sua sconfitta più cocente (1945) e mentre nei sistemi politici democratici venisse perlopiù concepita come puramente fascista ed eversiva (concezione corroborata dal terrorismo nero italiano dell’epoca) sostiene che «La cultura della Destra e le sue proposte politiche non sono un’escrescenza anomala sul corpo socio-culturale dell’Occidente. Ne sono una componente da tre secoli minoritaria, che ciclicamente riaffiora come alternativa all’illuminismo riformista… ogni volta che questa forma culturale basilare allOvest dal XVII secolo a oggi incontra difficoltà di riflessione o di progetto.. La difficoltà dell’Occidente in questo scorcio di secolo consiste nel problema irrisolto del rapporto tra sviluppo e arretratezza…a livello mondiale…È nella famosa “misura in cui” l’illuminismo riformista…non trova a questo problema una “sua” soluzione, che la cultura e la proposta di una gerarchizzazione mondiale del radicalismo di destra potrebbe trovare spazio e consenso».

L’ eretico della sinistra
Parte forse da questa analisi un’altra posizione «eretica» di Galli, e cioè la rivalutazione, ancorché critica, di pensatori di destra, a cominciare da Julius Evola – inserito dal politologo, non senza reazioni polemiche, nel suo celebre “Manuale di storia delle dottrine politiche” del 1985 (il Saggiatore), come rappresentante del pensiero elitista (cioè antiliberale) con pari dignità dottrinale rispetto ai più accreditati De Maistre, Bonald, Pareto, Mosca e Maurras. Galli era convinto che – al di là di ogni facile demonizzazione – bisognasse fare lo sforzo di approcciare storicamente qualsiasi fenomeno, anche il più sgradevole. Di qui, per esempio, la splendida curatela al “Mein Kampf” di Hitler uscito nel 2016 con Kaos. Ultima citazione, o ultimo merito, se preferite, quello di aver sapientemente smontato la fortunata tesi revisionista sul fascismo di Ernst Nolte (che Galli accosta a Furet e De Felice nella “Trimurti del revisionismo storico”) secondo cui il fascismo sarebbe sorto – semplifico – come pura reazione europea, uguale e contraria, al comunismo che si apprestava a invadere l’Occidente.

Il prezzo della democrazia
Tutto inizia con “Il prezzo della democrazia. La carriera politica di Giulio Andreotti” (Kaos, 2003) testo che Galli dedica al politico democristiano travolto dalle inchieste per mafia, in cui sostiene che se pure ad Andreotti, e con lui all’intero ceto politico di cui il delfino di De Gasperi è stato forse l’emblema, si deve il merito di aver trasformato un’Italia distrutta dalla guerra nell’ottava potenza mondiale, è anche vero che questo sviluppo è stato tuttavia scandito da collusioni mafiose, delitti e stragi, “deviazioni” istituzionali, economia della corruzione. Per la verità Galli già diversi anni prima, con due volumi, “Il capitalismo assistenziale. Ascesa e declino del sistema economico italiano” 1960-1975 (SugarCo, 1976), scritto con Alessandra Nannei, e “La sfida perduta. Biografia politica di Enrico Mattei” (Bompiani, 1976), aveva analizzato i mali e le distorsioni sociali provocate dall’intreccio perverso tra politica ed economia (nel secondo saggio, per la prima volta, ipotizzava che la morte di Mattei – tema sul quale Galli tornerà negli anni seguenti – fosse dovuta a un attentato. La vicenda Mattei spalanca a Giorgio Galli un altro più complessivo filone di analisi, mirabilmente sintetizzato in “Affari di stato. LItalia sotterranea 1943-1990” (Kaos, 1991) – che personalmente inserirei come libro di testo storico alle scuole superiori – in cui rilegge la storia dell’Italia repubblicana attraverso scandali, misteri, intrighi, corruttele, dal caso Montesi alla nascita del capitalismo assistenziale, dai misteri del Sifar allo scandalo Lockheed, dall’affaire Moro al crack del Banco Ambrosiano alla morte di Calvi, dall’Irpiniagate all’omicidio Ligato dalla P2 alla tragedia di Ustica.

Culture rimosse ed esoterismo
Partendo dallo studio della cultura di destra, e quindi della forte componente irrazionalista che la caratterizza, a partire dagli anni ’80, con la curiosità che lo contraddistingue, Galli avvia una riflessione – che continuerà fino alla sua morte – sulle culture alternative. Vanno segnalate almeno due opere capitali: “Occidente misterioso. Baccanti, gnostici, streghe: i vinti della storia e la loro eredità” (Rizzoli, 1987) e “Hitler e il nazismo magico” (Rizzoli, 1989). Nel primo, partendo dal classico meccanismo di sfida e risposta proposto dallo storico Arnold Toynbee (autore del celeberrimo “Storia comparata delle civiltà”, 1974), il politologo propone una tesi del tutto originale secondo la quale il progresso razionale – e democratico in senso compiuto – dell’Occidente sarebbe avvenuto affrontando, e sconfiggendo, fenomeni esoterici o comunque non conformi, misteriosi, diversi, alternativi. Così, la democrazia ateniese si sarebbe imposta con la repressione delle baccanti e del culto dionisiaco; il cristianesimo con la repressione degli gnostici, la democrazia anglosassone con la repressione delle streghe. Ma questo non significa che altri fenomeni di questo tipo non si ripresentino oggi in altre forme e possano esercitare influssi non secondari, tanto da non poter escludere il ripetersi di altre «risposte» di ordine logico e razionale.

Hitler e il nazismo magico
Con “Hitler e il nazismo magico” (proposto con un ulteriore approfondimento ancora due mesi prima della morte, nellottobre 2020, per l’editore OAKS in “Hitler e lesoterismo”) Giorgio Galli apre un vero e proprio filone, quello delle connessioni tra cultura esoterica e cultura di destra. Partendo dal celeberrimo “Il mattino dei maghi” di Louis Pawels e Jacques Bergier (1960), il politologo indaga per la prima volta nella storia della Germania nazista alla ricerca delle influenze esoteriche che avrebbero influenzato Hitler e la sua più stretta cerchia di collaboratori. Ma è solo linizio, perché sviluppando la materia, Galli scrive molti testi su questi temi, estendendo il rapporto anche ad altre culture politiche e appassionandosi anche a temi contigui, compresa la new age e l’astrologia (terrà anche una rubrica sul magazine Astra), per esempio “Le coincidenze significative. Dalla politologia alla sincronicità” (Solfanelli, 1992), “La politica e i maghi. Da Richelieu a Clinton” (Rizzoli,1995), “Il ritorno del rimosso in politica” (Di Renzo, 1997).

L’ostracismo dell’establishment
Va poi detto che proprio grazie, o per colpa, di questo filone di indagine, buona parte dell’establishment culturale e soprattutto editoriale del Paese arriccia il naso, fino ad attuare per il politologo una sorta di ostracismo. Ostracismo del tutto ingiustificato, visto che l’analisi di Galli su questi temi non scade mai nell’approssimazione o, peggio, nella valorizzazione acritica: il politologo milanese, infatti, non avrà mai la pretesa di sostituire l’analisi razionale con quella irrazionale, ma si limiterà a segnalare come fenomeni di questa natura abbiano potuto avere – molto semplicemente – delle influenze sui fenomeni storici e sulle personalità di molti leader politici.

Terrorismi
Parallelamente a tutti gli altri filoni, Galli ha sviluppato, nel corso degli anni, una vasta e pregnante analisi del terrorismo politico, tema al quale il politologo ha dedicato opera capitali, in primis “Storia del partito armato. 1968-1982” (Rizzoli, 1986), aggiornata quindi con “”Piombo rosso. La storia completa della lotta armata in Italia dal 1970 a oggi” (Baldini & Castoldi, 2004). Galli ha analizzato il fenomeno del terrorismo collegandolo alle relazioni di potere, alla situazione sociale ed economica, agli scenari internazionali, alle istituzioni deviate e così via. Ne esce un quadro particolarmente inquietante (per esempio sul caso Moro) e per nulla scontato. Da questo punto di vista, rifiutando ogni semplificazione (per esempio quella del cosiddetto terrorismo di Stato, «concetto che è nato quasi come risposta nell’ambito della cultura della sinistra di fronte alla tendenza da parte di altre culture, quella di destra ma anche quella liberal-conservatrice, soprattutto negli ultimi anni, di definire terrorismo quasi tutte le iniziative volte ad unificare la situazione esistente, o a promuovere movimenti di ribellione per fini specifici di indipendenza nazionale ed altro»), Giorgio Galli ha invece proposto una lettura molto articolata, sostenendo, peraltro, che la lotta armata, in Italia, a differenza di tutti gli altri Paesi, ha avuto vita lunga in Italia per due ragioni concomitanti: un certo consenso, nei primi anni Sessanta, poi estintosi col mutare delle condizioni del Paese, e la «lentezza» dellazione repressiva dei servizi di sicurezza.

Le critica alle multinazionali
Non siamo ovviamente a livello di lotta armata e di terrorismo, eppure, la nostra società da diversi anni sta subendo una minaccia altrettanto dirompente: quella del potere economico delle multinazionali. È questo l’ultimo, in ordine tempo, filone di indagine del politologo che Galli analizza in una sorta di tetralogia, scritta con Francesco Bochicchio, “Scacco alla superclass. La nuova oligarchia che governa il mondo e il metodo per limitarne lo strapotere” (Mimesis, 2016), “Arricchirsi impoverendo. Multinazionali e capitale finanziario nella crisi infinita” (Mimesis, 2018), e con Mario Caligiuri: “Come si comanda il mondo. Teorie, volti, intrecci” (Rubbettino, 2017), “Il potere che sta conquistando il mondo. Le multinazionali dei Paesi senza democrazia” (Rubbettino, 2020). Legato a questo filone ve n’é poi uno del tutto parallelo che ha impegnato Galli fino agli ultimi giorni della sua vita: quello dellanticapitalismo di destra. Galli ne ha parlato esplicitamente, forse la prima volta, nella prefazione al mio “Altri duci” (Mursia, 2014), per poi sistematizzarlo diffusamente in alcuni testi dedicati, per esempio “L’anticapitalismo di destra” (Oaks, 2019), scritto con Luca Gallesi, che a propria volta ha dedicato alcuni testi a importanti anticapitalisti di destra o comunque anticonformisti (Ezra Pound, Silvio Gesel, Alfred Orage, Clifford H. Douglas e altri). E proprio la categoria dell’anticapitalismo di destra è servita a Galli per scrivere pagine illuminanti sul montante fenomeno dei populismi e dei sovranismi. Mentre all’anticapitalismo di sinistra è dedicata l’ultima opera, pubblicata lo scorso novembre: “L’anticapitalismo imperfetto” (Kaos).

Il Frank Zappa della politologia
Vorrei chiudere con un aneddoto personale. Qualche anno fa, dopo una cena a casa mia, Giorgio Galli, come dicevo uomo di curiosità ineguagliabile, vide la mia teca dedicata a Frank Zappa (centinaia tra vinili, cd, dvd, libri, ecc.) e, appunto incuriosito, mi chiese di ascoltare qualcosa. Misi allora un Cd che gli piacque molto e così, al termine gli dissi: «Vedi Giorgio, ora ho capito, tu sei il Frank Zappa della politologia, sei un virtuoso della divulgazione storica, ami esplorare tutti i generi e potresti interessarti e scrivere magistralmente di qualsiasi cosa, e sei sempre una spanna sopra e davanti a tutti gli altri».

"Un sospetto ha preso sempre più corpo in questi ultimi anni. Mentre la 'transizione' diventava lo stato permanente in cui sistema politico e società continuavano ad avvitarsi, il Paese veniva abbandonato a se stesso dalla sua classe dirigente. Quasi in una riedizione continuata dell'8 settembre 1943, per tutti gli anni Novanta, proprio mentre la società era sottoposta dall'impatto della globalizzazione a una serie di shock tutt'altro che lievi e il tasso di crescita dell'economia italiana diventava il più basso del dopoguerra, la classe dirigente ha riscoperto il 'tutti a casa'. Ha cioè sostanzialmente rifiutato di assumersi la responsabilità, anche quando ne abbia percepito la privilegiata opportunità, di orientare un cambiamento al cui confronto il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica risultava per il Paese una preoccupazione certamente minore, poco più che un'adeguamento tecnico".
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#ilLibrodiOggi #BibliotecaTatarella #Ornaghi
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2 months ago
Un sospetto ha preso sempre più corpo in questi ultimi anni. Mentre la transizione diventava lo stato permanente in cui sistema politico e società continuavano ad avvitarsi, il Paese veniva abbandonato a se stesso dalla sua classe dirigente. Quasi in una riedizione continuata dell8 settembre 1943, per tutti gli anni Novanta, proprio mentre la società era sottoposta dallimpatto della globalizzazione a una serie di shock tuttaltro che lievi e il tasso di crescita delleconomia italiana diventava il più basso del dopoguerra, la classe dirigente ha riscoperto il tutti a casa. Ha cioè sostanzialmente rifiutato di assumersi la responsabilità, anche quando ne abbia percepito la privilegiata opportunità, di orientare un cambiamento al cui confronto il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica risultava per il Paese una preoccupazione certamente minore, poco più che unadeguamento tecnico.
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Su “Il Resto del Carlino” di oggi è stata pubblicata un' intervista al Presidente della Fondazione Tatarella Francesco Giubilei in cui spiega alcune delle proposte che porterà avanti nel Comitato scientifico sul futuro dell’Europa. ... See MoreSee Less

2 months ago
Su “Il Resto del Carlino” di oggi è stata pubblicata un intervista al Presidente della Fondazione Tatarella Francesco Giubilei in cui spiega alcune delle proposte che porterà avanti nel Comitato scientifico sul futuro dell’Europa.

IL PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE TATARELLA FRANCESCO GIUBILEI NOMINATO NEL COMITATO SCIENTIFICO PER IL FUTURO DELL'EUROPA DEL GOVERNO ITALIANO

Francesco Giubilei, presidente della Fondazione Tatarella e professore incaricato esterno dell'Università G. Fortunato di Benevento, è stato nominato componente del “Comitato Scientifico per il futuro dell’Europa” istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero degli Esteri del governo italiano.
Il Comitato è costituito da 35 esperti che coordinano la partecipazione dell'Italia alla Conferenza sul futuro dell'Europa e lavora di concerno al Ministero degli Esteri e della cooperazione internazionale e con il sottosegretario di Stato per gli Affari Europei con l'obiettivo di pianificare e organizzare le attività, le azioni e gli eventi che daranno attuazione alla partecipazione italiana all’iniziativa lanciata dal Parlamento Europeo, dal Consiglio e dalla Commissione europea.
La conferenza sul Futuro dell'Europa – i cui lavori termineranno entro la primavera 2022 - è finalizzata a creare un dibattito pubblico transnazionale sulle riforme necessarie all'Unione europea per migliorare le sue politiche e le risposte alle esigenze dei cittadini e delle cittadine.
Fanno parte del comitato scientifico - presieduto dal vicepresidente della Luiss e già Ministro della Giustizia Paola Severino e dall'ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci - docenti, presidenti di think tank e personalità esperte a vario titolo di Europa tra cui il Presidente della SIOI e già Ministro degli Esteri Franco Frattini, il presidente dell'Aspen Institute e già Ministro dell'Economia Giulio Tremonti, la direttrice generale del CERN di Ginevra Fabiola Giannotti, Marta Dassù... Come si legge nel decreto firmato dal sottosegretario agli Affari europei Vincenzo Amendola e dal ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Luigi di Maio, il comitato scientifico coordinerà la “pianificazione, la preparazione e l’organizzazione degli interventi volti a dare concreta attuazione alla partecipazione dell’Italia alla Conferenza sul futuro dell’Europa”.
Giubilei, classe 1992 e tra i più giovani ad essere entrato a far parte del comitato scientifico, svolge numerose attività a livello internazionale. Suoi libri sono stati tradotti dagli Stati Uniti alla Serbia e sono in corso di pubblicazione in Spagna e Ungheria, è membro dell'editorial board della rivista “The European Conservative” e collabora con vari think tank e fondazioni in Europa partecipando a conferenze e convegni nelle principali nazioni europee: “ringrazio per la prestigiosa nomina e cercherò di dare il mio contributo per realizzare idee e proposte che possano migliorare la vita dei cittadini italiani ed europei. I temi affrontati dalla Conferenza sul futuro dell'Europa sono numerosi e rappresentano sfide epocali in cui l'Unione europea e gli stati nazionali devono farsi trovare pronti: dalla salute all'immigrazione, dall'ambiente al lavoro, passando per i giovani e la cultura, abbiamo l'opportunità di riflettere in quale direzione andare nei prossimi anni”.
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IL PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE TATARELLA FRANCESCO GIUBILEI NOMINATO NEL COMITATO SCIENTIFICO PER IL FUTURO DELLEUROPA DEL GOVERNO ITALIANO

Francesco Giubilei, presidente della Fondazione Tatarella e professore incaricato esterno dellUniversità G. Fortunato di Benevento, è stato nominato componente del “Comitato Scientifico per il futuro dell’Europa” istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero degli Esteri del governo italiano.
Il Comitato è costituito da 35 esperti che coordinano la partecipazione dellItalia alla Conferenza sul futuro dellEuropa e lavora di concerno al Ministero degli Esteri e della cooperazione internazionale e con il sottosegretario di Stato per gli Affari Europei con lobiettivo di pianificare e organizzare le attività, le azioni e gli eventi che daranno attuazione alla partecipazione italiana all’iniziativa lanciata dal Parlamento Europeo, dal Consiglio e dalla Commissione europea.
La conferenza sul Futuro dellEuropa – i cui lavori termineranno entro la primavera 2022 - è finalizzata a creare un dibattito pubblico transnazionale sulle riforme necessarie allUnione europea per migliorare le sue politiche e le risposte alle esigenze dei cittadini e delle cittadine.
Fanno parte del comitato scientifico - presieduto dal vicepresidente della Luiss e già Ministro della Giustizia Paola Severino e dallambasciatore Ferdinando Nelli Feroci - docenti, presidenti di think tank e personalità esperte a vario titolo di Europa tra cui il Presidente della SIOI e già Ministro degli Esteri Franco Frattini, il presidente dellAspen Institute e già Ministro dellEconomia Giulio Tremonti, la direttrice generale del CERN di Ginevra Fabiola Giannotti, Marta Dassù... Come si legge nel decreto firmato dal sottosegretario agli Affari europei Vincenzo Amendola e dal ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Luigi di Maio, il comitato scientifico coordinerà la “pianificazione, la preparazione e l’organizzazione degli interventi volti a dare concreta attuazione alla partecipazione dell’Italia alla Conferenza sul futuro dell’Europa”.
Giubilei, classe 1992 e tra i più giovani ad essere entrato a far parte del comitato scientifico, svolge numerose attività a livello internazionale. Suoi libri sono stati tradotti dagli Stati Uniti alla Serbia e sono in corso di pubblicazione in Spagna e Ungheria, è membro delleditorial board della rivista “The European Conservative” e collabora con vari think tank e fondazioni in Europa partecipando a conferenze e convegni nelle principali nazioni europee: “ringrazio per la prestigiosa nomina e cercherò di dare il mio contributo per realizzare idee e proposte che possano migliorare la vita dei cittadini italiani ed europei. I temi affrontati dalla Conferenza sul futuro dellEuropa sono numerosi e rappresentano sfide epocali in cui lUnione europea e gli stati nazionali devono farsi trovare pronti: dalla salute allimmigrazione, dallambiente al lavoro, passando per i giovani e la cultura, abbiamo lopportunità di riflettere in quale direzione andare nei prossimi anni”.

Secondo voi (e secondo me). Le risposte ai problemi che stanno a cuore agli italiani:
E' giusto introdurre la pena di morte? C'è un limite oltre il quale è illecito aumentare le tasse? E' sensato accogliere immigrati che non hanno la certezza di un lavoro? Perché un malato non può scegliere dove farsi curare? Con la legge Biagi è aumentato il numero dei precari? E' meglio la flessibilità o la disoccupazione? Attorno a questi e altri interrogativi, imposti dalla cronaca quotidiana e al centro del dibattito politico, ruota il libro-inchiesta di Paolo Del Debbio. Con linguaggio semplice e diretto - lo stesso che l'autore impiega nella sua trasmissione "Secondo voi" - si forniscono notizie, dati e statistiche ufficiali sui più scottanti temi d'attualità, dall'economia alla sicurezza, dal disagio di molti giovani alle prese con un lavoro precario (ma è ancora pensabile il posto fisso?) al dilemma di tante donne che rinunciano alla carriera per scegliere la maternità. Di fronte a questi problemi, occorre dunque "andare al sodo" e indicare, se non la soluzione, perlomeno il senso di marcia nel quale è opportuno incamminarsi.
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Secondo voi (e secondo me). Le risposte ai problemi che stanno a cuore agli italiani: 
E giusto introdurre la pena di morte? Cè un limite oltre il quale è illecito aumentare le tasse? E sensato accogliere immigrati che non hanno la certezza di un lavoro? Perché un malato non può scegliere dove farsi curare? Con la legge Biagi è aumentato il numero dei precari? E meglio la flessibilità o la disoccupazione? Attorno a questi e altri interrogativi, imposti dalla cronaca quotidiana e al centro del dibattito politico, ruota il libro-inchiesta di Paolo Del Debbio. Con linguaggio semplice e diretto - lo stesso che lautore impiega nella sua trasmissione Secondo voi - si forniscono notizie, dati e statistiche ufficiali sui più scottanti temi dattualità, dalleconomia alla sicurezza, dal disagio di molti giovani alle prese con un lavoro precario (ma è ancora pensabile il posto fisso?) al dilemma di tante donne che rinunciano alla carriera per scegliere la maternità. Di fronte a questi problemi, occorre dunque andare al sodo e indicare, se non la soluzione, perlomeno il senso di marcia nel quale è opportuno incamminarsi.
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Per caso ci sarà un evento di presentazione del libro?

Giovanni Guzzetta

Rizzoli, 2008 - 281 pagine

"Tutti parlano oggi di riforme nel Parlamento, vi sono proposte, semiproposte e accenni nebulosi di proposte. Due temi stanno più frequentemente all'ordine del giorno: modifiche nella composizione del Senato e nuovi sistemi elettorali per la Camera dei Deputati" affermava Meuccio Ruini nel 1962. Oggi, quarantasei anni dopo, discutiamo ancora di riforma elettorale e modifica del bicameralismo, mentre siamo ostaggio di una classe politica sempre più vecchia, arroccata in un Parlamento che sembra un vivaio di partiti e partitini. Eppure gli stessi politici che da anni parlano di immobilismo hanno sistematicamente mancato l'obiettivo del cambiamento, come se la "corsa alle riforme" non fosse altro che una buona trappola elettorale: la classica promessa da marinaio che ha via via sfiduciato i cittadini e - mai come negli ultimi tempi - li ha allontanati dalla politica. Che il rinnovamento italiano sia perennemente in crisi non è certo una novità, e questo momento di generale disfattismo può essere superato in un solo modo: è ora di cambiare le regole del gioco, perché se la macchina non funziona è impossibile migliorare la politica. Ma per lanciare un processo di riforme bisogna prima capire cosa ha prodotto questa situazione di stallo. In "Italia. Ultima chiamata" Guzzetta individua le cause storiche dell'attuale paralisi politica, spiegando con chiarezza perché questo sistema, fatto di coalizioni rissose e maggioranze friabili, non è in grado di guidare il Paese.

#BibliotecaTatarella #illibrodioggi #Guzzetta

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2 months ago
Giovanni Guzzetta

Rizzoli, 2008 - 281 pagine

Tutti parlano oggi di riforme nel Parlamento, vi sono proposte, semiproposte e accenni nebulosi di proposte. Due temi stanno più frequentemente allordine del giorno: modifiche nella composizione del Senato e nuovi sistemi elettorali per la Camera dei Deputati affermava Meuccio Ruini nel 1962. Oggi, quarantasei anni dopo, discutiamo ancora di riforma elettorale e modifica del bicameralismo, mentre siamo ostaggio di una classe politica sempre più vecchia, arroccata in un Parlamento che sembra un vivaio di partiti e partitini. Eppure gli stessi politici che da anni parlano di immobilismo hanno sistematicamente mancato lobiettivo del cambiamento, come se la corsa alle riforme non fosse altro che una buona trappola elettorale: la classica promessa da marinaio che ha via via sfiduciato i cittadini e - mai come negli ultimi tempi - li ha allontanati dalla politica. Che il rinnovamento italiano sia perennemente in crisi non è certo una novità, e questo momento di generale disfattismo può essere superato in un solo modo: è ora di cambiare le regole del gioco, perché se la macchina non funziona è impossibile migliorare la politica. Ma per lanciare un processo di riforme bisogna prima capire cosa ha prodotto questa situazione di stallo. In Italia. Ultima chiamata Guzzetta individua le cause storiche dellattuale paralisi politica, spiegando con chiarezza perché questo sistema, fatto di coalizioni rissose e maggioranze friabili, non è in grado di guidare il Paese.

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Su “Il Fatto quotidiano” di oggi è stata pubblicata una lunga recensione al nuovo libro del presidente della Fondazione Tatarella Francesco Giubilei #Strapaese. L’Italia dei paesi e delle chiese di campagna. Da Maccari a Longanesi, da Papini a Soffici”. ... See MoreSee Less

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Su “Il Fatto quotidiano” di oggi è stata pubblicata una lunga recensione al nuovo libro del presidente della Fondazione Tatarella Francesco Giubilei  #Strapaese. L’Italia dei paesi e delle chiese di campagna. Da Maccari a Longanesi, da Papini a Soffici”.

Leggere queste pagine, a oltre cinquant’anni dalla morte di Luigi Einaudi, porta a chiedersi in quale misura l’Europa di oggi, così come i rapporti odierni tra politica ed economia, corrispondano alle sue idee e come ancora possano avanzare in base alle linee da lui tracciate.
Una lungimiranza, spesso impressionante, è il filo che lega gli scritti che qui vengono presentati. Da quello del 1897 a quello del 1954 quanto agli articoli sull’Europa; così come per Politicians and Economists, il suo testamento spirituale, il suo commiato, presentato alla XII riunione della Mont Pèlerin Society che si tenne a Torino nei primi giorni del settembre 1961, poche settimane prima della sua morte.
Tra gli anni ’20 e gli anni ’40 del XX secolo, Einaudi, attingendo alla tradizione liberale-federalista aveva tracciato con grande precisione non solo il profilo, ma anche molti dettagli di un’Europa unita, politicamente ed economicamente, come condizione necessaria per evitare nuove guerre civili. Il suo sogno si è realizzato solo in parte, non vi è la federazione che lui auspicava, ma tanta parte della sovranità economica è stata messa in comune.
La federazione è una soluzione realizzabile in una società, in un sistema economico e politico di stampo liberale. Il federalismo sradicato dal liberalismo è un albero che non può produrre alcun frutto. Ciò spiega perché il sogno di Einaudi abbia avuto una realizzazione solo parziale. Ma indica anche la via da seguire per un’Europa federale.
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2 months ago
Leggere queste pagine, a oltre cinquant’anni dalla morte di Luigi Einaudi, porta a chiedersi in quale misura l’Europa di oggi, così come i rapporti odierni tra politica ed economia, corrispondano alle sue idee e come ancora possano avanzare in base alle linee da lui tracciate.
Una lungimiranza, spesso impressionante, è il filo che lega gli scritti che qui vengono presentati. Da quello del 1897 a quello del 1954 quanto agli articoli sull’Europa; così come per Politicians and Economists, il suo testamento spirituale, il suo commiato, presentato alla XII riunione della Mont Pèlerin Society che si tenne a Torino nei primi giorni del settembre 1961, poche settimane prima della sua morte.
Tra gli anni ’20 e gli anni ’40 del XX secolo, Einaudi, attingendo alla tradizione liberale-federalista aveva tracciato con grande precisione non solo il profilo, ma anche molti dettagli di un’Europa unita, politicamente ed economicamente, come condizione necessaria per evitare nuove guerre civili. Il suo sogno si è realizzato solo in parte, non vi è la federazione che lui auspicava, ma tanta parte della sovranità economica è stata messa in comune.
La federazione è una soluzione realizzabile in una società, in un sistema economico e politico di stampo liberale. Il federalismo sradicato dal liberalismo è un albero che non può produrre alcun frutto. Ciò spiega perché il sogno di Einaudi abbia avuto una realizzazione solo parziale. Ma indica anche la via da seguire per un’Europa federale. 
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#illibrodioggi #BibliotecaTatarella #LuigiEinaudi

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Grazie di questi articoli...la mia scuola si chiama L.Einaudi

“L'unico consiglio che mi sento di dare - e che regolarmente do - ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s'ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio.” Oggi, vent’anni fa, ci lasciava il grande Indro Montanelli. ... See MoreSee Less

2 months ago
“Lunico consiglio che mi sento di dare - e che regolarmente do - ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che singaggia ogni mattina, davanti allo specchio.” Oggi, vent’anni fa, ci lasciava il grande Indro Montanelli.

#MafiaRepublic #JohnDickie Descrizione volume

La prima storia comparata di Cosa Nostra, camorra e 'ndrangheta dal 1946 a oggi: come le mafie sono entrate nella fase più ricca e sanguinaria della loro storia e come si sono trasformate in una rete criminale globale.

È un'immagine dell'Italia fosca, ma disegnata con esperienza e maestria. John Dickie ha straordinarie capacità narrative. La sua abilità di raccontare trame losche e personaggi sinistri è impressionante. Il suo stile scorrevole e veloce diventa più sobrio e riflessivo quando analizza i fatti. Oggi nessuno come lui scrive con maggiore autorità sulle organizzazioni criminali italiane. "Times Literary Supplement"

Gli italiani spesso si lamentano che gli stranieri siano ossessionati dalla mafia e trasformino un problema circoscritto di crimine organizzato in uno stereotipo che danneggia l'immagine dell'intera nazione. Tuttavia, come John Dickie dimostra in questo libro agghiacciante e rivelatore, il problema vero è che lo stereotipo è corretto. "The Times"

Mafia Republic si basa su due semplici principi: il primo è che fra le tre grandi mafie italiane esistono molte più differenze di quanto potrebbe sembrare a prima vista; alcune di queste differenze sono sottili, altre molto nette, ma ciascuna rappresenta un adattamento finalizzato a consentire a quella particolare organizzazione criminale di sopravvivere e prosperare nel proprio contesto locale seguendo un suo percorso storico distinto. L'altro principio è che a dispetto di tutte queste intriganti differenze la storia delle diverse associazioni criminali assume un senso più chiaro se la si intreccia in un'unica narrazione; le mafie hanno molte cose in comune, prima fra tutte il rapporto perverso con lo Stato italiano, uno Stato in cui si sono infiltrate, con cui hanno collaborato, contro cui hanno combattuto; l'Italia non ha entità criminali statiche e solitarie, ma un ricco ecosistema malavitoso che continua ancora oggi a generare nuove forme di vita.

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Dettagli prodotto
ASIN: B01DMQLNZY
Editore: Editori Laterza (31 marzo 2016)
Lingua: Italiano
Dimensioni file: 6244 KB
Da testo a voce: Abilitato
Screen Reader: Supportato
Miglioramenti tipografici: Abilitato
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2 months ago
#MafiaRepublic #JohnDickie Descrizione volume

La prima storia comparata di Cosa Nostra, camorra e ndrangheta dal 1946 a oggi: come le mafie sono entrate nella fase più ricca e sanguinaria della loro storia e come si sono trasformate in una rete criminale globale.

È unimmagine dellItalia fosca, ma disegnata con esperienza e maestria. John Dickie ha straordinarie capacità narrative. La sua abilità di raccontare trame losche e personaggi sinistri è impressionante. Il suo stile scorrevole e veloce diventa più sobrio e riflessivo quando analizza i fatti. Oggi nessuno come lui scrive con maggiore autorità sulle organizzazioni criminali italiane. Times Literary Supplement

Gli italiani spesso si lamentano che gli stranieri siano ossessionati dalla mafia e trasformino un problema circoscritto di crimine organizzato in uno stereotipo che danneggia limmagine dellintera nazione. Tuttavia, come John Dickie dimostra in questo libro agghiacciante e rivelatore, il problema vero è che lo stereotipo è corretto. The Times

Mafia Republic si basa su due semplici principi: il primo è che fra le tre grandi mafie italiane esistono molte più differenze di quanto potrebbe sembrare a prima vista; alcune di queste differenze sono sottili, altre molto nette, ma ciascuna rappresenta un adattamento finalizzato a consentire a quella particolare organizzazione criminale di sopravvivere e prosperare nel proprio contesto locale seguendo un suo percorso storico distinto. Laltro principio è che a dispetto di tutte queste intriganti differenze la storia delle diverse associazioni criminali assume un senso più chiaro se la si intreccia in ununica narrazione; le mafie hanno molte cose in comune, prima fra tutte il rapporto perverso con lo Stato italiano, uno Stato in cui si sono infiltrate, con cui hanno collaborato, contro cui hanno combattuto; lItalia non ha entità criminali statiche e solitarie, ma un ricco ecosistema malavitoso che continua ancora oggi a generare nuove forme di vita.

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Esce questa settimana per Odoya il nuovo libro del presidente della Fondazione Tatarella Francesco Giubilei “Strapaese. L’Italia dei paesi e delle chiese di campagna. Da Maccari a Longanesi, da Papini a Soffici”. Un testo alla scoperta dell’identità culturale italiana a partire dall’esperienza delle riviste fiorentine di inizio Novecento con Papini, Prezzolini e Soffici, passando per il movimento letterario di Strapaese con Maccari, Longanesi, Malaparte fino al giorno d’oggi. Nel libro si racconta ciò che rimane della genuinità e dei valori della vita di paese e di provincia (a partire dal senso di comunità) che si stanno sempre più smarrendo ma andrebbero riscoperti come emerso durante la pandemia. Ne ha parlato “Libero” in apertura delle pagine culturali. ... See MoreSee Less

2 months ago
Esce questa settimana per Odoya il  nuovo libro del presidente della Fondazione Tatarella  Francesco Giubilei  “Strapaese. L’Italia dei paesi e delle chiese di campagna. Da Maccari a Longanesi, da Papini a Soffici”. Un testo alla scoperta dell’identità culturale italiana a partire dall’esperienza delle riviste fiorentine di inizio Novecento con Papini, Prezzolini e Soffici, passando per il movimento letterario di Strapaese con Maccari, Longanesi, Malaparte fino al giorno d’oggi. Nel libro si racconta ciò che rimane della genuinità e dei valori della vita di paese e di provincia (a partire dal senso di comunità) che si stanno sempre più smarrendo ma andrebbero riscoperti come emerso durante la pandemia. Ne ha parlato “Libero” in apertura delle pagine culturali.

Marzio Tremaglia (1958-2000) alleanzacattolica.it
25 Aprile 2020 - Autore: Oscar Sanguinetti

di Oscar Sanguinetti

Venti anni or sono, alla vigilia di Pasqua, moriva Marzio Tremaglia: non era riuscito a sconfiggere il male che da molti mesi combatteva con coraggio. Era nato a Bergamo nel 1958 da Mirko, dirigente e parlamentare prima del Movimento Sociale-Destra Nazionale e poi di Alleanza Nazionale, scomparso nel 2011 ottantacinquenne. Marzio si era laureato in giurisprudenza all’Uni­ver­sità Cattolica del Sacro Cuore di Milano e aveva intrapreso la carriera di avvocato; era sposato con Loredana e padre di due figli. Fin dai primi anni della giovinezza aveva militato nei gruppi giovanili del par­tito e anch’egli era entrato nel gruppo dirigente del partito. Nel 1980, giovanis­simo, era stato eletto consigliere co­munale nella sua città, Bergamo, e riconfermato per due tor­na­te successive. Dal 1995 alla morte, era stato deputato all’As­sem­blea del­la Regione Lombardia per Alleanza Nazionale e as­ses­­sore al­la Trasparenza e alla Cultura della giunta di Roberto For­mi­go­ni.

Giornalista e uomo di non comune cultura, nel suo ruolo istituzionale nelle illustri città della sua regione ha avviato riuscite iniziative — ricerche, mo­stre, pubblicazioni — finalizzate a valorizzare l’identità lombarda e, di rimando, l’identità italiana.

Con altri amici, ebbi modo di conoscerlo e di apprezzarlo come intelligente interlocutore e sponsor in una di queste occasioni, l’organizzazione nel 1999 — pochi mesi prima della sua scomparsa — di un convegno scientifico sulle insorgenze contro-rivoluzionarie in età napoleonica, che coinvolse le migliori forze della cultura non partitica di destra, fra cui l’Istituto per la Storia delle Insorgenze.

Stimato anche dagli avversari politici per il suo stile garbato ma non dis­giunto da fermezza, Marzio Tremaglia è stato un esempio di quegli “uomini nuovi” che si sarebbe auspicato fiorissero più numerosi nelle file della destra nazionale italiana dopo il 1989: uomini e donne, cioè, fedeli alle tradizioni, ma che non vivessero di nostalgia, preferendo alla rievocazione — pur doverosa — l’attualizzazione dei principi di sempre in forme aggiornate in un mondo, come quello successivo al crollo del comunismo sovietico, che non era più quello dei padri. Era facile pronosticare per lui, se fosse vissuto, una luminosa carriera politica nel contesto, “sbloccato” per la destra nazionale, degli anni Duemila.

Ha lasciato scritto: «Cre­do nei valori del radicamento, della identità e del­la libertà; nei valori che nascono dalla tutela della dignità per­sonale. Sono convinto che la vita non può ridursi allo scambio, alla produzione o al mercato ma necessita di dimensioni più al­te e diverse. Penso che l’apertura al sacro e al bello non siano so­lo problemi individuali. Credo in una dimensione etica della vita che si riassume nel senso dell’onore, nel rispetto fon­da­men­ta­le verso se stessi, nel rifiuto del compromesso sistematico e nel­la certezza che esistono beni superiori alla vita e alla libertà per i quali a volte è giusto sacrificare vita e libertà».

Sabato, 25 aprile 2020

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Archiviato in:In evidenza, Ricorrenze
Info Oscar Sanguinetti
Oscar Sanguinetti, milanese, già ricercatore del CNR e docente di materie storiche all’Università Europea di Roma; saggista e articolista; autore di diversi volumi di biografia e di storia; membro del direttivo nazionale di Alleanza Cattolica .

#librodelgiorno #bibliotecaTatarella #MTremaglia
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2 months ago
Marzio Tremaglia (1958-2000) alleanzacattolica.it
25 Aprile 2020 - Autore: Oscar Sanguinetti

di Oscar Sanguinetti

Venti anni or sono, alla vigilia di Pasqua, moriva Marzio Tremaglia: non era riuscito a sconfiggere il male che da molti mesi combatteva con coraggio. Era nato a Bergamo nel 1958 da Mirko, dirigente e parlamentare prima del Movimento Sociale-Destra Nazionale e poi di Alleanza Nazionale, scomparso nel 2011 ottantacinquenne. Marzio si era laureato in giurisprudenza all’Uni­ver­sità Cattolica del Sacro Cuore di Milano e aveva intrapreso la carriera di avvocato; era sposato con Loredana e padre di due figli. Fin dai primi anni della giovinezza aveva militato nei gruppi giovanili del par­tito e anch’egli era entrato nel gruppo dirigente del partito. Nel 1980, giovanis­simo, era stato eletto consigliere co­munale nella sua città, Bergamo, e riconfermato per due tor­na­te successive. Dal 1995 alla morte, era stato deputato all’As­sem­blea del­la Regione Lombardia per Alleanza Nazionale e as­ses­­sore al­la Trasparenza e alla Cultura della giunta di Roberto For­mi­go­ni.

Giornalista e uomo di non comune cultura, nel suo ruolo istituzionale nelle illustri città della sua regione ha avviato riuscite iniziative — ricerche, mo­stre, pubblicazioni — finalizzate a valorizzare l’identità lombarda e, di rimando, l’identità italiana.

Con altri amici, ebbi modo di conoscerlo e di apprezzarlo come intelligente interlocutore e sponsor in una di queste occasioni, l’organizzazione nel 1999 — pochi mesi prima della sua scomparsa — di un convegno scientifico sulle insorgenze contro-rivoluzionarie in età napoleonica, che coinvolse le migliori forze della cultura non partitica di destra, fra cui l’Istituto per la Storia delle Insorgenze.

Stimato anche dagli avversari politici per il suo stile garbato ma non dis­giunto da fermezza, Marzio Tremaglia è stato un esempio di quegli “uomini nuovi” che si sarebbe auspicato fiorissero più numerosi nelle file della destra nazionale italiana dopo il 1989: uomini e donne, cioè, fedeli alle tradizioni, ma che non vivessero di nostalgia, preferendo alla rievocazione — pur doverosa — l’attualizzazione dei principi di sempre in forme aggiornate in un mondo, come quello successivo al crollo del comunismo sovietico, che non era più quello dei padri. Era facile pronosticare per lui, se fosse vissuto, una luminosa carriera politica nel contesto, “sbloccato” per la destra nazionale, degli anni Duemila.

Ha lasciato scritto: «Cre­do nei valori del radicamento, della identità e del­la libertà; nei valori che nascono dalla tutela della dignità per­sonale. Sono convinto che la vita non può ridursi allo scambio, alla produzione o al mercato ma necessita di dimensioni più al­te e diverse. Penso che l’apertura al sacro e al bello non siano so­lo problemi individuali. Credo in una dimensione etica della vita che si riassume nel senso dell’onore, nel rispetto fon­da­men­ta­le verso se stessi, nel rifiuto del compromesso sistematico e nel­la certezza che esistono beni superiori alla vita e alla libertà per i quali a volte è giusto sacrificare vita e libertà».

Sabato, 25 aprile 2020

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Info Oscar Sanguinetti
Oscar Sanguinetti, milanese, già ricercatore del CNR e docente di materie storiche all’Università Europea di Roma; saggista e articolista; autore di diversi volumi di biografia e di storia; membro del direttivo nazionale di Alleanza Cattolica .

#librodelgiorno #bibliotecaTatarella #MTremaglia

Francesco Germinario

Argomenti per lo sterminio

L'antisemitismo e i suoi stereotipi nella cultura europea (1850-1920)

Fra la prima metà dell'Ottocento e gli inizi del Novecento in Europa si afferma una cultura che procede sicura nella razzizzazione della figura dell'ebreo. È il caso di dire che la cultura «alta» - espressa da scrittori, scienziati sociali, medici e famosi pubblicisti - legittima gli atteggiamenti dell'antisemitismo militante, impegnati nelle agitazioni di piazza.
Ecco perché, vista dall'angolazione delle rampe di selezione di Auschwitz-Birkenau, la cultura europea non può rivendicare patenti di immunità o di innocenza. La cultura politica antisemita ha agito semmai da amplificatore di giudizi e atteggiamenti antiebraici, che settori consistenti di intellettuali europei avevano elaborato al chiuso dei loro studi.
Sul piano storiografico bisogna allora chiedersi se il nazismo non potesse presentarsi quale erede di determinati filoni e atteggiamenti culturali e «scientifici», ampiamente diffusi nella cultura europea dei decenni precedenti.

#illibrodioggi #TesiInStoriaContemporanea
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2 months ago
Francesco Germinario

Argomenti per lo sterminio

Lantisemitismo e i suoi stereotipi nella cultura europea (1850-1920)

Fra la prima metà dellOttocento e gli inizi del Novecento in Europa si afferma una cultura che procede sicura nella razzizzazione della figura dellebreo. È il caso di dire che la cultura «alta» - espressa da scrittori, scienziati sociali, medici e famosi pubblicisti - legittima gli atteggiamenti dellantisemitismo militante, impegnati nelle agitazioni di piazza.
Ecco perché, vista dallangolazione delle rampe di selezione di Auschwitz-Birkenau, la cultura europea non può rivendicare patenti di immunità o di innocenza. La cultura politica antisemita ha agito semmai da amplificatore di giudizi e atteggiamenti antiebraici, che settori consistenti di intellettuali europei avevano elaborato al chiuso dei loro studi.
Sul piano storiografico bisogna allora chiedersi se il nazismo non potesse presentarsi quale erede di determinati filoni e atteggiamenti culturali e «scientifici», ampiamente diffusi nella cultura europea dei decenni precedenti.

#illibrodioggi #TesiInStoriaContemporanea

Alcuni scatti della serata con VITTORIO SGARBI: "ECCE CARAVAGGIO" per la rassegna "Incontri d'Autore" , realizzati dal giovane e talentuoso fotografo barese #PieroMeli , che si ringrazia.

Vittorio Sgarbi
#annalisatatarella
Fondazione Tatarella
Villa de Grecis
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2 months ago

🇮🇹 19 luglio 1992 - 19 luglio 2021 🇮🇹
"La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità…”PAOLO BORSELLINO
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2 months ago
🇮🇹 19 luglio 1992 - 19 luglio 2021 🇮🇹
La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità…”PAOLO BORSELLINO

VITTORIO SGARBI : "ECCE CARAVAGGIO" per la rassegna Incontri d'Autore

Alcune immagini della straordinaria serata di ieri, all'insegna dell'arte e del sapere con l'on. Vittorio Sgarbi , che ancora un volta ci ha onorati della sua amicizia, competenza e disponibilità, nonostante i numerosissimi impegni.
Con la presentazione di "Ecce Caravaggio" , edito da La nave di Teseo , abbiamo vissuto un incredibile viaggio nell'arte lungo 70 anni, fino a scoprire l'ultimo ritrovamento attribuito a Caravaggio, "Hecce Homo".
Tra storie del passato, aneddoti, ironia, riferimenti all'attualità, Sgarbi ha incantato il numeroso e partecipe pubblico a cui va il nostro sincero ringraziamento.
Grazie anche ai tecnici, all'impeccabile ospitalità di Villa de Grecis e, ovviamente, a #VittorioSgarbi, indiscusso e amato protagonista della serata.

Grazie a tutti.
A presto
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2 months ago

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😂😃😃😃😃

Eeeee daje eee Vittorio

La visita di Vittorio Sgarbi alla Fondazione Tatarella, tra ricordi, immagini e storia.
Un momento molto importante ed emozionante per noi, onorati da sempre della sua amicizia e disponibilità.
Grazie, Vittorio.
Benvenuto a casa.
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2 months ago

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Bravo Fabri. Siamo diventati tutti delle reliquie da conservare per fare posto a ex DC ex UDR ex UDC che della destra non gli fottono proprio nulla.

Ottimo ed interessante

👏👏👏👏👏

🤗💎🌾🌞❤️👍

La visita di Vittorio Sgarbi alla Fondazione Tatarella. ... See MoreSee Less

2 months ago
La visita di Vittorio Sgarbi alla Fondazione Tatarella.Image attachment

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Che dite TATARELLA sarebbe contento

Vittorio sei un grande.

Grande onore!

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2 months ago

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Ciao Vittorio

Davvero dispiaciuta di non aver potuto partecipare per via del tempo pazzerello 🙁

👏👏👏👏

🔴 EVENTO AL COPERTO alle 21.30 - QUESTA SERA

🔴 Avviso per i partecipanti registrati

L'incontro con l'on. VITTORIO SGARBI : "ECCE CARAVAGGIO" per la rassegna Incontri d'Autore si svolgerà al #coperto, nella Sala Orangerie, di Villa de Grecis
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2 months ago
🔴 EVENTO AL COPERTO alle 21.30 - QUESTA SERA 

🔴 Avviso per i partecipanti registrati 

Lincontro con lon. VITTORIO SGARBI : ECCE CARAVAGGIO per la rassegna Incontri dAutore si svolgerà al #coperto, nella Sala Orangerie, di Villa de Grecis

Oggi su “Libero” intervista al Presidente della Fondazione Tatarella Francesco Giubilei sulle tragiche alluvioni nel nord Europa e sul Green Deal. "È necessario coniugare ecologia ed economia, senza considerare l’uomo un nemico della natura". ... See MoreSee Less

2 months ago
Oggi su “Libero” intervista al Presidente della Fondazione Tatarella Francesco Giubilei sulle tragiche alluvioni nel nord Europa e sul Green Deal. È necessario coniugare ecologia ed economia, senza considerare l’uomo un nemico della natura.

Lavori in corso per l'allestimento degli stendardi ritrovati nella casa natia di Pinuccio e Salvatore. ... See MoreSee Less

2 months ago
Lavori in corso per lallestimento degli stendardi ritrovati nella casa natia di Pinuccio e Salvatore.

VITTORIO SGARBI: "ECCE CARAVAGGIO" per la rassegna "Incontri d'Autore"

Bari, #17luglio, ore 21.30, a Villa de Grecis

“Ecce Caravaggio”, edito da La nave di Teseo, è il primo libro che ricostruisce - con documenti, immagini e prove - la storia avventurosa della nuova «apparizione» del dipinto attribuito a Caravaggio. Il tassello più recente nella narrazione del "mito" del pittore lombardo, che lo avvolge fin dalla sua riscoperta nel 1951.

La serata, introdotta dalla giornalista Annalisa Tatarella, è aperta al pubblico con ingresso gratuito, previa prenotazione - per motivi di sicurezza - al seguente indirizzo email:

fondazionetatarella@gmail.com

Grazie ai tanti amici che hanno già confermato la loro partecipazione.

Vi aspettiamo con Vittorio Sgarbi, il più grande conoscitore delle opere di Caravaggio.
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2 months ago
VITTORIO SGARBI: ECCE CARAVAGGIO per la rassegna Incontri dAutore

Bari, #17luglio, ore 21.30, a Villa de Grecis

“Ecce Caravaggio”, edito da La nave di Teseo, è il primo libro che ricostruisce - con documenti, immagini e prove - la storia avventurosa della nuova «apparizione» del dipinto attribuito a Caravaggio. Il tassello più recente nella narrazione del mito del pittore lombardo, che lo avvolge fin dalla sua riscoperta nel 1951.

La serata, introdotta dalla giornalista Annalisa Tatarella, è aperta al pubblico con ingresso gratuito, previa prenotazione - per motivi di sicurezza - al seguente indirizzo email:

fondazionetatarella@gmail.com

Grazie ai tanti amici che hanno già confermato la loro partecipazione.

Vi aspettiamo con Vittorio Sgarbi, il più grande conoscitore delle opere di Caravaggio.

🔴𝐏𝐑𝐎𝐒𝐒𝐈𝐌𝐎 𝐄𝐕𝐄𝐍𝐓𝐎 📖 ✍️

🔴𝐕𝐈𝐓𝐓𝐎𝐑𝐈𝐎 𝐒𝐆𝐀𝐑𝐁𝐈
𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚 “𝐄𝐜𝐜𝐞 𝐂𝐚𝐫𝐚𝐯𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨” 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐅𝐨𝐧𝐝𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐓𝐚𝐭𝐚𝐫𝐞𝐥𝐥𝐚
𝐒𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞

Per la rassegna letteraria Incontri d'Autore, la Fondazione Tatarella – con il patrocinio del Comune di Bari, della Regione Puglia e dell’Università degli Studi Aldo Moro” - è lieta e onorata di ospitare l’on. Vittorio Sgarbi per la presentazione del suo nuovo libro, “Ecce Caravaggio. Da Roberto Longhi a oggi”, a Bari, il #17luglio p.v., alle ore 21.30, nella suggestiva cornice di Villa de Grecis, in via Delle Murge, 63

“Ecce Caravaggio”, edito da La nave di Teseo, è il primo libro che ricostruisce - con documenti, immagini e prove - la storia avventurosa della nuova «apparizione» del dipinto attribuito a Caravaggio. Il tassello più recente nella narrazione del "mito" del pittore lombardo, che lo avvolge fin dalla sua riscoperta nel 1951.
L'evento, dedicato ad uno dei più grandi pittori italiani e ai suoi dipinti ritrovati e poi valorizzati dal 1650 in poi, sarà caratterizzato anche dalla videoproiezione di diverse opere che Vittorio Sgarbi, considerato tra i massimi esperti e conoscitori dei quadri di Caravaggio, commenterà con la competenza e la chiarezza che lo contraddistinguono da sempre.

La serata, introdotta dalla giornalista Annalisa Tatarella, è aperta al pubblico con ingresso gratuito, previa prenotazione - per motivi di sicurezza - al seguente indirizzo email:

fondazionetatarellagiuseppe@gmail.com

Vi aspettiamo
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2 months ago
🔴𝐏𝐑𝐎𝐒𝐒𝐈𝐌𝐎 𝐄𝐕𝐄𝐍𝐓𝐎 📖 ✍️

🔴𝐕𝐈𝐓𝐓𝐎𝐑𝐈𝐎 𝐒𝐆𝐀𝐑𝐁𝐈 
𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚 “𝐄𝐜𝐜𝐞 𝐂𝐚𝐫𝐚𝐯𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨” 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐅𝐨𝐧𝐝𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐓𝐚𝐭𝐚𝐫𝐞𝐥𝐥𝐚
𝐒𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞

Per la rassegna letteraria Incontri dAutore, la Fondazione Tatarella – con il patrocinio del Comune di Bari, della Regione Puglia e dell’Università degli Studi Aldo Moro” - è lieta e onorata di ospitare l’on. Vittorio Sgarbi per la presentazione del suo nuovo libro, “Ecce Caravaggio. Da Roberto Longhi a oggi”, a  Bari, il #17luglio p.v., alle ore 21.30, nella suggestiva cornice di Villa de Grecis, in via Delle Murge, 63

“Ecce Caravaggio”, edito da La nave di Teseo, è il primo libro che ricostruisce - con documenti, immagini e prove - la storia avventurosa della nuova «apparizione» del dipinto attribuito a Caravaggio. Il tassello più recente nella narrazione del mito del pittore lombardo, che lo avvolge fin dalla sua riscoperta nel 1951.
Levento, dedicato ad uno dei più grandi pittori italiani e ai suoi dipinti ritrovati e poi valorizzati dal 1650 in poi, sarà caratterizzato anche dalla videoproiezione di diverse opere che Vittorio Sgarbi, considerato tra i massimi esperti e conoscitori dei quadri di Caravaggio, commenterà con la competenza e la chiarezza che lo contraddistinguono da sempre.

La serata, introdotta dalla giornalista Annalisa Tatarella, è aperta al pubblico con ingresso gratuito, previa prenotazione - per motivi di sicurezza - al seguente indirizzo email:

fondazionetatarellagiuseppe@gmail.com

Vi aspettiamo

In questi giorni è in atto una scontro tra l’Ue e l’Ungheria. Qual è la posizione del governo ungherese? Il Presidente della Fondazione Tatarella Francesco Giubilei ne ha parlato a Budapest in un’intervista per “Il Giornale” con il Ministro della Giustizia ungherese Judit Varga: “si rispetti la volontà degli ungheresi, votano conservatore dal 2010”. Leggi l'intervista nei commenti del post 👇 ... See MoreSee Less

2 months ago
In questi giorni è in atto una scontro tra l’Ue e l’Ungheria. Qual è la posizione del governo ungherese? Il Presidente della Fondazione Tatarella Francesco Giubilei ne ha parlato a Budapest in un’intervista per “Il Giornale” con il Ministro della Giustizia ungherese Judit Varga: “si rispetti la volontà degli ungheresi, votano conservatore dal 2010”. Leggi lintervista nei commenti del post 👇

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Di seguito l'intervista

Il Presidente della Fondazione Tatarella Francesco Giubilei ritira il Premio Acqui Ambiente per il suo ultimo libro “Conservare la natura” vinto in passato da Bruno Guerri, Zecchi, Tozzi, Sgarbi, Barbareschi. ... See MoreSee Less

2 months ago
Il Presidente della Fondazione Tatarella Francesco Giubilei  ritira il Premio Acqui Ambiente per il suo ultimo libro “Conservare la natura” vinto in passato da Bruno Guerri, Zecchi, Tozzi, Sgarbi, Barbareschi.

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Complimenti

Complimenti!

«Il cantore della prima e più autentica stagione risorgimentale»

Goffredo Mameli dei Mannelli, meglio noto come Goffredo Mameli (Genova, 5 settembre 1827 – Roma, 6 luglio 1849), è stato un poeta e patriota italiano. Annoverato tra le figure più famose del Risorgimento italiano, morì a soli 21 anni a Roma nel 1849, in seguito a una ferita infetta che si procurò durante la difesa della seconda Repubblica Romana. È l'autore del testo de Il Canto degli Italiani, inno nazionale della Repubblica Italiana dal 1946.

#GoffredoMameli #Mameli #InnoNazionale 🇮🇹
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2 months ago
«Il cantore della prima e più autentica stagione risorgimentale»

Goffredo Mameli dei Mannelli, meglio noto come Goffredo Mameli (Genova, 5 settembre 1827 – Roma, 6 luglio 1849), è stato un poeta e patriota italiano. Annoverato tra le figure più famose del Risorgimento italiano, morì a soli 21 anni a Roma nel 1849, in seguito a una ferita infetta che si procurò durante la difesa della seconda Repubblica Romana. È lautore del testo de Il Canto degli Italiani, inno nazionale della Repubblica Italiana dal 1946.

#GoffredoMameli #Mameli #InnoNazionale 🇮🇹

Striscioni del MSI - Destra Nazionale per il referendum abrogativo sul divorzio del 1974, ritrovati nella casa natia di Pinuccio e Salvatore Tatarella a Cerignola. Da oggi avranno nuova vita e saranno esposti nell'archivio della Fondazione Tatarella per essere ancora una volta ammirati. ... See MoreSee Less

2 months ago
Striscioni del MSI - Destra Nazionale per il referendum abrogativo sul divorzio del 1974, ritrovati nella casa natia di Pinuccio e Salvatore Tatarella a Cerignola. Da oggi avranno nuova vita e saranno esposti nellarchivio della Fondazione Tatarella per essere ancora una volta ammirati.

Il servizio di Antenna Sud 13 a cura del giornalista #AntonioBucci ,che ringraziamo, sulla presentazione del libro di #FabrizioFrullani , "Da Destra a Destra", tenutasi ieri pomeriggio.

Buona visione
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3 months ago
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In un caldo pomeriggio barese partecipata presentazione dell'interessante libro di Fabrizio Frullani "Da destra a destra".
Il libro racconta la storia di Fratelli d'Italia
e l'impegno di Giorgia Meloni per una destra moderna e liberale. Grazie ECR Group - Conservatives & Reformists in the European Parliament per aver promosso con la Fondazione Tatarella questo incontro che ha segnato la ripartenza in presenza. Grazie a Raffaele Fitto Marcello Gemmato Fabrizio Tatarella per i loro interventi.
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3 months ago

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Complimenti a tutti gli organizzatori

Un incontro davvero interessante 👏

Fitto x piacere già alle scorse elezioni regionali hai fatto buca.....dai spazio ai giovani....lascia stare....per piacere te lo chiedo altrimenti io il primo non vado a votare più la destra

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3 months ago

di T. Ciocchetti - Fonte Difesa on-line.it #Storia 🇮🇹

Tra il 23 e il 24 ottobre 1942, a El Alamein, 100 km a ovest del Nilo, si combatte la più grande battaglia in terra d’Africa del Secondo Conflitto Mondiale.

La prima metà del 42 (l’anno fatidico dell’intera guerra mondiale) aveva visto l’Afrika Korps avanzare nel deserto in modo fulmineo. Malta, base britannica al centro del Mediterraneo, era stata messa a tacere, almeno temporaneamente, Tobruk era stata riconquistata, lasciando alle truppe di Rommel ogni genere di materiali, mezzi, carburante e 30.000 prigionieri di Sua Maestà.

Il Cairo sembrava ad un passo, nonostante il pessimismo dilagante nei comandi italo-germanici, Rommel, in poco più di tre mesi aveva portato le sue scarne divisioni a pochi km dal Nilo, senza però riuscire ad occupare Alessandria d’Egitto.

La corsa aveva prosciugato le riserve e allungato pericolosamente le linee di rifornimento – obbligando i reparti logistici a coprire centinaia di km sull’unica strada costiera percorribile, sotto il costante attacco della RAF – arrestando l’avanzata dell’Afrika Korps, costretta poi ad una terribile battaglia di logoramento, fatta di artiglierie e scontri con masse di corazzati.

Proprio la massa fece la differenza, infatti la vittoria britannica era scritta nei numeri: 250.000 soldati contro 120.000, 1.500 carri armati contro 500 (la maggior parte modelli antiquati), l’artiglieria parlava di un rapporto a favore dei britannici di 3 a 1.

La RAF poteva inoltre schierare 1.500 velivoli da combattimento contro appena 350 da parte degli italo-germanici.

Ingenti quantità di carburante a disposizione degli inglesi, mentre per l’Afrika Korps le riserve erano scarse.

La battaglia grande, cominciata alle 21.40 (ora italiana) del 23 ottobre, inizia con l’assenza di Rommel, convalescente in Austria, e vede la morte del suo sostituto, Stumme, deceduto a causa di un infarto nel corso di una ispezione alle prime linee.

Quando Rommel rientra e comincia ad impartire le prime disposizioni per cercare di arginare l’attacco britannico, il destino dell’Afrika Korps è già segnato.

L’operazione di Montgomery (comandante dell’VIII Armata britannica) inizialmente si concentra sul fianco sud del fronte (Operazione Lightfoot), dove tuttavia incontra la forte resistenza delle Divisioni FOLGORE e PAVIA; per molti giorni si susseguono scontri ravvicinati tra carri armati, le fanterie si battono fino all’ultimo sangue, con contrattacchi e manovre aggiranti, cadono migliaia di uomini.

Lo scontro si sposta verso nord (Operazione Supercharge) che sancirà l’atto finale della battaglia. Alle ore 01.05 del 2 novembre Montgomery, grazie alla superiorità numerica e materiale, dà inizio alla spinta finale.

Il Comando tedesco comprende che la soluzione migliore è quella di salvare le unità ancora operative, che tentano di disimpegnarsi dalla presa nemica, iniziando il 3 novembre a ripiegare combattendo. Gli ordini da Berlino (confermati da Roma) condannano le forze dell’Afrika Korps alla distruzione sul posto.

I soldati italiani combattono con grande coraggio. Le divisioni LITTORIO e ARIETE, per consentire lo sganciamento dei reparti germanici, contesero il passo al nemico fino all’annientamento. I bersaglieri si sacrificano fino all’ultimo uomo.

Le divisioni BOLOGNA e TRENTO vengono travolte il 4 novembre; nel pomeriggio del 5 dovette cedere le armi la divisione BRESCIA, il giorno dopo fu la volta della BRESCIA e della FOLGORE (300 sopravvissuti dai 5.000 partiti da Tarquinia).

Il comandante del XXXI battaglione guastatori alpini, maggiore Paolo Caccia Dominioni, disse che i nostri soldati si aggrapparono, ciascuno al proprio pezzo di deserto, quasi fosse terra promessa.

I britannici, nonostante la loro schiacciante superiorità in uomini e mezzi, furono costretti a guadagnarsi la vittoria a caro prezzo, metro su metro.

I nostri soldati sopperirono alla loro condizione di inferiorità con il cuore, il coraggio e un amore per la Patria che al giorno d’oggi solo pochi possono comprendere.
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3 months ago
di T. Ciocchetti - Fonte Difesa on-line.it #Storia 🇮🇹

Tra il 23 e il 24 ottobre 1942, a El Alamein, 100 km a ovest del Nilo, si combatte la più grande battaglia in terra d’Africa del Secondo Conflitto Mondiale.

La prima metà del 42 (l’anno fatidico dell’intera guerra mondiale) aveva visto l’Afrika Korps avanzare nel deserto in modo fulmineo. Malta, base britannica al centro del Mediterraneo, era stata messa a tacere, almeno temporaneamente, Tobruk era stata riconquistata, lasciando alle truppe di Rommel ogni genere di materiali, mezzi, carburante e 30.000 prigionieri di Sua Maestà.

Il Cairo sembrava ad un passo, nonostante il pessimismo dilagante nei comandi italo-germanici, Rommel, in poco più di tre mesi aveva portato le sue scarne divisioni a pochi km dal Nilo, senza però riuscire ad occupare Alessandria d’Egitto.

La corsa aveva prosciugato le riserve e allungato pericolosamente le linee di rifornimento – obbligando i reparti logistici a coprire centinaia di km sull’unica strada costiera percorribile, sotto il costante attacco della RAF – arrestando l’avanzata dell’Afrika Korps, costretta poi ad una terribile battaglia di logoramento, fatta di artiglierie e scontri con masse di corazzati.

Proprio la massa fece la differenza, infatti la vittoria britannica era scritta nei numeri: 250.000 soldati contro 120.000, 1.500 carri armati contro 500 (la maggior parte modelli antiquati), l’artiglieria parlava di un rapporto a favore dei britannici di 3 a 1.

La RAF poteva inoltre schierare 1.500 velivoli da combattimento contro appena 350 da parte degli italo-germanici.

Ingenti quantità di carburante a disposizione degli inglesi, mentre per l’Afrika Korps le riserve erano scarse.

La battaglia grande, cominciata alle 21.40 (ora italiana) del 23 ottobre, inizia con l’assenza di Rommel, convalescente in Austria, e vede la morte del suo sostituto, Stumme, deceduto a causa di un infarto nel corso di una ispezione alle prime linee.

Quando Rommel rientra e comincia ad impartire le prime disposizioni per cercare di arginare l’attacco britannico, il destino dell’Afrika Korps è già segnato.

L’operazione di Montgomery (comandante dell’VIII Armata britannica) inizialmente si concentra sul fianco sud del fronte (Operazione Lightfoot), dove tuttavia incontra la forte resistenza delle Divisioni FOLGORE e PAVIA; per molti giorni si susseguono scontri ravvicinati tra carri armati, le fanterie si battono fino all’ultimo sangue, con contrattacchi e manovre aggiranti, cadono migliaia di uomini.

Lo scontro si sposta verso nord (Operazione Supercharge) che sancirà l’atto finale della battaglia. Alle ore 01.05 del 2 novembre Montgomery, grazie alla superiorità numerica e materiale, dà inizio alla spinta finale.

Il Comando tedesco comprende che la soluzione migliore è quella di salvare le unità ancora operative, che tentano di disimpegnarsi dalla presa nemica, iniziando il 3 novembre a ripiegare combattendo. Gli ordini da Berlino (confermati da Roma) condannano le forze dell’Afrika Korps alla distruzione sul posto.

I soldati italiani combattono con grande coraggio. Le divisioni LITTORIO e ARIETE, per consentire lo sganciamento dei reparti germanici, contesero il passo al nemico fino all’annientamento. I bersaglieri si sacrificano fino all’ultimo uomo.

Le divisioni BOLOGNA e TRENTO vengono travolte il 4 novembre; nel pomeriggio del 5 dovette cedere le armi la divisione BRESCIA, il giorno dopo fu la volta della BRESCIA e della FOLGORE (300 sopravvissuti dai 5.000 partiti da Tarquinia).

Il comandante del XXXI battaglione guastatori alpini, maggiore Paolo Caccia Dominioni, disse che i nostri soldati si aggrapparono, ciascuno al proprio pezzo di deserto, quasi fosse terra promessa.

I britannici, nonostante la loro schiacciante superiorità in uomini e mezzi, furono costretti a guadagnarsi la vittoria a caro prezzo, metro su metro.

I nostri soldati sopperirono alla loro condizione di inferiorità con il cuore, il coraggio e un amore per la Patria che al giorno d’oggi solo pochi possono comprendere.

🔴𝗘𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 2 𝗹𝘂𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗿𝗲 17.30

𝗟𝗮 𝗙𝗼𝗻𝗱𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗧𝗮𝘁𝗮𝗿𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗮 𝗶𝗹 𝗹𝗶𝗯𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝗹𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗙𝗿𝘂𝗹𝗹𝗮𝗻𝗶, 𝗰𝗼𝗻 𝗧𝗮𝘁𝗮𝗿𝗲𝗹𝗹𝗮, 𝗚𝗲𝗺𝗺𝗮𝘁𝗼 𝗲 𝗙𝗶𝘁𝘁𝗼: "𝗗𝗮 𝗗𝗲𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗮 𝗗𝗲𝘀𝘁𝗿𝗮” (𝗲𝗱. 𝗦𝗲𝗰𝗼𝗽)

📌𝐕𝐞𝐧𝐞𝐫𝐝𝐢̀ 2 𝐥𝐮𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐨𝐫𝐞 17.30,
𝐕𝐢𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐨𝐦𝐚𝐧𝐚𝐳𝐳𝐢 𝐂𝐚𝐫𝐝𝐮𝐜𝐜𝐢

Per la rassegna "Incontri d'Autore" la Fondazione Tatarella presenterà il libro del giornalista #FabrizioFrullani, Da Destra a Destra -Storia, scena e retroscena del cammino di Fratelli d'Italia”, edito da #Secop

La presentazione, nel pieno rispetto delle norme anti Covid, si svolgerà 𝘃𝗲𝗻𝗲𝗿𝗱𝗶̀ 2 𝗹𝘂𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗿𝗲 17.30, 𝗮 𝗕𝗮𝗿𝗶, nella suggestiva cornice di 𝗩𝗶𝗹𝗹𝗮 𝗥𝗼𝗺𝗮𝗻𝗮𝘇𝘇𝗶 𝗖𝗮𝗿𝗱𝘂𝗰𝗰𝗶.

L’evento - promosso anche dalla
𝗙𝗼𝗻𝗱𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝘁𝗿𝗶𝗰𝗲 𝗲𝘂𝗿𝗼𝗽𝗲𝗮 𝗡𝗲𝘄 𝗗𝗶𝗿𝗲𝗰𝘁𝗶𝗼𝗻 𝗲 𝗱𝗮 𝗘𝗖𝗥, 𝗚𝗿𝘂𝗽𝗽𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗖𝗼𝗻𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗲 𝗿𝗶𝗳𝗼𝗿𝗺𝗶𝘀𝘁𝗶 𝗲𝘂𝗿𝗼𝗽𝗲𝗶 - sarà introdotto dal Vice Presidente della Fondazione Fabrizio Tatarella e vedrà la partecipazione dell’autore e dei parlamentari Marcello Gemmato e Raffaele Fitto, Co-Presidente del Gruppo dei Conservatori al Parlamento Europeo.

✍️𝗙𝗮𝗯𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼 𝗙𝗿𝘂𝗹𝗹𝗮𝗻𝗶,
vicecapo redattore del TG2, segue la cronaca parlamentare da trent'anni e i principali avvenimenti della politica nazionale, europea e internazionale. Volto noto del telegiornale del secondo canale Rai, è stato spesso impegnato sul campo come inviato, protagonista e moderatore di eventi e dibattiti anche socio – culturali.

Ottimo conoscitore della destra italiana per averne raccontato la storia a partire dal MSI, con questo nuovo libro descrive puntualmente il rapido percorso di Fratelli d’Italia e la evoluzione della leadership di Giorgia Meloni. Il Vicecapo redattore del TG2 espone la cronologia della formazione politica che prese vita, nell’arco di pochi giorni del 2012, per presentarsi alle elezioni, riuscendo a raggiungere in breve tempo la quota minima per rappresentare la destra in Parlamento.

Frullani prosegue segnando tutti i passi evolutivi, che dal 2012 al 2020 hanno contraddistinto la crescita del partito, contestualizzandolo con le varie stagioni della politica nazionale, sino agli ultimi giorni dove i sondaggi indicano la conquista del secondo posto.

L’autore ha fatto intervenire nel suo libro ben 4 politologi di diversi orientamenti con posizioni diverse, concordanti su alcuni punti. Il primo è che Fratelli d’Italia è una realtà in espansione, di cui le altre forze politiche devono tener conto. Il secondo è che si tratta di una realtà legata al mondo della cultura, che va valorizzata, priva di “fascismo”.

Un viaggio da affrontare senza pregiudizi.

Fabrizio Frullani ha riportato tutta questa cronaca destinata a diventare storia con uno stile serrato e puntuale; il libro scorre dalla prima all'ultima pagina, e il lettore non prevenuto, quale che sia la sua appartenenza politica, non mancherà di trarre motivi di interesse e approfondimento da questa inchiesta documentata.

L'ingresso è libero e gratuito
Vi aspettiamo
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3 months ago
🔴𝗘𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 2 𝗹𝘂𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗿𝗲 17.30 

𝗟𝗮 𝗙𝗼𝗻𝗱𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗧𝗮𝘁𝗮𝗿𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗮 𝗶𝗹 𝗹𝗶𝗯𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝗹𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗙𝗿𝘂𝗹𝗹𝗮𝗻𝗶, 𝗰𝗼𝗻 𝗧𝗮𝘁𝗮𝗿𝗲𝗹𝗹𝗮, 𝗚𝗲𝗺𝗺𝗮𝘁𝗼 𝗲 𝗙𝗶𝘁𝘁𝗼: 𝗗𝗮 𝗗𝗲𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗮 𝗗𝗲𝘀𝘁𝗿𝗮” (𝗲𝗱. 𝗦𝗲𝗰𝗼𝗽)

📌𝐕𝐞𝐧𝐞𝐫𝐝𝐢̀ 2 𝐥𝐮𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐨𝐫𝐞 17.30,
𝐕𝐢𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐨𝐦𝐚𝐧𝐚𝐳𝐳𝐢 𝐂𝐚𝐫𝐝𝐮𝐜𝐜𝐢

Per la rassegna Incontri dAutore la Fondazione Tatarella presenterà il libro del giornalista #FabrizioFrullani, Da Destra a Destra -Storia, scena e retroscena del cammino di Fratelli dItalia”, edito da #Secop 

La presentazione, nel pieno rispetto delle norme anti Covid, si svolgerà 𝘃𝗲𝗻𝗲𝗿𝗱𝗶̀ 2 𝗹𝘂𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗿𝗲 17.30, 𝗮 𝗕𝗮𝗿𝗶, nella suggestiva cornice di 𝗩𝗶𝗹𝗹𝗮 𝗥𝗼𝗺𝗮𝗻𝗮𝘇𝘇𝗶 𝗖𝗮𝗿𝗱𝘂𝗰𝗰𝗶.

L’evento - promosso anche dalla 
𝗙𝗼𝗻𝗱𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝘁𝗿𝗶𝗰𝗲 𝗲𝘂𝗿𝗼𝗽𝗲𝗮 𝗡𝗲𝘄 𝗗𝗶𝗿𝗲𝗰𝘁𝗶𝗼𝗻 𝗲 𝗱𝗮 𝗘𝗖𝗥, 𝗚𝗿𝘂𝗽𝗽𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗖𝗼𝗻𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗲 𝗿𝗶𝗳𝗼𝗿𝗺𝗶𝘀𝘁𝗶 𝗲𝘂𝗿𝗼𝗽𝗲𝗶 - sarà introdotto dal Vice Presidente della Fondazione Fabrizio Tatarella e vedrà la partecipazione dell’autore e dei parlamentari Marcello Gemmato  e Raffaele Fitto, Co-Presidente del Gruppo dei Conservatori al Parlamento Europeo.

✍️𝗙𝗮𝗯𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼 𝗙𝗿𝘂𝗹𝗹𝗮𝗻𝗶,
vicecapo redattore del TG2, segue la cronaca parlamentare da trentanni e i principali avvenimenti della politica nazionale, europea e internazionale. Volto noto del telegiornale del secondo canale Rai, è stato spesso impegnato sul campo come inviato, protagonista e moderatore di eventi e dibattiti anche socio – culturali.

Ottimo conoscitore della destra italiana per averne raccontato la storia a partire dal MSI, con questo nuovo libro descrive puntualmente il rapido percorso di Fratelli d’Italia e la evoluzione della leadership di Giorgia Meloni. Il Vicecapo redattore del TG2 espone la cronologia della formazione politica che prese vita, nell’arco di pochi giorni del 2012, per presentarsi alle elezioni, riuscendo a raggiungere in breve tempo la quota minima per rappresentare la destra in Parlamento.

Frullani prosegue segnando tutti i passi evolutivi, che dal 2012 al 2020 hanno contraddistinto la crescita del partito, contestualizzandolo con le varie stagioni della politica nazionale, sino agli ultimi giorni dove i sondaggi indicano la conquista del secondo posto.

L’autore ha fatto intervenire nel suo libro ben 4 politologi di diversi orientamenti con posizioni diverse, concordanti su alcuni punti. Il primo è che Fratelli d’Italia è una realtà in espansione, di cui le altre forze politiche devono tener conto. Il secondo è che si tratta di una realtà legata al mondo della cultura, che va valorizzata, priva di “fascismo”.

Un viaggio da affrontare senza pregiudizi.

Fabrizio Frullani ha riportato tutta questa cronaca destinata a diventare storia con uno stile serrato e puntuale; il libro scorre dalla prima allultima pagina, e il lettore non prevenuto, quale che sia la sua appartenenza politica, non mancherà di trarre motivi di interesse e approfondimento da questa inchiesta documentata.

Lingresso è libero e gratuito
Vi aspettiamo

BRAY VISITA LA FONDAZIONE TATARELLA

Visita istituzionale alla sede della Fondazione Tatarella di Massimo Bray, Assessore alla cultura, turismo, sviluppo e impresa turistica della Regione Puglia. Già Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo nel 2013, Bray è Direttore generale della Treccani dal 2015, nonché intellettuale e autorevole studioso della cultura storico letteraria italiana.

Guidato dal Vice Presidente Avv. Fabrizio Tatarella e del Direttore della Fondazione Avv. Giuseppe Tatarella, Bray ha avuto modo di apprezzare la ricca Biblioteca della Fondazione, dichiarata dal Ministero per la Cultura di “eccezionale interesse culturale”, e l’Archivio documentale dichiarato di interesse “storico particolarmente importante” e attualmente sottoposto a interventi di riordino, inventariazione e digitalizzazione finanziati dal MiC.

Presenti all’incontro il Prof. Nicola Barbuti, ricercatore e docente del Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro e CEO della DABIMUS srl, Spin Off UNIBA specializzata nella digitalizzazione di beni documentali, impegnata nel Progetto per digitalizzare e indicizzare l'importante archivio dei fratelli Pinuccio e Salvatore Tatarella, e Loredana Gianfrate e Marianna Lo Basso, CEO e archivista professionista della società Imago Cooperativa Sociale, che sta provvedendo al riordinamento e schedatura dell’imponente archivio.

La Fondazione Tatarella ha recentemente ottenuto un nuovo finanziamento per proseguire questo imponente progetto presentando una nuova proposta sul Bando del MiC per la Concessione dei contributi a progetti per interventi su archivi dei movimenti politici, che la Direzione Generale Archivi ha valutato positivamente.

La Fondazione, infatti, conserva patrimonio librario e documentale del Msi e di An di maggior consistenza sia qualitativa, che numerica nel panorama culturale nazionale della storia politica del Novecento, e rappresenta un unicum per quando riguarda la destra italiana e la sua recente evoluzione storica.

Proprio nei locali della sede istituzionale, che trasudano storia e politica dagli anni del dopoguerra in poi, Pinuccio Tatarella ha immaginato il percorso della destra italiana nella sua evoluzione in moderna forza di governo. Tra questi documenti e queste carte che appartengono ai due fratelli Tatarella è possibile ricostruire non solo la storia e le vicende politiche di due persone, ma l’intera storia di una comunità, quella della destra italiana, raccontata da fonti primarie nei suoi processi di trasformazione verso i nuovi scenari politici della storia contemporanea.
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3 months ago

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Mio Tesoro Fabrizio.. Ho conosciuto L'anima di Giorgio Pinuccio e Salvatore.. Energia di civiltà e amore, perbenismo e stile di vita. STORIA. Grazie Pasquale Piemontese mattinata. AFFETTO Stima per la Missione di Educazione e perbenismo di bellezza. Abbracci!! A Mattinata Gargano. Progetto per la nostra Comunità. Lirica educativa per la scuola e per i nostri figli. Natalia Valli compositrice pianista soprano.Unica Meraviglia di BELLEZZA di Bel CANTO. Emozioni forti e bellezza. La politica è il parcheggio di professionisti falliti.. STIPENDIO fisso dallo stato. Riflettiamo..

«Riflettendo sul Rinascimento, ritroveremo l’energia per riconoscere i pericolosi difetti del tem