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22 Gennaio, 2020

#Prossimo #evento
#25gennaio #ore15
#bibliotecadellaFondazione

• Corso di Formazione Politica, lezione del giornalista e docente universitario #FrancescoGiorgino : "Dal comizio al tweet e al post: come cambia la comunicazione politica".

• Un appuntamento che vedrà anche la #presentazione del anche il suo ultimo #libro, "Alto Volume: politica, comunicazione e marketing", edito da LUISS Università Press, con due capitoli inediti che verranno illustrati per la prima volta.

Il libro affronta le tematiche inerenti alla convergenza della politica nelle logiche e nei linguaggi tipici della comunicazione e del marketing. Passando per un’attenta e chiara analisi della politica nell’era del web 2.0, andando a delineare i nuovi significati del concetto di populismo nell’era della politica post-moderna, nella seconda parte si giunge a sezioni dedicate ai soggetti di spicco che hanno incarnato ed incarnano, ognuno con differenti peculiarità, l’Italia dell’era dei sovranismi e dei populismi.
Un'analisi lucida, dettagliata e scientifica delle nuove tecniche di comunicazione, con uno studio dei immagine e informazioni sul sistema limbico, l'insieme di strutture cerebrali e circuiti neuronali, che guida la risposta agli eventi, e della loro ricaduta sul piano politico, per manipolare il consenso, conquistare e gestire il successo elettorale.

Vi aspettiamo
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#Prossimo #evento 
#25gennaio #ore15
#bibliotecadellaFondazione

• Corso di Formazione Politica, lezione del giornalista e docente universitario  #FrancescoGiorgino : Dal comizio al tweet e al post: come cambia la comunicazione politica. 

• Un appuntamento che vedrà anche la #presentazione del  anche il suo ultimo #libro, Alto Volume: politica, comunicazione e marketing, edito da LUISS Università Press, con due capitoli inediti che verranno illustrati per la prima volta.

Il libro affronta le tematiche inerenti alla convergenza della politica nelle logiche e nei linguaggi tipici della comunicazione e del marketing. Passando per un’attenta e chiara analisi della politica nell’era del web 2.0, andando a delineare i nuovi significati del concetto di populismo nell’era della politica post-moderna, nella seconda parte si giunge a sezioni dedicate ai soggetti di spicco che hanno incarnato ed incarnano, ognuno con differenti peculiarità, l’Italia dell’era dei sovranismi e dei populismi.
Unanalisi lucida, dettagliata e scientifica delle nuove tecniche di comunicazione, con uno studio dei immagine e  informazioni sul sistema limbico, linsieme di strutture cerebrali e circuiti neuronali, che guida la risposta agli eventi, e della loro ricaduta sul piano politico, per manipolare il consenso, conquistare e gestire il successo elettorale.

Vi aspettiamoImage attachment

21 Gennaio, 2020

Evento di Nazione Futura organizzato con il Presidente Francesco Giubilei questa sera a Torino, “Le anime della destra: sovranisti, conservatori, liberali” a cui ha partecipato insieme a Marco Gervasoni e Nicola Porro. ... Mostra tuttoMostra meno

Evento di Nazione Futura organizzato con il Presidente Francesco Giubilei questa sera a Torino, “Le anime della destra: sovranisti, conservatori, liberali” a cui ha partecipato insieme a Marco Gervasoni e Nicola Porro.Image attachmentImage attachment

21 Gennaio, 2020

DAL COMIZIO AL TWEET E AL POST. COME CAMBIA LA COMUNICAZIONE POLITICA

Sabato 25 gennaio, alle ore 15.00, attesa lezione del Prof. Francesco Giorgino, che presenterà anche il suo ultimo libro.
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DAL COMIZIO AL TWEET E AL POST. COME CAMBIA LA COMUNICAZIONE POLITICA

Sabato 25 gennaio, alle ore 15.00, attesa lezione del Prof. Francesco Giorgino, che presenterà anche il suo ultimo libro.

20 Gennaio, 2020

In corso l'allestimento della mostra permanente sui fratelli Pinuccio e Salvatore Tatarella. Un piccolo anticipo di ciò che potrete vedere visitando la sede della fondazione. Foto, manifesti, giornali e volantini ... Mostra tuttoMostra meno

In corso lallestimento della mostra permanente sui fratelli Pinuccio e Salvatore Tatarella. Un piccolo anticipo di ciò che potrete vedere visitando la sede della fondazione. Foto, manifesti, giornali e volantini

20 Gennaio, 2020

Questa sera alle ore 23.20, il Presidente della Fondazione Tatarella sarà a Quarta Repubblica su Rete4 ospite di Nicola Porro, tra gli ospiti che interverranno in trasmissione Giorgia Meloni e il presidente dell’Emilia Romagna Bonaccini 📺🇮🇹 ... Mostra tuttoMostra meno

Questa sera alle ore 23.20, il Presidente della Fondazione Tatarella sarà a Quarta Repubblica su Rete4 ospite di Nicola Porro, tra gli ospiti che interverranno in trasmissione Giorgia Meloni e il presidente dell’Emilia Romagna Bonaccini 📺🇮🇹

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Buongiorno Francesco seguirò tutta la trasmissione e aspetto il tuo intervento

19 Gennaio, 2020

"Siamo onorati di essere qui. Ringrazio lo staff della Fondazione Tatarella per averci ospitato, ma li ringrazio soprattutto per il lavoro che fanno ogni giorno. Sono un presidio di cultura di cui tutto il centrodestra ha bisogno". Gianni Alemanno ... Mostra tuttoMostra meno

Siamo onorati di essere qui. Ringrazio lo staff della Fondazione Tatarella per averci ospitato, ma li ringrazio soprattutto per il lavoro che fanno ogni giorno. Sono un presidio di cultura di cui tutto il centrodestra ha bisogno.  Gianni Alemanno

19 Gennaio, 2020

Su “Il Giornale” di ieri è uscita un’intera pagina sul convegno “National Conservatism” di cui Nazione Futura e il presidente della Fondazione Tatarella Francesco Giubilei sarà l’organizzatore italiano. Appuntamento al 4 febbraio a Roma con Orbán, Meloni, Salvini, Maréchal, Legutko, Hazony, Murray e Giubilei 🗞 ... Mostra tuttoMostra meno

Su “Il Giornale” di ieri è uscita un’intera pagina sul convegno “National Conservatism” di cui Nazione Futura e il presidente della Fondazione Tatarella Francesco Giubilei sarà l’organizzatore italiano. Appuntamento al 4 febbraio a Roma con Orbán, Meloni, Salvini, Maréchal, Legutko, Hazony, Murray e Giubilei 🗞

18 Gennaio, 2020

Presentazione "Sovranismo, le radici e il progetto", di e con #GianniAlemanno. ... Mostra tuttoMostra meno

18 Gennaio, 2020

É in corso l'affollata presentazione del libro "Sovranismo, le radici e il progetto", di e con
#GianniAlemanno.
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É in corso laffollata presentazione del libro Sovranismo, le radici e il progetto, di e con 
#GianniAlemanno.Image attachmentImage attachment

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Antonio Tisci Filippo Melchiorre Vito Angelo Ippedico Leonardo Giordano

18 Gennaio, 2020

È in corso la seconda lezione del corso di formazione con il Prof. Michele Troisi ... Mostra tuttoMostra meno

È in corso la seconda lezione del corso di formazione con il Prof. Michele TroisiImage attachment

17 Gennaio, 2020

SABATO 18 GENNAIO DOPPIO APPUNTAMENTO IN FONDAZIONE TATARELLA

1) alle 15.00 con la Scuola di Formazione Politica.
La tradizionale lezione di diritto costituzionale sarà tenuta da Michele Troisi, Professore di Diritto Costituzionale dell’Università del Salento, che interverrà sul tema “La crisi dei partiti e della rappresentanza politica regionale”.
2) alle 18.30 per il ciclo Incontri d'Autore presentazione del libro "Sovranismo. Le radici e il progetto" curato da Gianni Alemanno.
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SABATO 18 GENNAIO DOPPIO APPUNTAMENTO IN FONDAZIONE TATARELLA

1) alle 15.00 con la Scuola di Formazione Politica. 
La tradizionale lezione di diritto costituzionale sarà tenuta da Michele Troisi, Professore di Diritto Costituzionale dell’Università del Salento, che interverrà sul tema “La crisi dei partiti e della rappresentanza politica regionale”.
2) alle 18.30 per il ciclo Incontri dAutore presentazione del libro Sovranismo. Le radici e il progetto curato da Gianni Alemanno.Image attachment

17 Gennaio, 2020

Nel 1996 la testata "il Roma" fu rilanciata dal deputato Giuseppe Tatarella come organo d'informazione del Movimento politico-culturale "Mediterraneo", allineato su posizioni di centro-destra ma con l'idea di divenire una voce meridionalista. Successivamente fu siglato un accordo con «Il Giornale di Napoli», che dal 1998 uscì in allegato al «Roma». Direttore della nuova serie fu Gennaro Sangiuliano, affiancato da Antonio Sasso, che ne rilanciò la presenza culturale nel Mezzogiorno. #ArchivioTatarella ... Mostra tuttoMostra meno

Nel 1996 la testata il Roma fu rilanciata dal deputato Giuseppe Tatarella come organo dinformazione del Movimento politico-culturale Mediterraneo, allineato su posizioni di centro-destra ma con lidea di divenire una voce meridionalista. Successivamente fu siglato un accordo con «Il Giornale di Napoli», che dal 1998 uscì in allegato al «Roma». Direttore della nuova serie fu Gennaro Sangiuliano, affiancato da Antonio Sasso, che ne rilanciò la presenza culturale nel Mezzogiorno. #ArchivioTatarella

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Bei tempi Mimmo, quando redigiavamo gli articoli per la redazione tarantina.

Orgoglioso di averci collaborato.

16 Gennaio, 2020

4° CORSO DI FORMAZIONE POLITICA DELLA FONDAZIONE TATARELLA

Secondo incontro sabato 18 gennaio alle 15.00 con la Scuola di Formazione Politica. La tradizionale lezione di diritto costituzionale sarà tenuta da Michele Troisi, Professore di Diritto Costituzionale dell’Università del Salento, che interverrà sul tema “La crisi dei partiti e della rappresentanza politica regionale”.
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4° CORSO DI FORMAZIONE POLITICA DELLA FONDAZIONE TATARELLA

Secondo incontro sabato 18 gennaio alle 15.00 con la Scuola di Formazione Politica. La tradizionale lezione di diritto costituzionale sarà tenuta da Michele Troisi, Professore di Diritto Costituzionale dell’Università del Salento, che interverrà sul tema “La crisi dei partiti e della rappresentanza politica regionale”.

16 Gennaio, 2020

Il 16 gennaio 1969, Jan Palach si dà fuoco in Piazza San Venceslao per protesta contro la repressione sovietica della Primavera di Praga.
Era nato l'11 agosto 1948.
Era un patriota. Morirà dopo 3 giorni di agonia
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Il 16 gennaio 1969, Jan Palach si dà fuoco in Piazza San Venceslao per protesta contro la repressione sovietica della Primavera di Praga.
Era nato l11 agosto 1948.
Era un patriota. Morirà dopo 3 giorni di agonia

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Un gesto immenso ed eterno per la liberta'

16 Gennaio, 2020

"L'importanza degli archivi nella politica di oggi". Il servizio di Tele Bari sull'interessante Giornata di studio della Fondazione Tatarella. ... Mostra tuttoMostra meno

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Grandiosa iniziativa culturale. Pinuccio era orgoglioso della Sua puglia ed uomo di acutissima intelligenza.

16 Gennaio, 2020

Il prossimo appuntamento in Fondazione Tatarella per il ciclo “Incontri d’Autore” ospiterà il Gianni Alemanno sabato 18 gennaio alle ore 18.30, alla biblioteca della Fondazione, curatore del libro “Sovranismo. Le radici e il progetto” (Giubilei edizioni).

Con il curatore, introdotto da Fabrizio Tatarella,Vice Presidente della Fondazione Tatarella e Filippo Melchiorre, consigliere comunale di Bari, dialogheranno, moderati da Michele De Feudis i co autori del volume Vito Ippedico, Cesare Mevoli, Antonio Tisci, componente del Cda della Fondazione An e il Prof. Leonardo Giordano.

Moltissimi lo riconoscono come faro, alcuni lo disprezzano, altri lo banalizzano. Certo è che tutti ormai, da qualche anno, ne parlano. Ma cos’è davvero il sovranismo? E come si declina in una politica seria, concreta, strutturata, che sappia andare al di là degli slogan e della propaganda favorevole o avversa? E’ per rispondere a queste domande che arriva il volume “Sovranismo le radici e il progetto”, che mette insieme i contributi di 48 autori per dare vita a quella che può essere definita una “enciclopedia” del sovranismo. Un serio contributo per definire in modo strutturato ed esaustivo un fenomeno destinato a segnare un’epoca, un riferimento bibliografico veramente completo, l’unico esistente. Alemanno ha avuto la capacità di coagulare attorno a sé esperti, blogger, giornalisti, docenti, manager, pensatori, anche non necessariamente vicini ai suoi ideali, uniti in forza di un nobile fine: interpretare correttamente il sovranismo. Nel libro emergono chiare ed in modo strutturato tutte le criticità che hanno portato alla sua nascita e, parimenti, vengono indicate anche le cose che bisognerà fare in futuro mettendosi nei panni di un vero governo sovranista.

Biografia
Gianni Alemanno nato a Bari il 3 marzo del 1958 è un politico italiano, già ministro delle politiche agricole e forestali dal 2001 al 2006 per il Governo Berlusconi II e III, sindaco di Roma dal maggio 2008 al giugno 2013.
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Il prossimo appuntamento in Fondazione Tatarella per il ciclo “Incontri d’Autore” ospiterà il Gianni Alemanno sabato 18 gennaio alle ore 18.30, alla biblioteca della Fondazione, curatore del libro “Sovranismo. Le radici e il progetto” (Giubilei edizioni).
 
Con il curatore, introdotto da Fabrizio Tatarella,Vice Presidente della Fondazione Tatarella e Filippo Melchiorre, consigliere comunale di Bari, dialogheranno, moderati da Michele De Feudis i co autori del volume Vito Ippedico, Cesare Mevoli, Antonio Tisci, componente del Cda della Fondazione An e il Prof. Leonardo Giordano.
 
Moltissimi lo riconoscono come faro, alcuni lo disprezzano, altri lo banalizzano. Certo è che tutti ormai, da qualche anno, ne parlano. Ma cos’è davvero il sovranismo? E come si declina in una politica seria, concreta, strutturata, che sappia andare al di là degli slogan e della propaganda favorevole o avversa? E’ per rispondere a queste domande che arriva il volume “Sovranismo le radici e il progetto”, che mette insieme i contributi di 48 autori per dare vita a quella che può essere definita una “enciclopedia” del sovranismo. Un serio contributo per definire in modo strutturato ed esaustivo un fenomeno destinato a segnare un’epoca, un riferimento bibliografico veramente completo, l’unico esistente. Alemanno ha avuto la capacità di coagulare attorno a sé esperti, blogger, giornalisti, docenti, manager, pensatori, anche non necessariamente vicini ai suoi ideali, uniti in forza di un nobile fine: interpretare correttamente il sovranismo. Nel libro emergono chiare ed in modo strutturato tutte le criticità che hanno portato alla sua nascita e, parimenti, vengono indicate anche le cose che bisognerà fare in futuro mettendosi nei panni di un vero governo sovranista.
 
Biografia 
Gianni Alemanno nato a Bari il 3 marzo del 1958 è un politico italiano, già ministro delle politiche agricole e forestali dal 2001 al 2006 per il Governo Berlusconi II e III, sindaco di Roma dal maggio 2008 al giugno 2013.

16 Gennaio, 2020

Pinuccio Tatarella e Ignazio La Russa durante la Festa Tricolore di Bari nella pineta San Francesco. ... Mostra tuttoMostra meno

Pinuccio Tatarella e Ignazio La Russa durante la Festa Tricolore di Bari nella pineta San Francesco.

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Attenti a quei due... dicciamolo va...

16 Gennaio, 2020

Ricordiamo e condividiamo con voi la presentazione di Pietrangelo Buttafuoco del 16 gennaio 2015 presso Villa Romanazzi Carducci. ... Mostra tuttoMostra meno

Ricordiamo e condividiamo con voi la presentazione di Pietrangelo Buttafuoco del 16 gennaio 2015 presso Villa Romanazzi Carducci.Image attachmentImage attachment

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Buonasera , ricordo un intervento di Buttafuoco a Frascati non meno di due anni fa. Il seminario era organizzato dal MNS sul sovranismo "Le chiavi di casa". Il suo intervento si concludeva così : il centro -destra è un'enorme bugia. A voi una attenta riflessione. A presto.

15 Gennaio, 2020

Trent'anni fa. Il 14 gennaio 1990, a Rimini, il XVI congresso del MSI-DN si concluse con l'elezione di Pino Rauti a segretario (che sconfisse l'uscente Gianfranco Fini al ballottaggio). Lo "sfondamento a sinistra" immaginato da Rauti e dalla corrente Andare Oltre non avvenne e l'elettorato tradizionale di destra punì il MSI -DN nelle urne tanto da interrompere la stagione breve, brevissima, della segreteria di Rauti. ... Mostra tuttoMostra meno

Trentanni fa. Il 14 gennaio 1990, a Rimini, il XVI congresso del MSI-DN si concluse con lelezione di Pino Rauti a segretario (che sconfisse luscente Gianfranco Fini al ballottaggio). Lo sfondamento a sinistra immaginato da Rauti e dalla corrente Andare Oltre non avvenne e lelettorato tradizionale di destra punì il MSI -DN nelle urne tanto da interrompere la stagione breve, brevissima, della segreteria di Rauti.

15 Gennaio, 2020

✍🏻 Su “Il Giornale” l'articolo del Presidente della Fondazione Tatarella, Francesco Giubilei in ricordo di Scruton: “Sir Roger ha tracciato la strada, sta a noi proseguirla tenendo accesa la fiammella del conservatorismo”. 🗞 ... Mostra tuttoMostra meno

✍🏻 Su “Il Giornale” larticolo del Presidente della Fondazione Tatarella, Francesco Giubilei in ricordo di Scruton: “Sir Roger ha tracciato la strada, sta a noi proseguirla tenendo accesa la fiammella del conservatorismo”. 🗞

15 Gennaio, 2020

Inaugurazione dell'archivio storico dei fratelli Tatarella e giornata di studio sull'importanza degli archivi privati nella politica di oggi. ... Mostra tuttoMostra meno

13 Gennaio, 2020

Il presidente della Fondazione Tatarella, Francesco Giubilei, in prima linea per diffondere il pensiero conservatore ⤵️
📻 Oggi su Radio Padania ha commentato la morte di Pansa e Scruton
🖥 Sul sito di Nicola Porro trovate un suo articolo sul rapporto tra Scruton e il conservatorismo
🗞 Domani in edicola su “Il Giornale” un lungo articolo sull’eredità di Scruton e il suo rapporto con la politica
📺 Domani dalle ore 8 alle 9.20 sarà ospite di Agorà su Rai 3 per commentare i principali fatti di attualità
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Il presidente della Fondazione Tatarella, Francesco Giubilei, in prima linea per diffondere il pensiero conservatore  ⤵️
📻 Oggi su Radio Padania ha commentato la morte di Pansa e Scruton 
🖥 Sul sito di Nicola Porro trovate un suo articolo sul rapporto tra Scruton e il conservatorismo
🗞 Domani in edicola su “Il Giornale”  un lungo articolo sull’eredità di Scruton e il suo rapporto con la politica 
📺 Domani dalle ore 8 alle 9.20 sarà ospite di Agorà su Rai 3 per commentare i principali fatti di attualità

13 Gennaio, 2020

La giornata di studio sull'importanza degli archivi privati e le attività promosse dalla Fondazione Tatarella sono riportate dai siti più importanti del mondo della cultura italiana.
www.aici.it
www.agcult.it
www.archivi.beniculturali.it
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La giornata di studio sullimportanza degli archivi privati e le attività promosse dalla Fondazione Tatarella sono riportate dai siti più importanti del mondo della cultura italiana. 
www.aici.it
www.agcult.it
www.archivi.beniculturali.it

13 Gennaio, 2020

ROGER SCRUTON 1944-2020, filosofo britannico

"Il sentimento nazionale è fondato sull’amore per il luogo, per i costumi e le tradizioni che sono stati inscritti nel paesaggio e per il desiderio di proteggere queste cose buone attraverso una legge comune e un sentimento comune".
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ROGER SCRUTON 1944-2020, filosofo britannico 

Il sentimento nazionale è fondato sull’amore per il luogo, per i costumi e le tradizioni che sono stati inscritti nel paesaggio e per il desiderio di proteggere queste cose buone attraverso una legge comune e un sentimento comune.

11 Gennaio, 2020

In corso, per il Ciclo Incontri d'Autore, Pagine di Storia, presentazione del libro del Prof. #GiuseppParlato "Fiamma dimezzata. Almirante e la scissione di Democrazia nazionale", con il Sen. #GiuseppeValentino, Sen. #MaurizioGasparri, Presidente della Fondazione Italia Protagonista. Fabrizio Tatarella Vice Presidente della nostra Fondazione. ... Mostra tuttoMostra meno

In corso, per il Ciclo Incontri dAutore, Pagine di Storia, presentazione del libro del Prof. #GiuseppParlato Fiamma dimezzata. Almirante e la scissione di Democrazia nazionale, con il Sen. #GiuseppeValentino, Sen. #MaurizioGasparri, Presidente della Fondazione Italia Protagonista. Fabrizio Tatarella Vice Presidente della nostra Fondazione.Image attachment

11 Gennaio, 2020

Buon corso a tutti i partecipanti

#primalezione
#formazionepolitica
#FondazioneTatarella
#bari
#puglia
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11 Gennaio, 2020

🔴 Al via la quarta edizione del #Corsodiformazionepolitica, inaugurata dal Presidente della Fondazione Alleanza Nazionale Sen. Avv. Peppino Valentino e dal Prof. Giuseppe Parlato, presidente della Fondazione Spirito ... Mostra tuttoMostra meno

🔴 Al via la quarta edizione del #CorsodiFormazionePolitica, inaugurata dal Presidente della Fondazione Alleanza Nazionale Sen. Avv. Peppino Valentino e dal Prof. Giuseppe Parlato, presidente della Fondazione SpiritoImage attachmentImage attachment

11 Gennaio, 2020

La visita ufficiale del Presidente della Fondazione Alleanza Nazionale, Senatore Giuseppe Valentino, all'archivio della Fondazione Tatarella.
"Sono qui a rendere omaggio alla casa del padre della Destra di Governo e al lavoro portato avanti dalla fondazione dedicata ai fratelli Tatarella".
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La visita ufficiale del Presidente della Fondazione Alleanza Nazionale, Senatore Giuseppe Valentino, allarchivio della Fondazione Tatarella.
Sono qui a rendere omaggio alla casa del padre della Destra di Governo e al lavoro portato avanti dalla fondazione dedicata ai fratelli Tatarella.

11 Gennaio, 2020

DOPPIO APPUNTAMENTO IN FONDAZIONE TATARELLA

Oggi, Sabato 11gennaio 2020, in Fondazione Tatarella ricorderemo la storia del Msi con il Prof. Giuseppe Parlato, Presidente della Fondazione Spirito De Felice, lo storico piu' importante della destra italiana, con un doppio appuntamento:

1) Alle ore 15.00 prima lezione del Corso di Formazione politica della Fondazione Tatarella
*Storia della destra italiana dal Msi ad An*
Dopo i saluti dell'Avv. Fabrizio Tatarella, Vice Presidente della Fondazione Tatarella e del Sen. Giuseppe Valentino, Presidente della Fondazione An, la lezione del Prof. Parlato.

2) Alle ore 18.00 per il Ciclo Incontri d'Autore, Pagine di Storia, presentazione del libro del Prof. Parlato *Fiamma dimezzata. Almirante e la scissione di Democrazia nazionale* con il Sen. Giuseppe Valentino, il Sen. Francesco Divella del Cda della Fondazione Tatarella e il Sen. Maurizio Gasparri Presidente della Fondazione Italia Protagonista.
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DOPPIO APPUNTAMENTO IN FONDAZIONE TATARELLA

Oggi, Sabato 11gennaio 2020, in Fondazione Tatarella ricorderemo la storia del Msi con il Prof. Giuseppe Parlato, Presidente della Fondazione Spirito De Felice, lo storico piu importante della destra italiana, con un doppio appuntamento:

1) Alle ore 15.00 prima lezione del Corso di Formazione politica della Fondazione Tatarella
*Storia della destra italiana dal Msi ad An* 
Dopo i saluti dellAvv. Fabrizio Tatarella, Vice Presidente della Fondazione Tatarella e del Sen. Giuseppe Valentino, Presidente della Fondazione An, la lezione del Prof. Parlato.

2) Alle ore 18.00 per il Ciclo Incontri dAutore, Pagine di Storia, presentazione del libro del Prof. Parlato *Fiamma dimezzata. Almirante e la scissione di Democrazia nazionale* con il Sen. Giuseppe Valentino, il Sen. Francesco Divella del Cda della Fondazione Tatarella e il Sen. Maurizio Gasparri Presidente della Fondazione Italia Protagonista.Image attachment

10 Gennaio, 2020

Ultime ore per iscriversi al quarto corso di formazione politica della Fondazione Tatarella. I corsisti saranno omaggiati con i testi base della scuola di formazione Alleanza Nazionale (2002) e con una videocassetta "Pinuccio Tatarella, la politica è passione" (2000) e un libro. ... Mostra tuttoMostra meno

Ultime ore per iscriversi al quarto corso di formazione politica della Fondazione Tatarella. I corsisti saranno omaggiati con i testi base della scuola di formazione Alleanza Nazionale (2002) e con una videocassetta Pinuccio Tatarella, la politica è passione (2000) e un libro.Image attachment

10 Gennaio, 2020

SABATO 11 GENNAIO DOPPIO APPUNTAMENTO IN FONDAZIONE TATARELLA

Al via domani, sabato 11 gennaio, il 4° Corso di Formazione Politica della Fondazione Tatarella con il patrocinio della Fondazione An. Possibile iscriversi fino a domani.

Autorevoli i docenti di questa edizione.
Dallo storico Prof. Giuseppe Parlato, Presidente della Fondazione Spirito De Felice, al Presidente della Fondazione An Giuseppe Valentino.
Dal costituzionalista Prof. Michele Troisi al giornalista del Tg1 Francesco Giorgino ed infine il nostro Presidente Francesco Giubilei.
E' possibile iscrversi entro sabato mattina 11 gennaio. A seguire alle 18.00 presentazione del libro La Fiamma Dimezzata del Prof. Giuseppe Parlato.
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SABATO 11 GENNAIO DOPPIO APPUNTAMENTO IN FONDAZIONE TATARELLA

Al via domani, sabato 11 gennaio, il 4° Corso di Formazione Politica della Fondazione Tatarella con il patrocinio della Fondazione An. Possibile iscriversi fino a domani.

Autorevoli i docenti di questa edizione.
Dallo storico Prof. Giuseppe Parlato, Presidente della Fondazione Spirito De Felice, al Presidente della Fondazione An Giuseppe Valentino.
Dal costituzionalista Prof. Michele Troisi al giornalista del Tg1 Francesco Giorgino ed infine il nostro Presidente Francesco Giubilei.
E possibile iscrversi entro sabato mattina 11 gennaio. A seguire alle 18.00 presentazione del libro La Fiamma Dimezzata del Prof. Giuseppe Parlato.Image attachment

09 Gennaio, 2020

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09 Gennaio, 2020

🔴🔴🔴#GIORNATADISTUDI
#ARCHIVIPRIVATI #NELLA #POLITICA #DI #OGGI🔴🔴🔴

L’importanza degli Archivi privati nella politica di oggi” è il titolo della Giornata di studi organizzata dalla Fondazione Tatarella mercoledì #15gennaio a partire dalle ore 15.
Il seminario si svolgerà presso la #bibliotecadellaFondazione sita in Bari alla Via Piccinni n.97, e vedrà la partecipazione di autorevoli esponenti della politica, della cultura, delle Fondazioni e, in sostituzione del Ministro Dario Franceschini, la significativa presenza del Direttore Generale della Direzione Generale Archivi, #AnnaMariaBuzzi.

Alle ore 15.00, prima dei saluti istituzionali dell'assessore alle Culture #InesPierucci, del Presidente della Regione Puglia #MicheleEmiliano e del Presidente della Fondazione Tatarella #FrancescoGiubilei, è prevista l’inaugurazione dell’Archivio dei fratelli Pinuccio e Salvatore Tatarella, dichiarato dal Mibac nel 2018 di “rilevante interesse storico”.

Alle 15.30 la I Sessione dei lavori: Gli archivi politici come strumento di memoria passata e formazione di classi dirigenti del futuro.
Moderati da #MicheleDeFeudis de La Gazzetta del Mezzogiorno, interverranno l’on. #FedericoMollicone (Fdi) Commissione Cultura Camera Deputati, la Dott.ssa #SilviaPellegrini, Dirigente Regione Puglia Sezione Valorizzazione Territorio, Prof. #CarloSpagnolo Storia Contemporanea Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Dott. #EnzoColonna, Consigliere Regionale promotore pdl Archivi della Puglia e della Dott.ssa #MariaNardella, Direttore Sovrintendenza Archivistica e Bibliografica di Puglia e la Dott.ssa #AnnaMariaBuzzi, Direttore Generale Direzione Generale Archivi.

Alle 17.00 la II Sessione dei Lavori: Il ruolo della Fondazioni nella valorizzazione degli Archivi politici nell’era del digitale
Moderati da #FrancescoStrippoli del Corriere del Mezzogiorno interverranno , gli Avvocati #GianvitoMastroleo Presidente della #FondazioneGiuseppeDiVagno e #FabrizioTatarella Vice Presidente #FondazioneTatarella, i deputati on. #RossanoSasso (Lega) Commissione Cultura Camera Deputati, l'on. #PaolaFrassinetti (Fdi) Vice Presidente Commissione Cultura Camera Deputati, il Prof. #LuigiMasella Direttore #FondazioneGramscidiPuglia, il Prof. #IgnazioLagrotta, docente di Diritto Costituzionale Università di Bari, il Dott. #AldoPatruno Direttore generale Dipartimento Turismo e Cultura della Regione Puglia

*Ingresso libero
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🔴🔴🔴#GIORNATADISTUDI
#ARCHIVIPRIVATI #NELLA #POLITICA #DI #OGGI🔴🔴🔴

L’importanza degli Archivi privati nella politica di oggi” è il titolo della Giornata di studi organizzata dalla Fondazione Tatarella mercoledì #15gennaio a partire dalle ore 15.
Il seminario si svolgerà presso la #bibliotecadellaFondazione sita in Bari alla Via Piccinni n.97, e vedrà la partecipazione di autorevoli esponenti della politica, della cultura, delle Fondazioni e, in sostituzione del Ministro Dario Franceschini, la significativa presenza del Direttore Generale della Direzione Generale Archivi, #AnnaMariaBuzzi.
 
Alle ore 15.00, prima dei saluti istituzionali dellassessore alle Culture #InesPierucci, del Presidente della Regione Puglia #MicheleEmiliano e del Presidente della Fondazione Tatarella #FrancescoGiubilei, è prevista l’inaugurazione dell’Archivio dei fratelli Pinuccio e Salvatore Tatarella, dichiarato dal Mibac nel 2018 di “rilevante interesse storico”. 

Alle 15.30 la I Sessione dei lavori: Gli archivi politici come strumento di memoria passata e formazione di classi dirigenti del futuro.
Moderati da #MicheleDeFeudis de La Gazzetta del Mezzogiorno, interverranno  l’on. #FedericoMollicone (Fdi) Commissione Cultura Camera Deputati, la Dott.ssa #SilviaPellegrini, Dirigente Regione Puglia Sezione Valorizzazione Territorio, Prof. #CarloSpagnolo Storia Contemporanea Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Dott. #EnzoColonna, Consigliere Regionale promotore pdl Archivi della Puglia e della Dott.ssa #MariaNardella, Direttore Sovrintendenza Archivistica e Bibliografica di Puglia e la Dott.ssa #AnnaMariaBuzzi, Direttore Generale Direzione Generale Archivi.

Alle 17.00 la II Sessione dei Lavori: Il ruolo della Fondazioni nella valorizzazione degli Archivi politici nell’era del digitale
Moderati da #FrancescoStrippoli del Corriere del Mezzogiorno interverranno , gli Avvocati #GianvitoMastroleo Presidente della #FondazioneGiuseppeDiVagno e #FabrizioTatarella Vice Presidente #FondazioneTatarella, i deputati on. #RossanoSasso (Lega) Commissione Cultura Camera Deputati, lon. #PaolaFrassinetti (Fdi) Vice Presidente Commissione Cultura Camera Deputati, il Prof. #LuigiMasella Direttore #FondazioneGramscidiPuglia, il Prof. #IgnazioLagrotta, docente di Diritto Costituzionale Università di Bari, il Dott. #AldoPatruno Direttore generale Dipartimento Turismo e Cultura della Regione Puglia

*Ingresso libero

08 Gennaio, 2020

Ora in onda Francesco Giubilei ospite di Tg2 post ... Mostra tuttoMostra meno

Ora in onda Francesco Giubilei ospite di Tg2 post

08 Gennaio, 2020

Questa sera alle ore 21il Presidente della Fondazione Tatarella su Rai2 in prima serata al Tg2 Post per commentare la situazione in Iran. ... Mostra tuttoMostra meno

Questa sera alle ore 21il Presidente della Fondazione Tatarella su Rai2 in prima serata al Tg2 Post per commentare la situazione in Iran.

08 Gennaio, 2020

Al via sabato 11 gennaio il 4° Corso di Formazione Politica della Fondazione Tatarella con il patrocinio della Fondazione An.

Autorevoli i docenti di questa edizione.
Dallo storico Prof. Giuseppe Parlato, Presidente della Fondazione Spirito De Felice, al Presidente della Fondazione An Giuseppe Valentino.
Dal costituzionalista Prof. Michele Troisi al giornalista del Tg1 Francesco Giorgino ed infine il nostro Presidente Francesco Giubilei.
E' possibile iscrversi entro sabato mattina 11 gennaio.
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08 Gennaio, 2020

Gli incontri con l'autore promossi da Puglia d'Oggi, storica testata fondata da Pinuccio Tatarella e riportata in edicola da Salvatore Tatarella. 2006 ... Mostra tuttoMostra meno

Gli incontri con lautore promossi da Puglia dOggi, storica testata fondata da Pinuccio Tatarella e riportata in edicola da Salvatore Tatarella. 2006

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Io la ricevevo in Calabria

08 Gennaio, 2020

IL MSI E LA SCISSIONE DI DEMOCRAZIA NAZIONALE.
SABATO 11 GENNAIO IN FONDAZIONE TATARELLA "LA FIAMMA DIMEZZATA"

La vicenda di Democrazia Nazionale fu breve, tre anni appena dal dicembre 1976 fino al dicembre '79: il movimento apparve e scomparve come una meteora nel cielo della politica italiana in una delle fasi più turbolente della storia della I Repubblica tanto sotto il profilo dell'ordine pubblico quanto sotto il profilo della stabilità e delle prospettive politiche. Tuttavia, è una vicenda che merita di essere studiata perché rappresenta, per un verso, un capitolo significativo della storia della destra italiana del secondo dopoguerra e, per altro verso, un tentativo marginale, ma non insignificante, di razionalizzazione di un sistema politico bloccato o ingessato proprio dalla mancanza di una componente di destra moderna e moderata.

Il Movimento Sociale Italiano passò dalla Segreteria De Marsanich a quella del rag.Arturo Michelini, moderato e non legato al fascismo.

Questi cercò in tutti i modi di favorire l’ingresso del MSI nell’area governativa, insieme con i movimenti monarchici e in varie città del meridione come Bari e Napoli, ad esempio, ci furono giunte di Destra composte da monarchici e missini. Questi tentativi non furono sufficienti, con gli anni ’60 e l’avvicinamento del PSI al Governo, ed infine con i Governi di Centro-Sinistra, il MSI ed i movimenti monarchici furono isolati dal panorama istituzionale, o meglio dal così detto “Arco Costituzionale”.
Alla fine degli anni ’60 morì Arturo Michelini ed al suo posto fu eletto Segretario nazionale il suo eterno oppositore interno Giorgio Almirante, espressione della sinistra del partito e soprattutto espressione dell’area anti-istituzionale. Da allora egli diventò esponente della destra del partito.

Almirante capì che forse il MSI doveva avvicinarsi all’area di Governo, riuscì ad essere determinante alla elezione del Presidente della Repubblica Giovanni Leone, ed a creare un accordo elettorale con i movimenti monarchici superstiti: quelli di Achille Lauro e di Alfredo Covelli in particolare, realizzando il Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale (MSI-Dn).

Appoggiò, con l’astensione, il governo Andreotti-Malagodi del 1972, ma che durò poco.
Realizzò anche la convention della Costituente di Destra per un Ressemblement con il Partito Liberale Italiano, la destra DC ed i monarchici superstiti. Almirante stesso non fu consequenziale ed ebbe il timore di perdere il sostegno della base del MSI nostalgica del “fascismo”. Infatti, Giorgio Pisanò e Pino Rauti, ma anche l’ideologo Julius Evola, erano contrari a tale Costituente di Destra.
Nel 1974-75 alcuni esponenti del MSI-Dn decisero di rompere gli indugi e di creare “Democrazia Nazionale per la Costituente di Destra”.

Nel 1976, più di metà dei parlamentari del Movimento sociale abbandonarono il partito per fondarne uno pronto a solcare mari non agitati dal nostalgismo. Passarono con Democrazia nazionale 17 dei 34 deputati, 9 senatori su 15, 13 consiglieri regionali su 40, 51 consiglieri provinciali. Tra loro Alfredo Covelli presidente del partito, Achille Lauro (presidente del Consiglio Nazionale), Ernesto De Marzio e Raffaele Delfino (rispettivamente capogruppo alla Camera e il suo vice), Gastone Nencioni e Michele Pazienza (presidente e segretario del gruppo al Senato), Pietro Cerullo, Massimo Anderson, Gennaro Ruggiero (presidente, segretario e vicesegretario del Fronte della Gioventù), il segretario della Cisnal, Gianni Roberti e poi tutta una serie di personaggi di primo piano. Per l'occasione Almirante coniò il termine «venticinqueluglisti» con evidente riferimento al luglio del 1943.

In Puglia Pinuccio Tatarella, molto vicino a De Marzio, non aderì, ereditando la guida del Msi pugliese e finendo poi realizzare, 30 anni dopo, proprio quanto da DN immaginato, divenendo, con la svolta di Fiuggi e la nascita di An nel 1995, l’ideologo della destra moderna e di governo.
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IL MSI E LA SCISSIONE DI DEMOCRAZIA NAZIONALE. 
SABATO 11 GENNAIO IN FONDAZIONE TATARELLA LA FIAMMA DIMEZZATA

La vicenda di Democrazia Nazionale fu breve, tre anni appena dal dicembre 1976 fino al dicembre 79: il movimento apparve e scomparve come una meteora nel cielo della politica italiana in una delle fasi più turbolente della storia della I Repubblica tanto sotto il profilo dellordine pubblico quanto sotto il profilo della stabilità e delle prospettive politiche. Tuttavia, è una vicenda che merita di essere studiata perché rappresenta, per un verso, un capitolo significativo della storia della destra italiana del secondo dopoguerra e, per altro verso, un tentativo marginale, ma non insignificante, di razionalizzazione di un sistema politico bloccato o ingessato proprio dalla mancanza di una componente di destra moderna e moderata.

Il Movimento Sociale Italiano passò dalla Segreteria De Marsanich a quella del rag.Arturo Michelini, moderato e non legato al fascismo.

Questi cercò in tutti i modi di favorire l’ingresso del MSI nell’area governativa, insieme con i movimenti monarchici e in varie città del meridione come Bari e Napoli, ad esempio, ci furono giunte di Destra composte da monarchici e missini. Questi tentativi non furono sufficienti, con gli anni ’60 e l’avvicinamento del PSI al Governo, ed infine con i Governi di Centro-Sinistra, il MSI ed i movimenti monarchici furono isolati dal panorama istituzionale, o meglio dal così detto “Arco Costituzionale”.
Alla fine degli anni ’60 morì Arturo Michelini ed al suo posto fu eletto Segretario nazionale il suo eterno oppositore interno Giorgio Almirante, espressione della sinistra del partito e soprattutto espressione dell’area anti-istituzionale.  Da allora egli diventò esponente della destra del partito.

Almirante capì che forse il MSI doveva avvicinarsi all’area di Governo, riuscì ad essere determinante alla elezione del Presidente della Repubblica Giovanni Leone, ed a creare un accordo elettorale con i movimenti monarchici superstiti: quelli di Achille Lauro e di Alfredo Covelli in particolare, realizzando il Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale (MSI-Dn). 

Appoggiò, con l’astensione, il governo Andreotti-Malagodi del 1972, ma che durò poco.
Realizzò anche la convention della Costituente di Destra per un Ressemblement con il Partito Liberale Italiano, la destra DC ed i monarchici superstiti. Almirante stesso non fu consequenziale ed ebbe il timore di perdere il sostegno della base del MSI nostalgica del “fascismo”.  Infatti, Giorgio Pisanò e Pino Rauti, ma anche l’ideologo Julius Evola, erano contrari a tale Costituente di Destra.
Nel 1974-75 alcuni esponenti del MSI-Dn decisero di rompere gli indugi e di creare “Democrazia Nazionale per la Costituente di Destra”.

Nel 1976, più di metà dei parlamentari del Movimento sociale abbandonarono il partito per fondarne uno pronto a solcare mari non agitati dal nostalgismo. Passarono con Democrazia nazionale 17 dei 34 deputati, 9 senatori su 15, 13 consiglieri regionali su 40, 51 consiglieri provinciali. Tra loro Alfredo Covelli presidente del partito, Achille Lauro (presidente del Consiglio Nazionale), Ernesto De Marzio e Raffaele Delfino (rispettivamente capogruppo alla Camera e il suo vice), Gastone Nencioni e Michele Pazienza (presidente e segretario del gruppo al Senato), Pietro Cerullo, Massimo Anderson, Gennaro Ruggiero (presidente, segretario e vicesegretario del Fronte della Gioventù), il segretario della Cisnal, Gianni Roberti e poi tutta una serie di personaggi di primo piano. Per loccasione Almirante coniò il termine «venticinqueluglisti» con evidente riferimento al luglio del 1943.

In Puglia Pinuccio Tatarella, molto vicino a De Marzio, non aderì, ereditando la guida del Msi pugliese e finendo poi realizzare, 30 anni dopo, proprio quanto da DN immaginato, divenendo, con la svolta di Fiuggi e la nascita di An nel 1995, l’ideologo della destra moderna e di governo.

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Mio zio Raffaele Zefferino fu il primo segretario Provinciale di DN di Foggia.

Ricordo quel periodo per esperienza indiretta, avendo mio padre, Michele, affiancato De Marzio nell'operazione, che fu vista come un tradimento. Ma tale non era, avendo visto lontano, tant'è che poi si giunse a costituire Alleanza Nazionale, giungendo laddove essi avevano sognato e a posteriori, possiamo dire, profetizzato.

Un momento, per me, di grande dolore. Confluirono, tra gli altri, l'avv. Luca Giannotte e l'on. Clemente Manco, che io consideravo ( e considero) due miei maestri.

furono tacciati di tradimento, ma forse avevano preconizzato il futuro

07 Gennaio, 2020

Il #7gennaio del 1797 a Reggio Emilia nasceva il #tricolore, simbolo della nostra identità nazionale. ... Mostra tuttoMostra meno

Il #7Gennaio del 1797 a Reggio Emilia nasceva il #Tricolore, simbolo della nostra identità nazionale.

07 Gennaio, 2020

7 gennaio 1978, la strage di Acca Larenzia: il discorso di Giorgio Almirante alla Camera #AccaLarentia #Almirante

Il 7 gennaio di quarantuno anni fa l’eccidio di Acca Larenzia colpì in modo lacerante la comunità missina. Pubblichiamo qui di seguito alcuni documenti tratti dagli articoli del Secolo d’Italia, tra cui il discorso tenuto da Giorgio Almirante alla Camera quel 7 gennaio del 1978 sui giovanissimi ragazzi missini uccisi e sulle responsabilità politiche del clima di odio di quegli anni.

“Questa atmosfera di rispetto, in molti casi di sincero cordoglio, che il martirio di tre giovani di destra ha determinato, rende meno arduo il mio compito; che è pur sempre difficilissimo, perché si tratta di comprimere e di reprimere stati d’animo, pur legittimi e comprensibili, sentimenti, risentimenti; per nobilitare e responsabilizzare questa discussione, come comandano i giovani puliti e cari che sono morti per la libertà di tutti, come comandano i loro familiari, dalle labbra dei quali non è uscita la minima invocazione alla vendetta, ma una chiara, ferma, severa, richiesta di giustizia e di pace: la richiesta, soprattutto, che da questo sangue altro sangue non esca, la richiesta che sia finalmente rotta la spirale dell’odio e della guerra civile. A questo punto il discorso che occorre fare è il discorso delle responsabilità, passate, presenti e future; il discorso delle responsabilità morali e civili, delle responsabilità politiche, delle responsabilità esecutive, sia in termini di prevenzione che di repressione”.

“Le responsabilità civili e morali sono le più gravi, perché nel tempo hanno determinato e aggravato le altre. Oggi, al cospetto di questo triplice crimine, tutti o quasi si inducono a parlare di pace e a smettere la propaganda dell’odio. Ma quanti parlavano tale linguaggio, sereno e responsabile, fino a qualche giorno fa? Quanti tra voi, quanti tra noi tutti, hanno veramente contribuito nei mesi e negli anni passati a disintossicare l’atmosfera, a educare alla pace e alla comprensione le giovani generazioni? Io non mi voglio presentare in veste di giudice; ma in veste di testimone sì, ho il diritto di farlo, perché da trent’anni non partecipo e non partecipiamo alle responsabilità e nemmeno alle possibilità del potere. Invece, quale gravame di responsabilità morali pesa su coloro che hanno gestito il potere a tutti i livelli, su coloro che hanno controllato e controllano la radio, la televisione, lo spettacolo, la scuola, il sindacato, la stessa cultura! Persino in questi giorni la radio e la tv sono state faziose, rifiutando di dare per esteso le nostre comunicazioni, che pure erano intese a placare gli animi, rifiutandomi la possibilità di lanciare un appello ai giovani nel nome della pace! Persino in questi giorni è stata chiusa e faziosa la scuola, nelle responsabilità politiche di vertice, non dando ascolto alla nostra richiesta di proclamare un giorno di lutto nelle scuole, in memoria dei giovani assassinati, di tutti gli studenti assassinati. D’altra parte lei stesso, signor ministro dell’Interno (Francesco Cossiga, ndr) ha parlato il 6 ottobre, nell’aula di questo ramo del Parlamento, il linguaggio dell’odio, della provocazione, della istigazione a delinquere contro la nostra parte, contro i nostri stessi giovani, e anche il linguaggio della calunnia, tanto è vero che i ragazzi che lei ha mandato in galera per quei fatti non debbono più rispondere di omicidio, né di concorso in omicidio, né di concorso morale in omicidio, né di rissa ma soltanto di presunti reati politici e di opinione”.

Da il Secolo d'Italia www.secoloditalia.it/2019/01/7-gennaio-1978-la-strage-acca-larenzia-discorso-almirante-alla-camer...
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7 gennaio 1978, la strage di Acca Larenzia: il discorso di Giorgio Almirante alla Camera #AccaLarentia #Almirante

Il 7 gennaio di quarantuno anni fa l’eccidio di Acca Larenzia colpì in modo lacerante la comunità missina. Pubblichiamo qui di seguito alcuni documenti tratti dagli articoli del Secolo d’Italia, tra cui il discorso tenuto da Giorgio Almirante alla Camera quel 7 gennaio del 1978 sui giovanissimi ragazzi missini uccisi e sulle responsabilità politiche del clima di odio di quegli anni.

“Questa atmosfera di rispetto, in molti casi di sincero cordoglio, che il martirio di tre giovani di destra ha determinato, rende meno arduo il mio compito; che è pur sempre difficilissimo, perché si tratta di comprimere e di reprimere stati d’animo, pur legittimi e comprensibili, sentimenti, risentimenti; per nobilitare e responsabilizzare questa discussione, come comandano i giovani puliti e cari che sono morti per la libertà di tutti, come comandano i loro familiari, dalle labbra dei quali non è uscita la minima invocazione alla vendetta, ma una chiara, ferma, severa, richiesta di giustizia e di pace: la richiesta, soprattutto, che da questo sangue altro sangue non esca, la richiesta che sia finalmente rotta la spirale dell’odio e della guerra civile. A questo punto il discorso che occorre fare è il discorso delle responsabilità, passate, presenti e future; il discorso delle responsabilità morali e civili, delle responsabilità politiche, delle responsabilità esecutive, sia in termini di prevenzione che di repressione”.

“Le responsabilità civili e morali sono le più gravi, perché nel tempo hanno determinato e aggravato le altre. Oggi, al cospetto di questo triplice crimine, tutti o quasi si inducono a parlare di pace e a smettere la propaganda dell’odio. Ma quanti parlavano tale linguaggio, sereno e responsabile, fino a qualche giorno fa? Quanti tra voi, quanti tra noi tutti, hanno veramente contribuito nei mesi e negli anni passati a disintossicare l’atmosfera, a educare alla pace e alla comprensione le giovani generazioni? Io non mi voglio presentare in veste di giudice; ma in veste di testimone sì, ho il diritto di farlo, perché da trent’anni non partecipo e non partecipiamo alle responsabilità e nemmeno alle possibilità del potere. Invece, quale gravame di responsabilità morali pesa su coloro che hanno gestito il potere a tutti i livelli, su coloro che hanno controllato e controllano la radio, la televisione, lo spettacolo, la scuola, il sindacato, la stessa cultura! Persino in questi giorni la radio e la tv sono state faziose, rifiutando di dare per esteso le nostre comunicazioni, che pure erano intese a placare gli animi, rifiutandomi la possibilità di lanciare un appello ai giovani nel nome della pace! Persino in questi giorni è stata chiusa e faziosa la scuola, nelle responsabilità politiche di vertice, non dando ascolto alla nostra richiesta di proclamare un giorno di lutto nelle scuole, in memoria dei giovani assassinati, di tutti gli studenti assassinati. D’altra parte lei stesso, signor ministro dell’Interno (Francesco Cossiga, ndr)  ha parlato il 6 ottobre, nell’aula di questo ramo del Parlamento, il linguaggio dell’odio, della provocazione, della istigazione a delinquere contro la nostra parte, contro i nostri stessi giovani, e anche il linguaggio della calunnia, tanto è vero che i ragazzi che lei ha mandato in galera per quei fatti non debbono più rispondere di omicidio, né di concorso in omicidio, né di concorso morale in omicidio, né di rissa ma soltanto di presunti reati politici e di opinione”.

Da il Secolo dItalia http://www.secoloditalia.it/2019/01/7-gennaio-1978-la-strage-acca-larenzia-discorso-almirante-alla-camera/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

07 Gennaio, 2020

DOPPIO APPUNTAMENTO SABATO 11 GENNAIO IN FONDAZIONE TATARELLA

Sabato 11gennaio 2020 in Fondazione Tatarella ricorderemo la storia del Msi con il Prof. Giuseppe Parlato, Presidente della Fondazione Spirito De Felice, lo storico piu' importante della destra italiana, con un doppio appuntamento

1) Alle ore 15.00 prima lezione del Corso di Formazione politica della Fondazione Tatarella
*Storia della destra italiana dal Msi ad An*
Dopo i saluti dell'Avv. Fabrizio Tatarella, Vice Presidente della Fondazione Tatarella e del Sen. Giuseppe Valentino, Presidente della Fondazione An, la lezione del Prof. Parlato.

2) Alle ore 18.00 per il Ciclo Incontri d'Autore, Pagine di Storia, presentazione del libro del Prof. Parlato *Fiamma dimezzata. Almirante e la scissione di Democrazia nazionale* con il Sen. Giuseppe Valentino, il Sen. Francesco Divella del Cda della Fondazione Tatarella e il Sen. Maurizio Gasparri Presidente della Fondazione Italia Protagonista.
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DOPPIO APPUNTAMENTO SABATO 11 GENNAIO IN FONDAZIONE TATARELLA

Sabato 11gennaio 2020 in Fondazione Tatarella ricorderemo la storia del Msi con il Prof. Giuseppe Parlato, Presidente della Fondazione Spirito De Felice, lo storico piu importante della destra italiana, con un doppio appuntamento 

1) Alle ore 15.00 prima lezione del Corso di Formazione politica della Fondazione Tatarella
*Storia della destra italiana dal Msi ad An* 
Dopo i saluti dellAvv. Fabrizio Tatarella, Vice Presidente della Fondazione Tatarella e del Sen. Giuseppe Valentino, Presidente della Fondazione An, la lezione del Prof. Parlato.

2) Alle ore 18.00 per il Ciclo Incontri dAutore, Pagine di Storia, presentazione del libro del Prof. Parlato *Fiamma dimezzata. Almirante e la scissione di Democrazia nazionale* con il Sen. Giuseppe Valentino, il Sen. Francesco Divella del Cda della Fondazione Tatarella e il Sen. Maurizio Gasparri Presidente della Fondazione Italia Protagonista.Image attachment

03 Gennaio, 2020

2020 PARTE SUBITO FORTE LA FONDAZIONE TATARELLA.
❤️🔥🇮🇹
*Sabato 11gennaio 2020*, in Fondazione Tatarella ricorderemo la storia del Msi con il Prof. Giuseppe Parlato, Presidente della Fondazione Spirito De Felice, lo storico piu' importante della destra italiana.
Alle ore 15.00 prima lezione del Corso di Formazione politica della Fondazione Tatarella
*Storia della destra italiana dal Msi ad An*
Dopo i saluti dell'Avv. Fabrizio Tatarella Vice Presidente della Fondazione Tatarella e del Sen. Giuseppe Valentino, Presidente della Fondazione An, la lezione del Prof. Parlato.
Alle ore 18.00 per il Ciclo Incontri d'Autore, Pagine di Storia, presentazione del libro del Prof. Parlato *Fiamma dimezzata. Almirante e la scissione di Democrazia nazionale* con il Sen. Giuseppe Valentino, il Sen. Francesco Divella del Cda della Fondazione Tatarella e il Sen. Maurizio Gasparri Presidente della Fondazione Italia Protagonista.
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2020 PARTE SUBITO FORTE LA FONDAZIONE TATARELLA.
❤️🔥🇮🇹 
*Sabato 11gennaio 2020*, in Fondazione Tatarella ricorderemo la storia del Msi con il Prof. Giuseppe Parlato, Presidente della Fondazione Spirito De Felice, lo storico piu importante della destra italiana.
Alle ore 15.00 prima lezione del Corso di Formazione politica della Fondazione Tatarella
*Storia della destra italiana dal Msi ad An* 
Dopo i saluti dellAvv. Fabrizio Tatarella Vice Presidente della Fondazione Tatarella e del Sen. Giuseppe Valentino, Presidente della Fondazione An, la lezione del Prof. Parlato.
Alle ore 18.00 per il Ciclo Incontri dAutore, Pagine di Storia, presentazione del libro del Prof. Parlato *Fiamma dimezzata. Almirante e la scissione di Democrazia nazionale* con il Sen. Giuseppe Valentino, il Sen. Francesco Divella del Cda della Fondazione Tatarella e il Sen. Maurizio Gasparri Presidente della Fondazione Italia Protagonista.

02 Gennaio, 2020

Saranno il Presidente della Fondazione An, il Senatore Giuseppe Valentino e lo storico Giuseppe Parlato, Presidente della Fondazione Spirito De Felice ad aprire il 4° Corso di Formazione Politica della Fondazione Tatarella sabato 11 gennaio alle ore 15.00.

Sempre sabato 11 alle 18.00 per il Ciclo Incontri d'Autore, presentazione del libro del Prof. Parlato "Fiamma Dimezzata. Alimirante e la scissione di Democrazia Nazionale" con il Sen. Maurizio Gasparri, il Sen. Francesco Divella del Cda della Fondazione Tatarella e il Sen. Valentino Presidente della Fondazione An.
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Andava invitato Peppino Incardona che fu protagonista Bari nello sventare la manovra scissionista isolando De Marzio e il Segretario provinciale AVV. Vassallo. Che c'entra Gasparri che quegli anni e quegli eventi li ha vissuti da lontano. Incardona, tra l'altro, in tutta la vicenda fu a stretto contatto con Almirante facendo parte del gruppo di consiglieri del Segretario. È un convegno monco.

01 Gennaio, 2020

Un felice 2020 a tutti Voi! ... Mostra tuttoMostra meno

Un felice 2020 a tutti Voi!

31 Dicembre, 2019

PRENOTA IL TUO POSTO SUBITO!.
- 12 giorni al Corso di Formazione
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PRENOTA IL TUO POSTO SUBITO!.
 - 12 giorni al Corso di Formazione

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Buongiorno, vi sono ancora posti disponibili?

30 Dicembre, 2019

Mirko Tremaglia
Una vita spesa per i diritti degli italiani all'estero
Pierantonio Mirko Tremaglia nasce a Bergamo il 17 novembre 1926.

All'età di 17 anni aderisce alla Repubblica Sociale Italiana. Durante la guerra perde i genitori. Catturato dagli Alleati, sconta un periodo di reclusione nel campo di Coltano.

Nel dopoguerra si iscrive all'Università Cattolica di Milano, ma viene cacciato quando si scopre il suo trascorso di volontario repubblicano. In seguito consegue la laurea in giurisprudenza ed esercita la professione di avvocato.

Esponente storico e dirigente del MSI (Movimento Sociale Italiano), sin dalla nascita della Repubblica Italiana nel 1948, svolge importanti compiti nel comitato centrale e nella direzione nazionale del partito.


E' nominato responsabile del dipartimento di politica estera del MSI-DN (Destra Nazionale), nel 1969. È stato uno dei più stretti collaboratori del segretario Giorgio Almirante.

Nel 1968 istituisce i "Comitati Tricolori per gli Italiani nel Mondo", allo scopo di difendere gli interessi in patria della diaspora italiana e guadagnarne il diritto di voto.

Eletto alla Camera per la prima volta nel 1972, ha ricoperto la carica di Ministro per gli Italiani nel mondo nei governi Berlusconi II e III.

Nel 2000 perde prematuramente il figlio Marzio (morto a causa di una malattia incurabile a soli 42 anni) dirigente giovanile del FUAN, consigliere comunale per il MSI a Bergamo dal 1980 al 1995, e assessore alla Cultura della Regione Lombardia dal 1995 al 2000.

La legge che porta il suo nome (Legge 459 del 27 dicembre 2001) è il risultato dell'impegno di Mirko Tremaglia per cambiare le modalità relative all'esercizio del diritto di voto degli italiani che vivono all'estero: ha ottenuto la modifica della Costituzione negli articoli 48 (istituzione della circoscrizione Estero), 56 e 57 (numero dei deputati e senatori eletti dai cittadini italiani all'estero).

Afflitto da tempo dal morbo di Parkinson, muore a Bergamo il 30 dicembre 2011 all'età di 85 anni.

Scopri di più su Mirko Tremaglia storia.camera.it/deputato/pierantonio-mirko-tremaglia-19261117/componentiorgani
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Mirko Tremaglia 
Una vita spesa per i diritti degli italiani allestero
Pierantonio Mirko Tremaglia nasce a Bergamo il 17 novembre 1926.

Alletà di 17 anni aderisce alla Repubblica Sociale Italiana. Durante la guerra perde i genitori. Catturato dagli Alleati, sconta un periodo di reclusione nel campo di Coltano.

Nel dopoguerra si iscrive allUniversità Cattolica di Milano, ma viene cacciato quando si scopre il suo trascorso di volontario repubblicano. In seguito consegue la laurea in giurisprudenza ed esercita la professione di avvocato.

Esponente storico e dirigente del MSI (Movimento Sociale Italiano), sin dalla nascita della Repubblica Italiana nel 1948, svolge importanti compiti nel comitato centrale e nella direzione nazionale del partito.

 
E nominato responsabile del dipartimento di politica estera del MSI-DN (Destra Nazionale), nel 1969. È stato uno dei più stretti collaboratori del segretario Giorgio Almirante.

Nel 1968 istituisce i Comitati Tricolori per gli Italiani nel Mondo, allo scopo di difendere gli interessi in patria della diaspora italiana e guadagnarne il diritto di voto.

Eletto alla Camera per la prima volta nel 1972, ha ricoperto la carica di Ministro per gli Italiani nel mondo nei governi Berlusconi II e III.

Nel 2000 perde prematuramente il figlio Marzio (morto a causa di una malattia incurabile a soli 42 anni) dirigente giovanile del FUAN, consigliere comunale per il MSI a Bergamo dal 1980 al 1995, e assessore alla Cultura della Regione Lombardia dal 1995 al 2000.

La legge che porta il suo nome (Legge 459 del 27 dicembre 2001) è il risultato dellimpegno di Mirko Tremaglia per cambiare le modalità relative allesercizio del diritto di voto degli italiani che vivono allestero: ha ottenuto la modifica della Costituzione negli articoli 48 (istituzione della circoscrizione Estero), 56 e 57 (numero dei deputati e senatori eletti dai cittadini italiani allestero).

Afflitto da tempo dal morbo di Parkinson, muore a Bergamo il 30 dicembre 2011 alletà di 85 anni.

Scopri di più su Mirko Tremaglia  https://storia.camera.it/deputato/pierantonio-mirko-tremaglia-19261117/componentiorgani

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Bello e doveroso ricordo ma, se posso permettermi, correggerei "volontario repubblichino" in "volontario repubblicano". Quel termine e' comunemente inteso in senso dispregiativo. 🙄

Un grande uomo politico un vero onore averlo conosciuto insieme al bravo e sfortunato Marzio un caro indimenticabile Amico

Mi ricordo quando Fini gli tolse il microfono per non farlo parlare più. R. I. P. Camerata

Onore ✋

Oggi si rivolterebbe nella tomba

28 Dicembre, 2019

Manifesto per annunciare l'intervento di Giorgio Almirante sulla Rai. #MSI #destranazionale ... Mostra tuttoMostra meno

Manifesto per annunciare lintervento di Giorgio Almirante sulla Rai. #MSI #DestraNazionale

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C'è solo una parola x questo Uomo GRANDE

Onore al Camerata Giorgio Almirante

Unico mangiai con lui dopo un Comizio un Panzerotto nella ns. Sede... a Mola io c'ero ✋

Era un grandissimo ORATORE......

Uomo di Valori e di altri tempi!

Quanti di questianifesti ho affisso sui muri.di Roma la. Militanza dei giovani.del MSI

Ce ne fossero oggi... 😏

Da non dimenticare

Grand'uomo politico unico

Unico e insormontabile.

Firmatario di fucilazione nel bolognese

27 Dicembre, 2019

PRIME ISCRIZIONI AL CORSO
4°Corso di Formazione Politica della Fondazione Tatarella con il patrocinio della Fondazione An. Importante iscriversi subito. Solo 50 posti. Termine ultimo 11 gennaio 2020
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PRIME ISCRIZIONI AL CORSO
4°Corso di Formazione Politica della Fondazione Tatarella con il patrocinio della Fondazione An. Importante iscriversi subito. Solo 50 posti. Termine ultimo 11 gennaio 2020

26 Dicembre, 2019

73 ANNI FA NASCEVA IL MSI

Il 26 dicembre 1946, dopo altri numerosi – e faticosi – contatti preliminari tra le varie e variegate organizzazioni e associazioni che vi confluivano, e preparato dal giornale Rivolta Ideale (diretto da Tonelli, uno dei membri del Senato), si costituì a Roma il Movimento Sociale Italiano (siglato all’inizio Mo.S.It.), il cui primo atto fu di rivolgere un appello agli italiani per la ricostruzione e presentare i dieci punti programmatici. Tra questi dieci punti, è fondamentale ricordarlo ancora, ve ne era uno dedicato specificamente alla pacificazione nazionale, peraltro sempre respinta dai comunisti. Già il 29 furono affissi per la città manifesti con entrambi i documenti. Si varò lo statuto provvisorio che prevedeva otto organismi. Giacinto Trevisonno fu nominato segretario della giunta esecutiva, mentre a Carlo Guidoboni fu dato il compito di organizzare il nucleo giovanile del nuovo partito, il Fronte giovanile, “nonno” del Fronte della Gioventù, poiché si era convinti, e con ragione, che l’anima del Msi sarebbero sempre state le nuove generazioni, e così in effetti fu sempre
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73 ANNI FA NASCEVA IL MSI

Il 26 dicembre 1946, dopo altri numerosi – e faticosi – contatti preliminari tra le varie e variegate organizzazioni e associazioni che vi confluivano, e preparato dal giornale Rivolta Ideale (diretto da Tonelli, uno dei membri del Senato), si costituì a Roma il Movimento Sociale Italiano (siglato all’inizio Mo.S.It.), il cui primo atto fu di rivolgere un appello agli italiani per la ricostruzione e presentare i dieci punti programmatici. Tra questi dieci punti, è fondamentale ricordarlo ancora, ve ne era uno dedicato specificamente alla pacificazione nazionale, peraltro sempre respinta dai comunisti. Già il 29 furono affissi per la città manifesti con entrambi i documenti. Si varò lo statuto provvisorio che prevedeva otto organismi. Giacinto Trevisonno fu nominato segretario della giunta esecutiva, mentre a Carlo Guidoboni fu dato il compito di organizzare il nucleo giovanile del nuovo partito, il Fronte giovanile, “nonno” del Fronte della Gioventù, poiché si era convinti, e con ragione, che l’anima del Msi sarebbero sempre state le nuove generazioni, e così in effetti fu sempre

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Auguri Fabrizio, ho stretto la MANO Ad ALMIRANTE, PINUCCIO E SALVATORE TATARELLA.. GRAZIE PASQUALE PIEMONTESE MATTINATA 3398814411..

Purtroppo sono nato nel 1971 e non li conosciuti. Ho fatto per un po’ politica nel mio paese ma l’ho abbandonata per l’ipocrisia di molti. Leggendo le loro opere e vedendo i loro video rinasce lo stimolo. Le radici profonde non gelano mai 🇮🇹

W il M.S.I. DI GIORGIO ALMIRANTE

L'amnistia la fece Togliatti da ministro della giustizia.

🤚🏻🇮🇹

NON OMNIS MORIAR

🇮🇹❤️🇮🇹

É sono orgoglioso di essere stato iscritto in quel Partito. L'unico neo la bestialità che ha fatto un certo Fini, che ha regalato il Partito a Berlusconi

25 Dicembre, 2019

Auguri di Buon Natale a tutti Voi e ai Vostri cari 🎁🎄💝 ... Mostra tuttoMostra meno

Auguri di Buon Natale a tutti Voi e ai Vostri cari 🎁🎄💝

24 Dicembre, 2019

Missione solidarietà 2019 compiuta. Grazie a tutti per il vostro contributo. Buona Natale e felice anno nuovo dalla Fondazione Tatarella e dagli amici dell'associazione Onlus Tempo Libero ❤️🎄🎁🎅 ... Mostra tuttoMostra meno

Missione solidarietà 2019 compiuta. Grazie a tutti per il vostro contributo. Buona Natale e felice anno nuovo dalla Fondazione Tatarella e dagli amici dellassociazione Onlus Tempo Libero ❤️🎄🎁🎅

23 Dicembre, 2019

Ringraziamo l'Associazione Onlus
#tempolibero di Bari, presieduta da Michele Cellamare, per la raccolta di questa sera che domani mattina raggiungerà la sede della Fondazione per lo Scambio di Auguri e Solidarietà.
Una collaborazione preziosa e fondamentale, mossa dall'entusiasmo di tanti giovani, che si rinnova.

A domani, dalle ore 9.30 alle ore 16. 00, presso la biblioteca della Fondazione in via Piccinni 97.

🔴 Raccoglieremo generi alimentari a lunga conservazione, coperte e vestiario invernale che Don Franco Lanzolla, che ringraziamo per la rinnovata e preziosa disponibilità, distribuirà alle Mensa Caritas e a coloro che vivono in condizioni di disagio .

🔴 Ai partecipanti doneremo un libro che potranno scegliere e regalare a loro volta, o scambiarne uno o più con quelli che troveranno sotto l'albero in biblioteca.

Aiutiamo ad aiutare.

Vi aspettiamo.
InAssociazioneOnlus Tempo Libero Bari RAGAZZI DELLA,
AssociazioneOnlus Tempo Libero Bari
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23 Dicembre, 2019

Il presidente della Fondazione Tatarella, Francesco Giubilei è stato ammesso all’Aspen Institute, tra le più importanti organizzazioni al mondo che riunisce “le leadership illuminate,” come “Aspen Junior Fellow”. In Italia tra le personalità che ne fanno parte ci sono Tremonti, Prodi, Savona, Amato, G. Letta, E. Marcegaglia. Auguri al nostro Presidente ... Mostra tuttoMostra meno

Il presidente della Fondazione Tatarella, Francesco Giubilei è stato ammesso all’Aspen Institute, tra le più importanti organizzazioni al mondo che riunisce “le leadership illuminate,” come “Aspen Junior Fellow”. In Italia tra le personalità che ne fanno parte ci sono Tremonti, Prodi, Savona, Amato, G. Letta, E. Marcegaglia. Auguri al nostro Presidente

23 Dicembre, 2019

Nel 2015 donammo 300 volumi alla casa circondariale di Bari grazie al contributo di molti di voi. In futuro ripeteremo questa iniziativa, se avete un libro che intendete regalare mettetelo da parte😉🎁🎄📓 ... Mostra tuttoMostra meno

Nel 2015 donammo 300 volumi alla casa circondariale di Bari grazie al contributo di molti di voi. In futuro ripeteremo questa iniziativa, se avete un libro che intendete regalare mettetelo da parte😉🎁🎄📓Image attachment

22 Dicembre, 2019

Nasceva il 22 dicembre 1876 il poeta e scrittore Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del movimento futurista.

«Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano»

(Filippo Tommaso Marinetti, da Manifesto del Futurismo)

Filippo Tommaso Marinetti
Filippo Tommaso Marinetti (Alessandria d'Egitto, 22 dicembre 1876 – Bellagio, 2 dicembre 1944) è stato un poeta, scrittore e drammaturgo italiano. È conosciuto soprattutto come il fondatore del movimento futurista, la prima avanguardia storica italiana del Novecento.

Biografia
Infanzia e adolescenza

Marinetti nei primi anni del secolo
Nacque ad Alessandria d'Egitto da Enrico e da Amalia Grolli, conviventi. Il padre era un avvocato civilista originario di Voghera e si era trasferito in Egitto come impiegato degli uffici commerciali della Società del Canale di Suez; in seguito aveva aperto studi a Ramleh, al Cairo e a Khartum, divenendo inoltre legale personale del chedivè Tawfīq Pascià. Queste attività fruttarono alla famiglia un notevole patrimonio che, più tardi, servì a Filippo Tommaso per costruire la propria attività culturale e imprenditoriale. Contrapposta all'esuberanza paterna era la figura della madre, pacata, dolce e comprensiva[1].

Difficile ricostruire l'infanzia del Marinetti, poiché quanto tramandato dagli scritti autobiografici risulta spesso mitizzato e poco attendibile. Di certo, nel 1888 entrò nel collegio St. François-Xavier, retto dai gesuiti francesi[1]

L'amore per la letteratura emerge sin dagli anni del collegio: a 17 anni fonda la sua prima rivista scolastica, Papyrus; i gesuiti lo minacciano di espulsione per aver introdotto a scuola gli scandalosi romanzi di Émile Zola. È inviato così dalla famiglia a diplomarsi a Parigi, dove ottiene il Baccalaureato nel 1893. Si iscrive alla facoltà di legge di Pavia, insieme al fratello maggiore Leone.

La morte di quest'ultimo, appena ventunenne, è il primo vero trauma della vita di Marinetti, che dopo aver conseguito la laurea (a Genova nel 1899), decide di abbandonare il diritto e assecondare la sua vocazione letteraria. Da questo momento non cesserà di scrivere in ogni campo della letteratura (poesia, narrativa, teatro, parole in libertà). Nel 1902 ha un altro grave lutto familiare: muore la madre, Amalia Grolli, che da sempre lo aveva incoraggiato a praticare l'arte della poesia.

Poeta liberty in lingua francese

Casa Marinetti, lapide di via Senato 2 a Milano, all'epoca affacciata sul Naviglio.
Le sue prime poesie in lingua francese, pubblicate su riviste poetiche milanesi e parigine, vengono notate soprattutto in Francia, da poeti come Catulle Mendès e Gustave Kahn. In questo periodo Marinetti compone soprattutto versi liberi di stampo simbolista o liberty, che risentono dell'influenza di Stéphane Mallarmé e soprattutto di Gabriele D'Annunzio.

I suoi rapporti con D'Annunzio sono sin dall'inizio ambivalenti: nella scena parigina i due poeti italiani sono visti come rivali, ma il successo di D'Annunzio oscura quello del più giovane collega, che spesso anzi è consultato come fonte di prima mano di aneddoti sul "Vate": diversi di questi aneddoti sono raccolti in due volumi, D'Annunzio intime e Les Dieux s'en vont, D'Annunzio reste. La produzione di Marinetti si distingue da quella dannunziana per il particolare gusto per l'orrido e il grottesco.

Tra il 1905 e il 1909 dirige (in un primo momento in collaborazione con Sem Benelli e Vitaliano Ponti) la rivista milanese Poesia, di cui è fondatore e principale finanziatore. All'inizio si tratta di una rivista eclettica, che ha il merito di proporre in Italia alcuni autori simbolisti (soprattutto francesi e belgi) ancora sconosciuti. Solo nel 1909 essa divenne il primo organo ufficiale di un nuovo movimento poetico: il Futurismo.

La nascita del Futurismo Modifica
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Manifesto del Futurismo.
Amante della velocità, nel 1908 Marinetti è stato ripescato in un fossato fuori Milano in seguito ad un banale incidente: per evitare due ciclisti era uscito di strada con la sua automobile, un'Isotta Fraschini. L'episodio venne trasfigurato nel Manifesto del Futurismo, composto nello stesso anno: Marinetti viene estratto dal fossato e si sente un uomo nuovo, deciso a liberarsi degli orpelli decadentisti e liberty, e che detta ai suoi compagni un programma fortemente rivoluzionario: occorre chiudere i ponti col passato, «distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie» e cantare «le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa glorificare la guerra — sola igiene del mondo —, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore del libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna 'sottomessa e timorata'[2].»

A fine gennaio 1909 Marinetti manda il Manifesto ai principali giornali italiani. La «Gazzetta dell'Emilia» di Bologna lo pubblica il 5 febbraio[3]. Il 20 febbraio il Manifesto venne pubblicato sulla prima pagina del più prestigioso quotidiano francese, Le Figaro (pare che Marinetti sia riuscito a farlo pubblicare grazie all'interessamento di un vecchio amico egiziano del padre, azionista del quotidiano), conferendo al progetto marinettiano una risonanza europea.

Primi scandali e successi Modifica
Il Manifesto viene letto e dibattuto in tutta Europa, ma le prime opere 'futuriste' di Marinetti non hanno la stessa fortuna. In aprile la prima del dramma satirico Le roi Bombance (Re Baldoria), composto nel 1905, viene sonoramente fischiata dal pubblico e da Marinetti stesso, che introduce così un altro degli elementi essenziali del Futurismo: la "volontà d'essere fischiati"; l'autore tuttavia affronterà successivamente a duello un recensore troppo severo.

Anche il dramma La donna è mobile (Poupées électriques), rappresentato a Torino non aveva ottenuto molto successo. Oggi lo si ricorda in una versione successiva, col titolo Elettricità sessuale, soprattutto per l'apparizione in scena di automi umanoidi, dieci anni prima che il romanziere ceco Karel Čapek inventasse la parola "robot".

Marinetti con alcune pubblicazioni futuriste
Nel 1910 il suo primo romanzo, Mafarka il futurista, viene assolto dall'accusa di oltraggio al pudore. Ma in quello stesso anno Marinetti trova alleati inattesi: tre giovani pittori (Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo) decidono di aderire al Movimento. Insieme a loro (e a poeti come Aldo Palazzeschi) Marinetti lancia le serate futuriste: spettacoli teatrali in cui i futuristi declamano i loro manifesti davanti a una folla che spesso accorre per il solo piacere di colpirli con ortaggi vari. Ma l'happening più riuscito del periodo è il lancio del Manifesto Contro Venezia passatista dal Campanile della Basilica di San Marco: nel volantino Marinetti propone di "colmare i piccoli canali male odoranti con le macerie dei vecchi palazzi crollanti e lebbrosi" per "preparare la nascita di una Venezia industriale e militare che possa dominare il mare Adriatico, gran lago Italiano".

Inviato di guerra durante la guerra italo-turca, da sinistra Filippo Tommaso Marinetti, Ezio Maria Gray, Jean Carrere, Enrico Corradini e G. Castellini
Guerra in Libia (1911) Modifica
Il 29 settembre del 1911 le truppe italiane sbarcarono sulla Quarta Sponda, come si cominciò a chiamarla; l'azione era nell'aria da tempo con una motivazione politica, una ideale e un'altra - decisiva benché inconfessata — economica: il Banco di Roma aveva da anni forti interessi in terra libica e fu determinante nell'azione del governo; era diffusa la convinzione che, se non l'avesse fatto l'Italia, qualche altra potenza avrebbe tolto quei possedimenti al cadente Impero ottomano. Quanto ai motivi politici e ideali, da anni l'opinione pubblica nazionalista e borghese invocava la rinascita dopo i disastri coloniali di fine Ottocento.

Marinetti è il solo futurista a perorare la causa della guerra, anche se come al solito usa il plurale nelle dichiarazioni: «Orgogliosi di sentire uguale al nostro il fervore bellicoso che anima tutto il Paese, incitiamo il governo italiano, divenuto finalmente futurista, ad ingigantire tutte le ambizioni nazionali, disprezzando le stupide accuse di pirateria». Esorta i propri compagni a seguirlo su questa strada, ma l'invitò a lasciare «da parte i versi, i pennelli, gli scalpelli e le orchestre» per andare a prendere ispirazione direttamente dalla guerra, poiché «son cominciate le rosse vacanze del genio».

Il poeta aveva chiesto di andare in Libia come giornalista, come inviato del giornale francese «L'Intransigeant» di Leon Bailby del quale è anche socio. Ma le autorità, che avevano largheggiato in nulla osta con i rappresentanti dei fogli nazionali, gli avevano negato il permesso: l'idea che i suoi articoli saltassero la censura italiana e apparissero in Francia, non persuadeva il Ministero dell'Interno. E così proprio Marinetti, il promotore e la guida di una delle più riuscite manifestazioni svoltesi a Milano in favore della spedizione militare in Libia, aveva rischiato di restare sulla banchina palermitana. In extremis, era poi giunto un ordine telegrafico di Giolitti, sicché il poeta si era potuto imbarcare, con bersaglieri, carri, armi, cavalli e materiali vari, la mattina del 9 ottobre 1911. La guerra italo-turca per il dominio sulla Libia è in atto. Comandata dal vecchio ammiraglio Luigi Giuseppe Faravelli, che s'è sentito male dopo le prime cannonate, la flotta ha messo a tacere in breve le artiglierie turche dei forti Hamidieh e Sultanieh, sulla costa tripolina. Del resto, non c'era confronto tra i pezzi della «Napoli», della «Ferruccio», della «Varese», della «Roma» e delle altre corazzate italiane, e quelli di Nashet Bey, l'ufficiale turco che comanda la piazza di Tripoli. Gli uni sono cannoni da 90 o da 240 millimetri di calibro; gli altri sono cannoni da 305 o da 343. Perciò le navi italiane potevano colpire senza essere colpite. Tanto che i giornalisti, in vedetta dietro le murate, hanno stentato a scorgere le bianche colonne di spuma sollevate dai proiettili turchi che cadevano lontani.

Il 12 ottobre con Marinetti sbarcano sulla spiaggia di Tripoli, in un disastroso caos di uomini e di mezzi, parecchi altri giornalisti. E prim'ancora di telegrafare all'«Intransigeant», il poeta scrive a Balilla Pratella questa cartolina: «Carissimo, spero di tirare a qualche testa di turco. Ma sarà difficile. Ritornerò presto e riprenderemo tutto energicamente».[4] E in effetti, tranne che del colera, sul quale però la censura esige il silenzio, c'è ben poco da raccontare ai giornali. Gli italiani costruiscono trinceramenti attorno alla città, la popolazione tripolina sembra accogliere con rassegnazione i nuovi padroni, i turchi paiono spariti oltre le palme dell'oasi. E invece la mattina successiva 23 ottobre, la furia dei turchi e la rabbia dei mehalla libici, inquadrati sotto la bandiera del Sultano, investono su due lati i trinceramenti tenuti dai bersaglieri a Sciara Sciat, nell'oasi fuori della città, ed è lo scempio: i soldati in grigioverde, che non riescono a ripiegare in tempo, sono massacrati dagli attaccanti e dalla gente dell'oasi che s'è sollevata: turchi e libici non fanno prigionieri, né tanto meno ne fa la folla; gl'italiani sono buttati a grappoli nei fossi, inchiodati agli alberi, accecati, squartati; solo il calar della sera interrompe la carneficina.

Il giorno dopo, vuoi per sopraffazioni ed errori compiuti dagl'italiani, vuoi per un sussulto d'indipendenza, vuoi per comunanza di fede con i turchi, lampi di ribellione si sprigionano anche a Tripoli: e il 26, infine, Nashet Bey e Suleiman el Baruni lanciano un altro massiccio attacco contro i reparti dell'840 Reggimento di fanteria, attestato tra Bu Meliana, Sidi Messri e l'altura di Henni. La cavalleria libica riesce a sfondare le linee difensive italiane e a impadronirsi della casa di Gemal Bey, un punto strategico; ma poi, per l'intervento di nuove forze grigioverdi appoggiate dall'artiglieria navale e terrestre, la situazione si capovolge, il comandante turco ordina il ripiegamento e, dopo aver infierito nel combattimento, gl'italiani avviano nell'oasi e in città repressioni e rappresaglie che destano l'indignazione degli osservatori stranieri più sensibili.

Marinetti, sull'onda del contrattacco italiano, giunge tra i primi nella riconquistata casa di Gemal Bey, E scriverà nei suoi appunti presi sul campo: «Vedo avanzarsi un artigliere i cui piedi affondano in una poltiglia di sabbia, di sangue e di bossoli di cartucce. Ridendo dagli occhi azzurri, egli balbetta con le mascelle squarciate: "Otto! Ne ho uccisi otto! " Ma nulla eguaglia la magnificenza epica di quel sergente che con la bocca imbavagliata di bende insanguinate alza le due mani verso di me, ad ogni momento, per indicarmi con le dieci dita aperte che ha ucciso dieci nemici ». Marinetti partecipa a sua volta al contrattacco, presto divenuto una rappresaglia. Dopo due mesi scrive, ancora a Pratella: «Ebbi anche il piacere di battermi molte volte, seguendo i plotoni perlustratori all'assalto delle case arabe nell'oasi».[4] Non basta, l'esaltazione della guerra pretende il disprezzo per la vita del nemico, che diventa un bersaglio da abbattere, null'altro: si compiace di un combattimento in cui «ebbi la gioia di vedere tre arabi cadere sotto i colpi della mia pistola Mauser».

Turchi e mehalla indietreggiano, ma il generale Caneva non li insegue; si attesta, si trincera, protegge con chilometri di cavalli di Frisia e chilometri di sacchetti l'insediamento italiano, gonfio ormai di 40.000 uomini. Il Governo lo sprona ma lui non si muove. Vittorio Emanuele III il 5 novembre firma il decreto in forza del quale Cirenaica e Tripolitania passano sotto la sovranità italiana. Sulla «quarta sponda» il pletorico corpo di spedizione attende che i tempi maturino ma tutto stagna. Marinetti non sopporta quella fiacca e una mattina annuncia: «Non ci sono più proiettili, non ci sono più camicie: io me ne vado». E torna in patria per scrivere La battaglia di Tripoli, il racconto sopra le righe dell'esperienza vissuta a Sidi Messri, Bu Meliana e Henni: ne stamperà 38.000 copie, e ne caverà decine e decine di declamazioni applaudite qui e là in Italia, dove già si comincia a cantare “Tripoli, bel suol d'amore”.

Nel frattempo lavora a un romanzo in versi violentemente anticattolico e antiaustriaco: Le monoplan du Pape (L'aeroplano del Papa, 1912) e cura un'antologia dei poeti futuristi. Ma in realtà i suoi sforzi di rinnovamento del linguaggio poetico lo lasciano ancora insoddisfatto, tanto che nella prefazione all'antologia lancia una nuova rivoluzione: è tempo di farla finita con la sintassi tradizionale, per passare alle Parole in libertà.

Parole in libertà e parole in guerra Modifica
Le parole in libertà sono una tecnica poetica espressiva del tutto nuova, in cui è distrutta la sintassi, abolita la punteggiatura e si ricorre anche ad artifici verbo-visivi. Diversi colleghi che avevano aderito al futurismo restano disorientati dalla nuova proposta di Marinetti[5]: è il caso di Aldo Palazzeschi e di Corrado Govoni, che di lì a poco abbandoneranno il movimento. Questi grandi talenti vengono rimpiazzati da altri nomi, meno celebri: a partire dal 1912 il Futurismo conosce il momento di massimo proselitismo, anche grazie al sostegno (per la verità piuttosto effimero) della rivista fiorentina Lacerba diretta da Giovanni Papini e Ardengo Soffici. In questo periodo Marinetti compone Zang Tumb Tumb, reportage della guerra bulgaro-turca redatto in parole in libertà. Nel 1914 compie anche un importante viaggio a Mosca e a Pietroburgo, dove farà la conoscenza dei futuristi russi. Questi ultimi, pur accogliendo Marinetti tra loro, solleveranno critiche sulla pratica delle parole in libertà e manterranno una certa distanza nei confronti del movimento artistico italiano.

Dopo l'attentato di Sarajevo, Marinetti non esita a schierarsi a favore dell'intervento contro l'Austria e la Germania: verrà arrestato per aver bruciato bandiere austriache in piazza del Duomo a Milano. Quando l'Italia entra in guerra, Marinetti si arruola volontario (prima in un battaglione di ciclisti volontari, poi negli Alpini). Ferito all'inguine, detta in convalescenza un manualetto che otterrà un inatteso successo: Come si seducono le donne. Torna quindi sul fronte, e partecipa sia alla rotta di Caporetto che alla trionfale avanzata di Vittorio Veneto, al volante di un autoblindo Lancia 1Z (esperienza poi narrata nel romanzo L'alcova d'acciaio).

Dal Futurismo al Fascismo Modifica
Terminata la guerra (con due medaglie al valore), Marinetti è convinto che sia giunto il momento di fare la rivoluzione. Deluso dalla "vittoria mutilata", partecipa per breve tempo all'impresa fiumana, ma è deluso da molti seguaci di D'Annunzio ed è invitato da quest'ultimo a lasciare la città.

Primo piano di Marinetti
In questo stesso periodo fonda il Partito Politico Futurista, che nel proprio programma contempla lo "svaticanamento dell'Italia" e il passaggio dalla monarchia alla repubblica (oltre alla distribuzione di terre ai combattenti, la lotta all'analfabetismo e il suffragio universale). Il 23 marzo 1919 Marinetti partecipa con Mussolini all'adunata di piazza San Sepolcro a Milano: da quel momento il Partito Politico Futurista confluisce nei Fasci di combattimento. Il 15 aprile, alla guida di un eterogeneo gruppo costituito da arditi, futuristi e fascisti si scontrò armi in pugno con i militanti anarchici e socialisti che in corteo cercavano di raggiungere piazza Duomo[6]. Nello scontro rimasero uccisi tre giovani operai. Subito dopo Marinetti partecipò attivamente all'assalto all'Avanti! che culminò con la distruzione della sede del quotidiano socialista.[7]

Marinetti tuttavia tiene a ribadire l'originalità del futurismo rispetto al fascismo, ed è scontento della svolta reazionaria impressa da Mussolini dopo la sconfitta elettorale del novembre 1919 (in seguito alla quale i due vengono arrestati con l'accusa di detenzione illegale di armi da fuoco: Mussolini esce subito, Marinetti dopo una ventina di giorni). In questo periodo redige diversi manifesti politici, tra cui il pamphlet Al di là del Comunismo; nel maggio del 1920 interviene al secondo congresso dei Fasci, insistendo sulla necessità di "svaticanare l'Italia", abolire la monarchia e "appoggiare gli scioperi giusti": ma ormai i fascisti stanno andando nella direzione opposta, e Marinetti decide di dimettersi. Il poeta inizia lentamente ma decisamente a divergere dal fascismo: se ne distaccherà prima della fine dell'anno per ritornare sui suoi passi quasi un lustro più tardi.

Ritorno alla poesia
Esaurita l'esperienza politica, Marinetti ritorna alla letteratura con alcune opere (Gli indomabili, Il tamburo di fuoco) meno sperimentali delle precedenti, ma che ottengono un discreto successo. A sostenerlo c'è la sua nuova compagna di vita, Benedetta Cappa, scrittrice e pittrice lei stessa. Durante una vacanza al mare, i due inventano una nuova forma d'arte tattile: il Tattilismo, concepito come un'evoluzione multi-sensoriale del Futurismo. Ma ancora una volta i colleghi futuristi restano interdetti. Anche a Parigi, Marinetti non è più accolto come la "caffeina d'Europa", portatrice di eccitanti novità: l'avanguardia che va per la maggiore è Dada, che si fa beffe dei futuristi-tattilisti e della loro pretesa di "moltiplicare la sensibilità umana".

Accademico d'Italia

In prima fila: Depero, Marinetti e Cangiullo nei loro panciotti futuristi. Fotografia scattata il 14 gennaio 1924, in occasione della replica dello spettacolo della Compagnia del Nuovo Teatro Futurista a Torino.
Deluso dall'accoglienza parigina, Marinetti si riaccosta al Fascismo e a Mussolini, che nel frattempo ha preso il potere. Il regime lo ripaga dedicandogli importanti onorificenze nazionali (1924) ed egli, a sua volta, firma il Manifesto degli intellettuali fascisti (1925). Come ambasciatore del regime, Marinetti viaggia in Sudamerica e in Spagna. Nel 1929 lo stesso Mussolini vorrà Marinetti nell'Accademia d'Italia appena fondata. Il fondatore del Futurismo è ormai diventato un difensore della letteratura e della lingua italiana contro l'"esterofilia" dilagante, con effetti surreali: come quando gli capita di pronunciare discorsi su Giacomo Leopardi "maestro d'ottimismo" o di decantare il Futurismo di Ludovico Ariosto.

Nel frattempo il futurismo si è trasformato da movimento di rottura in scuola poetica, coi suoi congressi, le sue dispute, i suoi generi codificati (le parole in libertà e l'aeropoesia), ecc. Ma le opere futuriste più interessanti del Ventennio restano quelle di Marinetti, che in lavori come Il fascino dell'Egitto o nel dramma Il suggeritore nudo, rivela la sua attenzione alle nuove poetiche italiane ed europee.

Del 1929 è la stesura del Manifesto dell'aeropittura futurista, ispiratogli dall'esperienza di un volo sul Golfo della Spezia e che sarà motivo ispiratore della nuova forma artistica.

Nel settembre 1930 Marinetti e Tato (Guglielmo Sansoni) organizzano il primo concorso fotografico nazionale, e fra il 1930 e il 1931 propongono il Manifesto della fotografia futurista.[8][9] Attento anche alle arti visive, nell'autunno del 1932 Marinetti indice per l'anno successivo il Premio di pittura Golfo della Spezia ispirato alle bellezze naturali del Golfo della Spezia; sullo stesso tema, dalle pagine del giornale La Terra dei Vivi diretto da Fillia, lancia una sfida a tutti i poeti italiani invitandoli a gareggiare con lui e il suo Aeropoema.

Il 27 gennaio 1934 pubblica il Manifesto dell'Architettura Aerea, redatto con Angiolo Mazzoni e Mino Somenzi, e, alla fine di quello stesso anno, presiede la Prima Mostra nazionale di plastica murale per l'edilizia fascista[10], organizzata a Genova da Enrico Prampolini, Fillia e F. Defilippis.

La sua posizione di Accademico gli consente alcune timide prese di posizione critiche nei confronti del regime: neI 1938 escono, sulla rivista futurista Artecrazia, alcuni articoli (probabilmente dettati o ispirati da Marinetti) contro l'antisemitismo e le leggi razziali.

Marinetti negli anni '30
Ancora in guerra
Malgrado la non più giovane età, Marinetti non rinuncia al fascino della guerra. Del resto, in un'intervista del 1926 a Vitaliano Brancati[11] aveva affermato che la guerra futura sarebbe stata combattuta dai vecchi, mentre i giovani sarebbero stati risparmiati per "la fecondazione della razza". Coerente coi suoi principi, Marinetti partecipa come volontario alla guerra di Etiopia (1936) e addirittura (a sessantasei anni) alla spedizione dell'ARMIR in Russia. Le esperienze su questi fronti sono raccontate ne Il poema africano della Divisione "28 ottobre" (1937) e nel romanzo postumo Originalità russa di masse distanze radiocuori.

L'esperienza russa si rivela però fatale. Tornato in Italia, stanco e malato, Marinetti detta ancora diverse opere a carattere memoriale, tra cui La grande Milano tradizionale e futurista, e aderisce alla Repubblica Sociale Italiana, che per certi versi rappresenta un ritorno agli ideali fascisti repubblicani del 1919.

Morte
Marinetti morì a Bellagio, nell'attuale Hotel Excelsior Splendide, sul Lago di Como, il 2 dicembre 1944, in seguito a una crisi cardiaca: aveva appena scritto il suo ultimo testo, Quarto d'ora di poesia della X Mas.

Targa sul palazzo in cui morì Marinetti a Bellagio
La notizia fece velocemente il giro del mondo. Il 3 dicembre anche il New York Times dedicò alla morte del Poeta un articolo ("Dr. F. T. Marinetti, Italian Author, 67; Early Associate of Mussolini, Also Known for Poems, Dies")[12]. Giunsero ad onorare le spoglie l'aeropoeta Paolo Buzzi e il compositore futurista Luigi Russolo. Lo scultore Spartaco Di Ciolo eseguì il calco funerario del volto del poeta. Il giorno dopo fu celebrato il funerale nella basilica di San Giacomo di Bellagio.

Il solenne funerale di Stato, voluto da Mussolini, fu celebrato a Milano il 5 dicembre nella chiesa di San Sepolcro, con grande partecipazione della cittadinanza: il poeta subito dopo venne sepolto al Cimitero Monumentale
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Nasceva  il 22 dicembre 1876 il poeta e scrittore Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del movimento futurista.

«Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano»

(Filippo Tommaso Marinetti, da Manifesto del Futurismo)

Filippo Tommaso Marinetti
Filippo Tommaso Marinetti (Alessandria dEgitto, 22 dicembre 1876 – Bellagio, 2 dicembre 1944) è stato un poeta, scrittore e drammaturgo italiano. È conosciuto soprattutto come il fondatore del movimento futurista, la prima avanguardia storica italiana del Novecento.

Biografia 
Infanzia e adolescenza 

Marinetti nei primi anni del secolo
Nacque ad Alessandria dEgitto da Enrico e da Amalia Grolli, conviventi. Il padre era un avvocato civilista originario di Voghera e si era trasferito in Egitto come impiegato degli uffici commerciali della Società del Canale di Suez; in seguito aveva aperto studi a Ramleh, al Cairo e a Khartum, divenendo inoltre legale personale del chedivè Tawfīq Pascià. Queste attività fruttarono alla famiglia un notevole patrimonio che, più tardi, servì a Filippo Tommaso per costruire la propria attività culturale e imprenditoriale. Contrapposta allesuberanza paterna era la figura della madre, pacata, dolce e comprensiva[1].

Difficile ricostruire linfanzia del Marinetti, poiché quanto tramandato dagli scritti autobiografici risulta spesso mitizzato e poco attendibile. Di certo, nel 1888 entrò nel collegio St. François-Xavier, retto dai gesuiti francesi[1]

Lamore per la letteratura emerge sin dagli anni del collegio: a 17 anni fonda la sua prima rivista scolastica, Papyrus; i gesuiti lo minacciano di espulsione per aver introdotto a scuola gli scandalosi romanzi di Émile Zola. È inviato così dalla famiglia a diplomarsi a Parigi, dove ottiene il Baccalaureato nel 1893. Si iscrive alla facoltà di legge di Pavia, insieme al fratello maggiore Leone.

La morte di questultimo, appena ventunenne, è il primo vero trauma della vita di Marinetti, che dopo aver conseguito la laurea (a Genova nel 1899), decide di abbandonare il diritto e assecondare la sua vocazione letteraria. Da questo momento non cesserà di scrivere in ogni campo della letteratura (poesia, narrativa, teatro, parole in libertà). Nel 1902 ha un altro grave lutto familiare: muore la madre, Amalia Grolli, che da sempre lo aveva incoraggiato a praticare larte della poesia.

Poeta liberty in lingua francese

Casa Marinetti, lapide di via Senato 2 a Milano, allepoca affacciata sul Naviglio.
Le sue prime poesie in lingua francese, pubblicate su riviste poetiche milanesi e parigine, vengono notate soprattutto in Francia, da poeti come Catulle Mendès e Gustave Kahn. In questo periodo Marinetti compone soprattutto versi liberi di stampo simbolista o liberty, che risentono dellinfluenza di Stéphane Mallarmé e soprattutto di Gabriele DAnnunzio.

I suoi rapporti con DAnnunzio sono sin dallinizio ambivalenti: nella scena parigina i due poeti italiani sono visti come rivali, ma il successo di DAnnunzio oscura quello del più giovane collega, che spesso anzi è consultato come fonte di prima mano di aneddoti sul Vate: diversi di questi aneddoti sono raccolti in due volumi, DAnnunzio intime e Les Dieux sen vont, DAnnunzio reste. La produzione di Marinetti si distingue da quella dannunziana per il particolare gusto per lorrido e il grottesco.

Tra il 1905 e il 1909 dirige (in un primo momento in collaborazione con Sem Benelli e Vitaliano Ponti) la rivista milanese Poesia, di cui è fondatore e principale finanziatore. Allinizio si tratta di una rivista eclettica, che ha il merito di proporre in Italia alcuni autori simbolisti (soprattutto francesi e belgi) ancora sconosciuti. Solo nel 1909 essa divenne il primo organo ufficiale di un nuovo movimento poetico: il Futurismo.

La nascita del Futurismo Modifica
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Manifesto del Futurismo.
Amante della velocità, nel 1908 Marinetti è stato ripescato in un fossato fuori Milano in seguito ad un banale incidente: per evitare due ciclisti era uscito di strada con la sua automobile, unIsotta Fraschini. Lepisodio venne trasfigurato nel Manifesto del Futurismo, composto nello stesso anno: Marinetti viene estratto dal fossato e si sente un uomo nuovo, deciso a liberarsi degli orpelli decadentisti e liberty, e che detta ai suoi compagni un programma fortemente rivoluzionario: occorre chiudere i ponti col passato, «distruggere i musei, le biblioteche, le accademie dogni specie» e cantare «le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa glorificare la guerra — sola igiene del mondo —, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore del libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna sottomessa e timorata[2].»

A fine gennaio 1909 Marinetti manda il Manifesto ai principali giornali italiani. La «Gazzetta dellEmilia» di Bologna lo pubblica il 5 febbraio[3]. Il 20 febbraio il Manifesto venne pubblicato sulla prima pagina del più prestigioso quotidiano francese, Le Figaro (pare che Marinetti sia riuscito a farlo pubblicare grazie allinteressamento di un vecchio amico egiziano del padre, azionista del quotidiano), conferendo al progetto marinettiano una risonanza europea.

Primi scandali e successi Modifica
Il Manifesto viene letto e dibattuto in tutta Europa, ma le prime opere futuriste di Marinetti non hanno la stessa fortuna. In aprile la prima del dramma satirico Le roi Bombance (Re Baldoria), composto nel 1905, viene sonoramente fischiata dal pubblico e da Marinetti stesso, che introduce così un altro degli elementi essenziali del Futurismo: la volontà dessere fischiati; lautore tuttavia affronterà successivamente a duello un recensore troppo severo.

Anche il dramma La donna è mobile (Poupées électriques), rappresentato a Torino non aveva ottenuto molto successo. Oggi lo si ricorda in una versione successiva, col titolo Elettricità sessuale, soprattutto per lapparizione in scena di automi umanoidi, dieci anni prima che il romanziere ceco Karel Čapek inventasse la parola robot.

Marinetti con alcune pubblicazioni futuriste
Nel 1910 il suo primo romanzo, Mafarka il futurista, viene assolto dallaccusa di oltraggio al pudore. Ma in quello stesso anno Marinetti trova alleati inattesi: tre giovani pittori (Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo) decidono di aderire al Movimento. Insieme a loro (e a poeti come Aldo Palazzeschi) Marinetti lancia le serate futuriste: spettacoli teatrali in cui i futuristi declamano i loro manifesti davanti a una folla che spesso accorre per il solo piacere di colpirli con ortaggi vari. Ma lhappening più riuscito del periodo è il lancio del Manifesto Contro Venezia passatista dal Campanile della Basilica di San Marco: nel volantino Marinetti propone di colmare i piccoli canali male odoranti con le macerie dei vecchi palazzi crollanti e lebbrosi per preparare la nascita di una Venezia industriale e militare che possa dominare il mare Adriatico, gran lago Italiano.

Inviato di guerra durante la guerra italo-turca, da sinistra Filippo Tommaso Marinetti, Ezio Maria Gray, Jean Carrere, Enrico Corradini e G. Castellini
Guerra in Libia (1911) Modifica
Il 29 settembre del 1911 le truppe italiane sbarcarono sulla Quarta Sponda, come si cominciò a chiamarla; lazione era nellaria da tempo con una motivazione politica, una ideale e unaltra - decisiva benché inconfessata — economica: il Banco di Roma aveva da anni forti interessi in terra libica e fu determinante nellazione del governo; era diffusa la convinzione che, se non lavesse fatto lItalia, qualche altra potenza avrebbe tolto quei possedimenti al cadente Impero ottomano. Quanto ai motivi politici e ideali, da anni lopinione pubblica nazionalista e borghese invocava la rinascita dopo i disastri coloniali di fine Ottocento.

Marinetti è il solo futurista a perorare la causa della guerra, anche se come al solito usa il plurale nelle dichiarazioni: «Orgogliosi di sentire uguale al nostro il fervore bellicoso che anima tutto il Paese, incitiamo il governo italiano, divenuto finalmente futurista, ad ingigantire tutte le ambizioni nazionali, disprezzando le stupide accuse di pirateria». Esorta i propri compagni a seguirlo su questa strada, ma linvitò a lasciare «da parte i versi, i pennelli, gli scalpelli e le orchestre» per andare a prendere ispirazione direttamente dalla guerra, poiché «son cominciate le rosse vacanze del genio».

Il poeta aveva chiesto di andare in Libia come giornalista, come inviato del giornale francese «LIntransigeant» di Leon Bailby del quale è anche socio. Ma le autorità, che avevano largheggiato in nulla osta con i rappresentanti dei fogli nazionali, gli avevano negato il permesso: lidea che i suoi articoli saltassero la censura italiana e apparissero in Francia, non persuadeva il Ministero dellInterno. E così proprio Marinetti, il promotore e la guida di una delle più riuscite manifestazioni svoltesi a Milano in favore della spedizione militare in Libia, aveva rischiato di restare sulla banchina palermitana. In extremis, era poi giunto un ordine telegrafico di Giolitti, sicché il poeta si era potuto imbarcare, con bersaglieri, carri, armi, cavalli e materiali vari, la mattina del 9 ottobre 1911. La guerra italo-turca per il dominio sulla Libia è in atto. Comandata dal vecchio ammiraglio Luigi Giuseppe Faravelli, che sè sentito male dopo le prime cannonate, la flotta ha messo a tacere in breve le artiglierie turche dei forti Hamidieh e Sultanieh, sulla costa tripolina. Del resto, non cera confronto tra i pezzi della «Napoli», della «Ferruccio», della «Varese», della «Roma» e delle altre corazzate italiane, e quelli di Nashet Bey, lufficiale turco che comanda la piazza di Tripoli. Gli uni sono cannoni da 90 o da 240 millimetri di calibro; gli altri sono cannoni da 305 o da 343. Perciò le navi italiane potevano colpire senza essere colpite. Tanto che i giornalisti, in vedetta dietro le murate, hanno stentato a scorgere le bianche colonne di spuma sollevate dai proiettili turchi che cadevano lontani.

Il 12 ottobre con Marinetti sbarcano sulla spiaggia di Tripoli, in un disastroso caos di uomini e di mezzi, parecchi altri giornalisti. E primancora di telegrafare all«Intransigeant», il poeta scrive a Balilla Pratella questa cartolina: «Carissimo, spero di tirare a qualche testa di turco. Ma sarà difficile. Ritornerò presto e riprenderemo tutto energicamente».[4] E in effetti, tranne che del colera, sul quale però la censura esige il silenzio, cè ben poco da raccontare ai giornali. Gli italiani costruiscono trinceramenti attorno alla città, la popolazione tripolina sembra accogliere con rassegnazione i nuovi padroni, i turchi paiono spariti oltre le palme delloasi. E invece la mattina successiva 23 ottobre, la furia dei turchi e la rabbia dei mehalla libici, inquadrati sotto la bandiera del Sultano, investono su due lati i trinceramenti tenuti dai bersaglieri a Sciara Sciat, nelloasi fuori della città, ed è lo scempio: i soldati in grigioverde, che non riescono a ripiegare in tempo, sono massacrati dagli attaccanti e dalla gente delloasi che sè sollevata: turchi e libici non fanno prigionieri, né tanto meno ne fa la folla; glitaliani sono buttati a grappoli nei fossi, inchiodati agli alberi, accecati, squartati; solo il calar della sera interrompe la carneficina.

Il giorno dopo, vuoi per sopraffazioni ed errori compiuti daglitaliani, vuoi per un sussulto dindipendenza, vuoi per comunanza di fede con i turchi, lampi di ribellione si sprigionano anche a Tripoli: e il 26, infine, Nashet Bey e Suleiman el Baruni lanciano un altro massiccio attacco contro i reparti dell840 Reggimento di fanteria, attestato tra Bu Meliana, Sidi Messri e laltura di Henni. La cavalleria libica riesce a sfondare le linee difensive italiane e a impadronirsi della casa di Gemal Bey, un punto strategico; ma poi, per lintervento di nuove forze grigioverdi appoggiate dallartiglieria navale e terrestre, la situazione si capovolge, il comandante turco ordina il ripiegamento e, dopo aver infierito nel combattimento, glitaliani avviano nelloasi e in città repressioni e rappresaglie che destano lindignazione degli osservatori stranieri più sensibili.

Marinetti, sullonda del contrattacco italiano, giunge tra i primi nella riconquistata casa di Gemal Bey, E scriverà nei suoi appunti presi sul campo: «Vedo avanzarsi un artigliere i cui piedi affondano in una poltiglia di sabbia, di sangue e di bossoli di cartucce. Ridendo dagli occhi azzurri, egli balbetta con le mascelle squarciate: Otto! Ne ho uccisi otto!  Ma nulla eguaglia la magnificenza epica di quel sergente che con la bocca imbavagliata di bende insanguinate alza le due mani verso di me, ad ogni momento, per indicarmi con le dieci dita aperte che ha ucciso dieci nemici ». Marinetti partecipa a sua volta al contrattacco, presto divenuto una rappresaglia. Dopo due mesi scrive, ancora a Pratella: «Ebbi anche il piacere di battermi molte volte, seguendo i plotoni perlustratori allassalto delle case arabe nelloasi».[4] Non basta, lesaltazione della guerra pretende il disprezzo per la vita del nemico, che diventa un bersaglio da abbattere, nullaltro: si compiace di un combattimento in cui «ebbi la gioia di vedere tre arabi cadere sotto i colpi della mia pistola Mauser».

Turchi e mehalla indietreggiano, ma il generale Caneva non li insegue; si attesta, si trincera, protegge con chilometri di cavalli di Frisia e chilometri di sacchetti linsediamento italiano, gonfio ormai di 40.000 uomini. Il Governo lo sprona ma lui non si muove. Vittorio Emanuele III il 5 novembre firma il decreto in forza del quale Cirenaica e Tripolitania passano sotto la sovranità italiana. Sulla «quarta sponda» il pletorico corpo di spedizione attende che i tempi maturino ma tutto stagna. Marinetti non sopporta quella fiacca e una mattina annuncia: «Non ci sono più proiettili, non ci sono più camicie: io me ne vado». E torna in patria per scrivere La battaglia di Tripoli, il racconto sopra le righe dellesperienza vissuta a Sidi Messri, Bu Meliana e Henni: ne stamperà 38.000 copie, e ne caverà decine e decine di declamazioni applaudite qui e là in Italia, dove già si comincia a cantare “Tripoli, bel suol damore”.

Nel frattempo lavora a un romanzo in versi violentemente anticattolico e antiaustriaco: Le monoplan du Pape (Laeroplano del Papa, 1912) e cura unantologia dei poeti futuristi. Ma in realtà i suoi sforzi di rinnovamento del linguaggio poetico lo lasciano ancora insoddisfatto, tanto che nella prefazione allantologia lancia una nuova rivoluzione: è tempo di farla finita con la sintassi tradizionale, per passare alle Parole in libertà.

Parole in libertà e parole in guerra Modifica
Le parole in libertà sono una tecnica poetica espressiva del tutto nuova, in cui è distrutta la sintassi, abolita la punteggiatura e si ricorre anche ad artifici verbo-visivi. Diversi colleghi che avevano aderito al futurismo restano disorientati dalla nuova proposta di Marinetti[5]: è il caso di Aldo Palazzeschi e di Corrado Govoni, che di lì a poco abbandoneranno il movimento. Questi grandi talenti vengono rimpiazzati da altri nomi, meno celebri: a partire dal 1912 il Futurismo conosce il momento di massimo proselitismo, anche grazie al sostegno (per la verità piuttosto effimero) della rivista fiorentina Lacerba diretta da Giovanni Papini e Ardengo Soffici. In questo periodo Marinetti compone Zang Tumb Tumb, reportage della guerra bulgaro-turca redatto in parole in libertà. Nel 1914 compie anche un importante viaggio a Mosca e a Pietroburgo, dove farà la conoscenza dei futuristi russi. Questi ultimi, pur accogliendo Marinetti tra loro, solleveranno critiche sulla pratica delle parole in libertà e manterranno una certa distanza nei confronti del movimento artistico italiano.

Dopo lattentato di Sarajevo, Marinetti non esita a schierarsi a favore dellintervento contro lAustria e la Germania: verrà arrestato per aver bruciato bandiere austriache in piazza del Duomo a Milano. Quando lItalia entra in guerra, Marinetti si arruola volontario (prima in un battaglione di ciclisti volontari, poi negli Alpini). Ferito allinguine, detta in convalescenza un manualetto che otterrà un inatteso successo: Come si seducono le donne. Torna quindi sul fronte, e partecipa sia alla rotta di Caporetto che alla trionfale avanzata di Vittorio Veneto, al volante di un autoblindo Lancia 1Z (esperienza poi narrata nel romanzo Lalcova dacciaio).

Dal Futurismo al Fascismo Modifica
Terminata la guerra (con due medaglie al valore), Marinetti è convinto che sia giunto il momento di fare la rivoluzione. Deluso dalla vittoria mutilata, partecipa per breve tempo allimpresa fiumana, ma è deluso da molti seguaci di DAnnunzio ed è invitato da questultimo a lasciare la città.

Primo piano di Marinetti
In questo stesso periodo fonda il Partito Politico Futurista, che nel proprio programma contempla lo svaticanamento dellItalia e il passaggio dalla monarchia alla repubblica (oltre alla distribuzione di terre ai combattenti, la lotta allanalfabetismo e il suffragio universale). Il 23 marzo 1919 Marinetti partecipa con Mussolini alladunata di piazza San Sepolcro a Milano: da quel momento il Partito Politico Futurista confluisce nei Fasci di combattimento. Il 15 aprile, alla guida di un eterogeneo gruppo costituito da arditi, futuristi e fascisti si scontrò armi in pugno con i militanti anarchici e socialisti che in corteo cercavano di raggiungere piazza Duomo[6]. Nello scontro rimasero uccisi tre giovani operai. Subito dopo Marinetti partecipò attivamente allassalto allAvanti! che culminò con la distruzione della sede del quotidiano socialista.[7]

Marinetti tuttavia tiene a ribadire loriginalità del futurismo rispetto al fascismo, ed è scontento della svolta reazionaria impressa da Mussolini dopo la sconfitta elettorale del novembre 1919 (in seguito alla quale i due vengono arrestati con laccusa di detenzione illegale di armi da fuoco: Mussolini esce subito, Marinetti dopo una ventina di giorni). In questo periodo redige diversi manifesti politici, tra cui il pamphlet Al di là del Comunismo; nel maggio del 1920 interviene al secondo congresso dei Fasci, insistendo sulla necessità di svaticanare lItalia, abolire la monarchia e appoggiare gli scioperi giusti: ma ormai i fascisti stanno andando nella direzione opposta, e Marinetti decide di dimettersi. Il poeta inizia lentamente ma decisamente a divergere dal fascismo: se ne distaccherà prima della fine dellanno per ritornare sui suoi passi quasi un lustro più tardi.

Ritorno alla poesia 
Esaurita lesperienza politica, Marinetti ritorna alla letteratura con alcune opere (Gli indomabili, Il tamburo di fuoco) meno sperimentali delle precedenti, ma che ottengono un discreto successo. A sostenerlo cè la sua nuova compagna di vita, Benedetta Cappa, scrittrice e pittrice lei stessa. Durante una vacanza al mare, i due inventano una nuova forma darte tattile: il Tattilismo, concepito come unevoluzione multi-sensoriale del Futurismo. Ma ancora una volta i colleghi futuristi restano interdetti. Anche a Parigi, Marinetti non è più accolto come la caffeina dEuropa, portatrice di eccitanti novità: lavanguardia che va per la maggiore è Dada, che si fa beffe dei futuristi-tattilisti e della loro pretesa di moltiplicare la sensibilità umana.

Accademico dItalia

In prima fila: Depero, Marinetti e Cangiullo nei loro panciotti futuristi. Fotografia scattata il 14 gennaio 1924, in occasione della replica dello spettacolo della Compagnia del Nuovo Teatro Futurista a Torino.
Deluso dallaccoglienza parigina, Marinetti si riaccosta al Fascismo e a Mussolini, che nel frattempo ha preso il potere. Il regime lo ripaga dedicandogli importanti onorificenze nazionali (1924) ed egli, a sua volta, firma il Manifesto degli intellettuali fascisti (1925). Come ambasciatore del regime, Marinetti viaggia in Sudamerica e in Spagna. Nel 1929 lo stesso Mussolini vorrà Marinetti nellAccademia dItalia appena fondata. Il fondatore del Futurismo è ormai diventato un difensore della letteratura e della lingua italiana contro lesterofilia dilagante, con effetti surreali: come quando gli capita di pronunciare discorsi su Giacomo Leopardi maestro dottimismo o di decantare il Futurismo di Ludovico Ariosto.

Nel frattempo il futurismo si è trasformato da movimento di rottura in scuola poetica, coi suoi congressi, le sue dispute, i suoi generi codificati (le parole in libertà e laeropoesia), ecc. Ma le opere futuriste più interessanti del Ventennio restano quelle di Marinetti, che in lavori come Il fascino dellEgitto o nel dramma Il suggeritore nudo, rivela la sua attenzione alle nuove poetiche italiane ed europee.

Del 1929 è la stesura del Manifesto dellaeropittura futurista, ispiratogli dallesperienza di un volo sul Golfo della Spezia e che sarà motivo ispiratore della nuova forma artistica.

Nel settembre 1930 Marinetti e Tato (Guglielmo Sansoni) organizzano il primo concorso fotografico nazionale, e fra il 1930 e il 1931 propongono il Manifesto della fotografia futurista.[8][9] Attento anche alle arti visive, nellautunno del 1932 Marinetti indice per lanno successivo il Premio di pittura Golfo della Spezia ispirato alle bellezze naturali del Golfo della Spezia; sullo stesso tema, dalle pagine del giornale La Terra dei Vivi diretto da Fillia, lancia una sfida a tutti i poeti italiani invitandoli a gareggiare con lui e il suo Aeropoema.

Il 27 gennaio 1934 pubblica il Manifesto dellArchitettura Aerea, redatto con Angiolo Mazzoni e Mino Somenzi, e, alla fine di quello stesso anno, presiede la Prima Mostra nazionale di plastica murale per ledilizia fascista[10], organizzata a Genova da Enrico Prampolini, Fillia e F. Defilippis.

La sua posizione di Accademico gli consente alcune timide prese di posizione critiche nei confronti del regime: neI 1938 escono, sulla rivista futurista Artecrazia, alcuni articoli (probabilmente dettati o ispirati da Marinetti) contro lantisemitismo e le leggi razziali.

Marinetti negli anni 30
Ancora in guerra 
Malgrado la non più giovane età, Marinetti non rinuncia al fascino della guerra. Del resto, in unintervista del 1926 a Vitaliano Brancati[11] aveva affermato che la guerra futura sarebbe stata combattuta dai vecchi, mentre i giovani sarebbero stati risparmiati per la fecondazione della razza. Coerente coi suoi principi, Marinetti partecipa come volontario alla guerra di Etiopia (1936) e addirittura (a sessantasei anni) alla spedizione dellARMIR in Russia. Le esperienze su questi fronti sono raccontate ne Il poema africano della Divisione 28 ottobre (1937) e nel romanzo postumo Originalità russa di masse distanze radiocuori.

Lesperienza russa si rivela però fatale. Tornato in Italia, stanco e malato, Marinetti detta ancora diverse opere a carattere memoriale, tra cui La grande Milano tradizionale e futurista, e aderisce alla Repubblica Sociale Italiana, che per certi versi rappresenta un ritorno agli ideali fascisti repubblicani del 1919.

Morte 
Marinetti morì a Bellagio, nellattuale Hotel Excelsior Splendide, sul Lago di Como, il 2 dicembre 1944, in seguito a una crisi cardiaca: aveva appena scritto il suo ultimo testo, Quarto dora di poesia della X Mas.

Targa sul palazzo in cui morì Marinetti a Bellagio
La notizia fece velocemente il giro del mondo. Il 3 dicembre anche il New York Times dedicò alla morte del Poeta un articolo (Dr. F. T. Marinetti, Italian Author, 67; Early Associate of Mussolini, Also Known for Poems, Dies)[12]. Giunsero ad onorare le spoglie laeropoeta Paolo Buzzi e il compositore futurista Luigi Russolo. Lo scultore Spartaco Di Ciolo eseguì il calco funerario del volto del poeta. Il giorno dopo fu celebrato il funerale nella basilica di San Giacomo di Bellagio.

Il solenne funerale di Stato, voluto da Mussolini, fu celebrato a Milano il 5 dicembre nella chiesa di San Sepolcro, con grande partecipazione della cittadinanza: il poeta subito dopo venne sepolto al Cimitero Monumentale

20 Dicembre, 2019

Com'era e com'è oggi la Fondazione Tatarella dopo sei anni di catalogazioni di libri, riviste, giornali, documenti che ancora oggi continuano per rendere questo spazio maggiormente fruibile a tutti 📚📓 ... Mostra tuttoMostra meno

20 Dicembre, 2019

Esprimiamo solidarietà al caffè letterario del Libro Possibile di #Polignano colpito da un vile atto vandalico questa notte.

"Fa male pensare che a Polignano, paese in cui ogni anno, da 19 anni, organizziamo un festival che anima di cultura, di idee e di turismo il paese, qualcuno ci voglia così male. Fa male pensare che venga colpita l'unica libreria di Polignano, perché come ebbe a dire Gabrielle Zevin

"Una città senza libreria è un luogo senza cuore".
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Esprimiamo solidarietà al caffè letterario del Libro Possibile di #Polignano colpito da un vile atto vandalico questa notte. 

Fa male pensare che a Polignano, paese in cui ogni anno, da 19 anni, organizziamo un festival che anima di cultura, di idee e di turismo il paese, qualcuno ci voglia così male. Fa male pensare che venga colpita lunica libreria di Polignano, perché come ebbe a dire Gabrielle Zevin 

Una città senza libreria è un luogo senza cuore.

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Rabbia e tristezza mi prende nel leggere di questi attacchi violenti alla cultura, al senso civico, al lavoro ed impegno altrui. Un gesto inqualificabile e, per certi versi, preoccupante. Massima solidarietà con le vittime di un simile oltraggio💪

Esprimo la ma solidarietà per i gestori della libreria che vedono il loro lavoro distrutto da vandali ignoranti e violenti

19 Dicembre, 2019

Pronti ad accogliervi per la festa degli auguri e della solidarietà 2019 ❤️🎁🎁🎁🎁🎁🎁🎁🎁🎅🎄💝 ... Mostra tuttoMostra meno

Pronti ad accogliervi per la festa degli auguri e della solidarietà 2019 ❤️🎁🎁🎁🎁🎁🎁🎁🎁🎅🎄💝

19 Dicembre, 2019

Rai Storia ricorda Ezra Pound: la tv pubblica rende omaggio a un grande poeta scomodo.

Ezra Pound approda a Rai Storia. La testata culturale del servizio pubblico radiotelevisivo dedicherà infatti una puntata, dal titolo Ez for Prez. Storia di Ezra Pound, al grande poeta americano, morto a Venezia il 1° novembre del 1972 all’età di 87 anni. Iniziatore di movimenti d’avanguardia come l’Imagismo ed il Vorticismo, Pound lascerà un segno incancellabile nella cultura inglese, come ha fatto Einstein per la fisica. Il documentario di Bruno Testori, con la consulenza storica del professor Francesco Perfetti e quella letteraria del professor Massimo Bacigalupo su Rai Paly

Storia di Ezra Pound - Video - RaiPlay www.raiplay.it/video/2019/12/ez-for-prez-storia-di-ezra-pound-afb73006-362e-422a-b21c-e5fe9f0c6f1....

Nel 1908 Pound approda a Venezia per fare una vita da poeta e prende le distanze dalle sue radici, dove nessuno è in grado di insegnargli a scrivere.

Sceglie l’Europa quale terra fertile di cultura e tradizioni. Da Venezia Pound si trasferisce a Londra, dove tiene conferenze. In una di queste conobbe la futura suocera, Olivia Shakespear. Che diventa il trampolino peri suo ingresso nel mondo letterario londinese. A Parigi, invece, Pound incontra Gertrud Stein e insieme sostengono un discepolo d’eccezione come Ernest Hemingway. Dalla Francia il poeta torna in Italia. Destinazione Rapallo. Ma Pound è anche un poeta scomodo per la sua vicinanza a Mussolini. Il suo interesse per il fascismo data sin dalla Marcia su Roma. «L’unica volta che ha incontrato il Duce – racconta la figlia Mary – non è stato grazie a intrallazzi, ma perché era curioso».

Il rapporto con Mussolini
Dopo la guerra dell’Italia all’Etiopia, Pound scrive a Mussolini chiedendo di essere ricevuto. Ma senza successo. Decide allora di aggirare la segreteria con una lettera indirizzata direttamente al Fondatore dell’impero. Ma neppure questa lettera sortisce l’effetto sperato. Allo scoppio del conflitto mondiale, per contrastarlo, Pound propone al Minculpop L’ora dell’America, una trasmissione radiofonica che «dica la verità sul ruolo delle banche e della finanza, responsabili di una congiura anglo-americana, contro l’Italia e contro l’Asse».

Pound fu rinchiuso dai connazionali americani in una gabbia
L’ultima trasmissione va in onda il 25 luglio 1943, il giorno della caduta del regime. Dopo l’8 settembre Pound viene contattato dagli esponenti della neonata Rsi, cui aderirà. Nel 1945, viene arrestato per tradimento e recluso a Metato. Gli americani lo chiudono in una vera e propria gabbia. Resta lì fino a quando non lo trasferiscono in una tenda dell’infermeria. Qui scrive i Canti Pisani. Gli americani vogliono però processarlo in patria. Non sarà giudicato grazie ad una perizia psichiatrica che ne certifica una sua grave forma di instabilità mentale. Resterà tredici anni in un manicomio. Sarà liberato solo nel 1958, a seguito di una petizione internazionale di intellettuali. Pound raggiunge la figlia in Alto Adige. Torna anche a Venezia, dove lo intervista Pier Paolo Pasolini.
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Rai Storia ricorda Ezra Pound: la tv pubblica rende omaggio a un grande poeta scomodo.

Ezra Pound approda a Rai Storia. La testata culturale del servizio pubblico radiotelevisivo dedicherà infatti una puntata, dal titolo Ez for Prez. Storia di Ezra Pound, al grande poeta americano, morto a Venezia il 1° novembre del 1972 all’età di 87 anni. Iniziatore di movimenti d’avanguardia come l’Imagismo ed il Vorticismo, Pound lascerà un segno incancellabile nella cultura inglese, come ha fatto Einstein per la fisica. Il documentario di Bruno Testori, con la consulenza storica del professor Francesco Perfetti e quella letteraria del professor Massimo Bacigalupo su Rai Paly 

Storia di Ezra Pound - Video - RaiPlay https://www.raiplay.it/video/2019/12/ez-for-prez-storia-di-ezra-pound-afb73006-362e-422a-b21c-e5fe9f0c6f14.html?wt_mc=2.www.tw.raiplay.

Nel 1908 Pound approda a Venezia per fare una vita da poeta e prende le distanze dalle sue radici, dove nessuno è in grado di insegnargli a scrivere.

Sceglie l’Europa quale terra fertile di cultura e tradizioni.  Da Venezia Pound si trasferisce a Londra, dove tiene conferenze. In una di queste conobbe la futura suocera, Olivia Shakespear. Che diventa il trampolino peri suo ingresso nel mondo letterario londinese. A Parigi, invece, Pound incontra Gertrud Stein e insieme sostengono un discepolo d’eccezione come Ernest Hemingway. Dalla Francia il poeta torna in Italia. Destinazione Rapallo. Ma Pound è anche un poeta scomodo per la sua vicinanza a Mussolini. Il suo interesse per il fascismo data sin dalla Marcia su Roma. «L’unica volta che ha incontrato il Duce – racconta la figlia Mary – non è stato grazie a intrallazzi, ma perché era curioso».

Il rapporto con Mussolini
Dopo la guerra dell’Italia all’Etiopia, Pound scrive a Mussolini chiedendo di essere ricevuto. Ma senza successo.  Decide allora di aggirare la segreteria con una lettera indirizzata direttamente al Fondatore dell’impero. Ma neppure questa lettera sortisce l’effetto sperato. Allo scoppio del conflitto mondiale, per contrastarlo, Pound propone al Minculpop L’ora dell’America, una trasmissione radiofonica che «dica la verità sul ruolo delle banche e della finanza, responsabili di una congiura anglo-americana, contro l’Italia e contro l’Asse».

Pound fu rinchiuso dai connazionali americani in una gabbia
L’ultima trasmissione va in onda il 25 luglio 1943, il giorno della caduta del regime. Dopo l’8 settembre Pound viene contattato dagli esponenti della neonata Rsi, cui aderirà. Nel 1945, viene arrestato per tradimento e recluso a Metato. Gli americani lo chiudono in una vera e propria gabbia. Resta lì fino a quando non lo trasferiscono in una tenda dell’infermeria. Qui scrive i Canti Pisani. Gli americani vogliono però processarlo in patria. Non sarà giudicato grazie ad una perizia psichiatrica che ne certifica una sua grave forma di instabilità mentale. Resterà tredici anni in un manicomio. Sarà liberato solo nel 1958, a seguito di una petizione internazionale di intellettuali. Pound raggiunge la figlia in Alto Adige. Torna anche a Venezia, dove lo intervista Pier Paolo Pasolini.

19 Dicembre, 2019

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19 Dicembre, 2019

🇮🇹 PIU' STORIA AL TUO FUTURO 🇮🇹
E' on line il nuovo sito della Fondazione Tatarella.
www.fondazionegiuseppetatarella.it
Nuova veste grafica realizzata da Promostudio360.
Piú news e piú documenti per raccontare una storia che continua 🔥
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18 Dicembre, 2019

Il libro richiesto oggi alla Biblioteca della Fondazione Tatarella da un nuovo frequentatore 📚.

Gente di Dublino (Dubliners) è una raccolta di quindici racconti scritta da James Joyce (con lo pseudonimo di Stephen Daedalus), pubblicata originariamente da Grant Richards nel 1914, dopo essere stata rifiutata diciotto volte da quindici diverse case editrici.[1][2] Richards accettò la raccolta di dodici short stories già nel febbraio 1905, ma a causa delle sue obiezioni sul linguaggio nel racconto Two Gallants, e di quelle dello stampatore, la pubblicazione fu rifiutata. Infatti, Joyce, pur lamentandosi, ma accettando alcuni cambiamenti, fece saltare l'accordo. Il libro subì la bocciatura, negli anni, di altri editori. Nel 1909, Maunsel di Dublino accettò di stampare mille copie, ma la tiratura fu bruciata dallo stampatore.

Indice
1 Descrizione
2 Stile
3 Temi
4 Traduzioni italiane
5 Trasposizione cinematografica
6 Racconti
7 Edizioni italiane
8 Note
9 Bibliografia
10 Altri progetti
11 Collegamenti esterni
Descrizione

Ritratto di Joyce
All'inizio del 1914, Joyce richiamò Richards che, infine, pubblicò milleduecentocinquanta copie. Come condizione contrattuale, Joyce non ricevette anticipi o royalties sulle prime cinquecento copie e fu costretto ad acquistarne centoventi. Settecentoquarantasei copie furono allestite da Richards e cinquecentoquattro spedite negli Stati Uniti[3]. La maggior parte dei racconti viene scritta da Joyce fra il 1904 e il 1905, nel 1906 vengono aggiunti I due galanti e Una piccola nube, mentre il racconto più famoso, I morti, è del 1907.

I protagonisti del libro sono persone di Dublino, di cui vengono narrate le storie di vita quotidiana. A dispetto della banalità del soggetto, il libro vuole focalizzare la propria attenzione su due aspetti, comuni a tutti i racconti: la paralisi[4] e la fuga.[5] La prima è principalmente una paralisi morale, causata dalla politica e dalla religione dell'epoca. La fuga è conseguenza della paralisi, nel momento in cui i protagonisti comprendono la propria condizione. La fuga, tuttavia, è destinata a fallire sempre. Le storie inoltre seguono una sequenza tematica e possono essere suddivise in quattro sezioni, ciascuna delle quali rappresenta una fase della vita: l'infanzia (Le sorelle, Un incontro, Arabia); l'adolescenza (Eveline, Dopo la corsa, I due galanti, Pensione di famiglia); la maturità (Una piccola nube, Rivalsa, Polvere, Un caso pietoso); la vita pubblica (Il giorno dell'Edera, Una madre, La grazia).[4][5] Alla fine è presente un epilogo, I morti, dal quale è stato tratto un film per la regia di John Huston nel 1987.

Stile
Lo stile di Gente di Dublino è realistico[5]: la descrizione dei paesaggi naturali è concisa ma dettagliata; è presente un'abbondanza di dettagli, anche non essenziali, che non hanno propriamente uno scopo descrittivo ma spesso un significato più profondo. Per esempio l'accurata descrizione della casa del prete in Le sorelle è simbolo dell'incapacità sia fisica che morale di padre Flynn. Questo vuol dire che, come in Gustave Flaubert o Émile Zola, realismo e naturalismo sono combinati con tratti simbolistici, e ciò si nota non solo nel fatto che i dettagli esterni hanno spesso un doppio significato, ma anche dall'uso dell'epifania[5]: una tecnica di Joyce in cui un insignificante particolare o un gesto, o perfino una situazione banale portano un personaggio ad una visione spirituale con cui comprende se stesso e ciò che lo circonda. Joyce pensava che la sua funzione come scrittore fosse quella di portare il lettore oltre i soliti aspetti della vita, e mostrarne il loro significato profondo, quindi spesso l'epifania è la chiave della storia stessa: alcuni episodi descritti, apparentemente non influenti o importanti, sono essenziali nella vita del protagonista e sono un emblema del loro contesto sociale e storico.

Joyce abbandona la tecnica del narratore onnisciente e non usa mai un singolo punto di vista: ce ne sono tanti quanti sono i personaggi. Inoltre usa spesso il "discorso diretto" anche per i pensieri dei personaggi, in questo modo, presentandoli senza l'interferenza del narratore, permette al lettore una conoscenza diretta del personaggio.

Temi
In Gente di Dublino Joyce vuole mostrare la caduta dei valori morali, legati alla religione, alla politica e alla cultura di Dublino. Tutti gli abitanti di Dublino sono "spiritualmente deboli", hanno paura degli altri abitanti e sono in qualche modo schiavi della loro cultura, della loro vita familiare e politica ma soprattutto della loro vita religiosa. In realtà, ciò che Joyce tiene a mostrare non è tanto questa situazione di debolezza, quanto il modo in cui questa si riveli alle "vittime" di questa "paralisi" morale (Joyce ne parla come "Paralysis"). Quindi diventare consapevoli di questa situazione è proprio il punto di svolta di ogni storia: conoscere se stessi è alla base della morale, se non la morale stessa. Ad ogni modo, pur se l'obiettivo di Joyce sembra prevalentemente morale, Joyce non si comporta mai come un educatore dando istruzioni su come superare questa situazione, anzi il tema principale dell'opera è l'impossibilità di uscire da questa condizione di "paralisi". Ergo la "fuga" da questa situazione e il conseguente fallimento di questa fuga è un altro tema dell'opera.

Traduzioni italiane
La prima edizione dell'intera raccolta in italiano si deve alla Dall'Oglio che nella collana "I corvi", serie scarlatta n. 5, la fa uscire nel 1933 a cura di Annie e Adriano Lami. Diversi anni dopo Einaudi pubblica ne "I coralli" la traduzione di Franca Cancogni (anche in tutte le ristampe e in collane successive). Questa traduzione passa anche nelle stampe della Mondadori, almeno fino al 1987, quando viene sostituita dalla traduzione di Attilio Brilli. La traduzione di Margherita Ghirardi Minoja per la "BUR" di Rizzoli esce nel 1961 (al n. 1701-1703 della prima serie, con il titolo Dublinesi); in edizioni successive prende il titolo più noto e si avvale di introduzione e note di Attilio Brilli. Nel 1968 esce la traduzione di Maria Pia Balboni per la Fabbri, poi passata anche alla Gulliver (nel 1986 e nel 1995) e alla Bompiani (nei "Tascabili", solo nel 1988). Anche alcune ristampe Fabbri si avvalgono di note del Brilli. Nel 1974 la Newton Compton pubblica la traduzione di Marina Emo Capodilista, ripresa in diverse collane (anche con Ritratto dell'artista da giovane e con una introduzione che parla di questo romanzo di Mario Praz).

Nel 1976 esce la traduzione presso la collana "I grandi libri" n. 147 di Garzanti di Marco Papi, poi rivista da Emilio Tadini e con introduzione di Nemi D'Agostino (dal 1989). Questa stessa traduzione esce anche a cura di Aldo Tropea presso La Nuova Italia nel 1989. Anche la Gherardo Casini di Roma pubblica una nuova traduzione nel 1988, a cura di Massimo Marani, in un volume della serie "I grandi maestri" che contiene anche Ritratto dell'artista da giovane. Nel 1993 e nel 1995 escono due edizioni presso la Demetra di Bussolengo con introduzione e traduzione di Francesco Franconeri e il sottotitolo non joyciano di Passioni e storie di gente comune. Nel 1994 anche Feltrinelli esce con una nuova traduzione, affidata a Daniele Benati che vi mette anche, a modo di introduzione, un breve saggio di Italo Svevo, nella collana di tascabili "Universale Economica" (al n. 2107). Anche la Guaraldi nel 1995 pubblica una nuova traduzione (di Gian Luca Guerneri).

Nel 2018 Bompiani pubblica l'opera per la prima volta come "I dublinesi", traduzione più fedele del titolo originale.
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